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Le lapidi del cimitero di Cadegliano

Le antiche lapidi affisse sui muri perimetrali del cimitero di Cadegliano, Varese, raccontano in modo semplice una storia molto più complessa che resiste comunque agli sfregi del tempo

I muri perimetrali del cimitero di Cadegliano Viconago, Varese, sono costellati da antiche lapidi ove furono incise dai valenti scalpellini locali i brevi racconti e lamenti di chi aveva perduto i suoi cari. Tra di esse ne ho scelto due che evocano paesi lontani, luoghi di migrazione che fanno parte della memoria collettiva del paese e hanno propaggini nella sua storia attuale attraverso le ville, le case e le terre acquisite con il frutto del lavoro all’estero.

Lapide di Giuseppe Antonio Pellini :

PREGATE IL PREMIO DEI BUONI  ALL’ANIMA DI  GIUSEPPE ANTONIO PELLINI FU ORAZIO, OTTIMO, PIO, GENEROSO, PRECEDUTO ALL’ETERNA REQUIE DALL’UNICA SUA BAMBINA DILETTISSIMA ANGIOLETTA DI TRE MESI RAPITO AL CALDO AMORE DALLA VEDOVA CHE GLI FECE PORRE QUESTA MEMORIA ED AL DESIO DEI PARENTI A 9 LUGLIO 1854.

NELLA FRESCA ETA’ DI SEI LUSTRI E EMEZZO IL CORSO DI SUA FORTUNA CHIAMATO AL SUO GENIO ALLE FERROVIE DI MORAVIA, UNGHERIA E SEMMERING VI OTTENNE GIUSTI ENCOMI  DALLA DIREZIONE PUBBLICHE COSTRUZIONI

SALVE O MIO DILETTO, LA PACE DE’ BEATI SIA MERCEDE ALLE TUE RARE VIRTU’

Sulla base è inciso : STRADA DI FERRO DEL SEMMERING  - VIADOTTO VALLE COLDERINA

La ferrovia del Semmering,  che unisce le città austriache di Gloggnitz e Murzzuschslag, fu costruita tra il 1848 e il 1854. Si snoda lungo 41 chilometri di terreno montagnose ed è considerata una delle prime imprese dell’ingegneria ferroviaria. Infatti, lo standard elevato delle gallerie e dei ponti ne ha consentito l’utilizzo ininterrotto sino ai nostri giorni. L’opera fu condotta a termine con il lavoro di oltre ventimila operai. Come si nota il Pellini lavorò pure in Moravia e in Ungheria allora parte dell’Impero Austro-Ungarico.

Poco lontano un’altra lapide, quella di Santino Pellini

RICORDATE IL CARO NOME DI SANTINO PELLINI TIMORATO E LABORIOSO DABBENE CHE A VENT’ANNI  DA LONTANI PAESI OVE INIZIAVA LA CARRIERA DI IMPRENDITORE PERDUTO IL PADRE RIMPATRIAVA PER INDIRIZZARE LA BENE I MINORI FRATELLI E A SOLI 49 ANNI LASCIAVA ALA TERRA AFFIDANDO AL SIGNORE LA SPOSA E L’UNICA FIGLIA.  13 APRILE 1872

Questa era la famiglia di allora che imponeva soprattutto il sacrificio. Andare lontano a lavorare appena possibile e, in questo caso, ritornare  prendere le redini della famiglia stessa orba del capofamiglia. Non viene indicata la regione di emigrazione di Pellini, ma allora, prima ancora dell’unità d’Italia, si andava in Europa, soprattutto a costruire case e ferrovie.

Piccola Antologia di Spoon River della Valle Marchirolo. Un cimitero affacciato sul lago di Lugano, dove la strada portava sempre oltreconfine.

 

Ernesto Milani

Ernesto.milani@gmail.com

7 settembre 2011

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Editoriale

Giovani italiani all’estero: rientro, popolamento e solidarietà

Workshop organizzato per mettere a punto le proposte emerse nel seminario organizzato l’11 ottobre u.s., presentato a sua volta dal giornalista Luciano Ghelfi e introdotto dallo storico Emilio Franzina, moderato in entrambe le occasioni da Gianni Lattanzio, ha visto entrambe le volte la partecipazione di consiglieri del CGIE, esponenti politici quali i deputati Fucsia Fritzgerald Nissoli (FI) Gianni Marilotti (5 Stelle) e Massimo Ungaro (PD) e poi Simone Billi, Presidente del Comitato per gli Italiani all’Estero della Camera dei Deputati (Lega) e la Senatrice Laura Garavini (PD), quindi esperti come Toni Ricciardi (Università di GINEVRA), Maddalena Tirabassi (Direttrice Centro Altreitalie sulle Migrazioni Italiane, Globus et Locus) Riccardo Giumelli (Università di Verona), Delfina Licata (Fondazione Migrantes) e Franco Pittau (Centro Studi Idos). Le conclusioni del workshop sono state affidate al Dir. Gen. per gli Italiani all’Estero e Politiche Migratorie del MAECI, Amb. Luigi Maria Vignali, e all’On. Fabio Porta, del coordinamento del Comitato. continua>>
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