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Perdo i pezzi (seconda parte)

È l’ultima opera del cantautore ticinese Davide Buzzi. Impegnato e teso, con caparbietà «lombarda», a seguire una sua linea artistica e umana, dove musica e testi formano storie che spesso ci toccano da vicino. Egli vive nella Valle di Blenio, un’area che conosce, da secoli, l’emigrazione.

8 domande a Davide Buzzi: un’intervista che presenta idee e personalità di un cantautore ticinese impegnato a presentare un universo di musica e parole.

 

Domanda: Davide, tu sei di origini svizzere, eppure scrivi e canti in italiano e in dialetto lombardo…

Davide: Vedi, io sono nato e cresciuto in Valle di Blenio, nel Cantone Ticino. In Ticino si parla dialetto e italiano e la nostra regione è praticamente incastrata all’interno della Lombardia. Siamo Svizzeri a tutti gli effetti, ma parliamo l’italiano. Poi bisogna considerare che in Svizzera le lingue nazionali ufficiali sono 4: tedesco, francese, italiano e romancio. Io, viste le mie origini italofone, ho sempre difeso la mia cultura latina e non ho mai voluto cedere alle influenze esterne che impongono l’inglese come idioma «mantello». Inoltre ho sempre rivolto la mia carriera artistica verso l’Italia, anche se in questi ultimi anni ho sviluppato molti contatti internazionali e ho iniziato a scrivere anche per artisti australiani, svedesi, americani...

 

Domanda: Il tuo sogno è quello di salire sul palco del Festival di Sanremo. Ma come svizzero, allo stato del regolamento attuale, questa possibilità ti sarebbe esclusa…

Davide: Sanremo è una manifestazione sempre criticata da artisti e stampa. Eppure è innegabile che si tratti di una grande vetrina, la più importante nel panorama della musica italiana. Logico, quindi, che quasi tutti vogliano calcare questo palco prestigioso ma anche spietato, che nello spazio di poche ore può decretare il successo o la fine di un artista. È vero, sogno Sanremo da sempre, mi piacerebbe partecipare a un Festival e ritengo ingiusto che un artista non italiano non possa concorrere.

Per me, però, questo problema non si porrebbe perché da molti anni sono in possesso pure della nazionalità italiana. Almeno da questo lato Sanremo sarebbe possibile, dobbiamo solo trovare chi vuole scommettere sul mio personaggio…

 

Domanda: Il tuo nuovo CD si intitola «Perdo i pezzi». Un lavoro tipicamente cantautorale ma dai toni e dalle sonorità molto rock. Perché questo titolo?

Davide: «Perdo i pezzi» è ispirato a numerosi fattori, non esclusa la situazione mondiale attuale, un Mondo che sta perdendo i pezzi a tutti gli effetti. Inoltre gli argomenti trattati nelle canzoni di questo album vogliono far riflettere su molti aspetti della vita quotidiana, a volte in modo serio, a volte con toni più liberi e scherzosi. In più Buzzi fa rima con… pezzi. O no?

 

Domanda: C’è una canzone in questo CD che curiosamente si intitola «Ufficio ogetti smarriti», con «oggetti» senza una «g». Perché?

Davide: «Ufficio ogetti smarriti» è nata con le due g regolarmente al loro posto. Infatti anche nel testo si può notare che oggetti è sempre stato scritto con le due «g». Ma, seguendo la filosofia del titolo del CD «Perdo i pezzi», e visto anche che la canzone porta il titolo di questo famoso ufficio, il fantasmino che circola all’interno dell’album ha pensato di, provocatoriamente, far perdere un pezzo agli oggetti del titolo della canzone, che così è diventata «Ufficio ogetti smarriti». La «g» mancante potete andarla a cercare all’Ufficio oggetti smarriti. (D’altronde anche Gianni Rodari, spesso, si è divertito con la lingua...).

 

Domanda: Come hai gia anticipato, a questo CD hanno collaborato diversi artisti internazionali di una certa importanza, quali il cantautore italiano Leandro Barsotti, il Country Man australiano Jason Kemp, lo svedese Joe Hansson, la house girl newyorkese Shanna Dawn, la cantautrice americana Yolanda Martinez, ecc. e sono stati coinvolti studi d’incisione di vari paesi. Un grosso dispendio di mezzi per un artista indipendente e autoprodotto, seppure supportato da diversi sponsor…

Davide: Intanto approfitto dell’occasione per ringraziare tutti gli sponsor, tra i quali SwissLos e Blenio Turismo, che con la loro sensibilità hanno contribuito in modo decisivo alla realizzazione di questo CD. Credo che un artista possa crescere e migliorare solo con il confronto con altri personaggi provenienti da realtà, esperienze e ambienti diversi. Il fatto che questi artisti abbiano voluto lasciare un segno nel mio lavoro per me significa molto, vuol dire che quanto sto facendo è apprezzato e che la mia strada è quella giusta. Grazie alla loro collaborazione, anzi stimolato dal loro impegno, ho potuto realizzare il progetto «TOGETHER FOR A SMILE», il CD compilation in favore della fondazione Elisa di Locarno che abbiamo pubblicato lo scorso Natale e che si è rivelato un grande successo.

Certo che «PERDO I PEZZI» è costato parecchio, ma molti amici hanno creduto in questo lavoro, tant’è che pensiamo che il CD dovrà essere ristampato. Infatti la richiesta supera le 2000 copie preparate per la prima edizione. Un bel successo e una soddisfazione non da poco…

 

Domanda: Questo CD arriva sul mercato ben 8 anni dopo «Il Diavolo Rosso». Come mai hai atteso così tanti anni per pubblicare questo tuo nuovo album?

Davide: Vorrei innanzitutto dire che questa pausa discografica non è equivalsa ad uno stop, in quanto in questi anni mi sono esibito un po’ dappertutto fra Svizzera, Italia, Svezia, Croazia e Slovenia. Per esempio, nel 2001 ho fatto un Tour di un certo numero di date che è arrivato fino in Sicilia. Poi, in questi anni, ho continuato a scrivere ed ho avuto il privilegio di conoscere e collaborare con alcuni artisti internazionali. E così il tempo è trascorso e i miei progetti discografici hanno dovuto aspettare.

Poi, quando mi sono finalmente deciso a mettere in cantiere questo lavoro, mi sono trovato di fronte a un bivio… Lavorare nuovamente in uno studio svizzero o “trasferirmi” in Italia. In mio soccorso è giunto Gianluca Lo Presti, il quale ha voluto coprodurre il progetto, e così abbiamo inciso al Loto Studio di Filetto a Ravenna. Ci abbiamo impiegato più di un anno, con oltre 600 ore di studio. Senza contare il lavoro eseguito presso altri studi sparpagliati in varie parti del mondo. Ecco, così sono trascorsi otto anni e adesso sono di nuovo qui…

 

Domanda: In questo album troviamo canzoni in italiano, dialetto, persino un brano in inglese e la traduzione de «Il ponte» in spagnolo e inglese. Sorge spontanea una domanda: Come mai non hai deciso di fare un CD tutto in inglese invece di prendere strade conosciute e già sfruttate, come il dialetto e l’italiano?

Davide: Io sono nato e cresciuto in Valle di Blenio e il nostro idioma principale è il dialetto. Mi è sempre sembrato giusto confrontarmi con la mia terra e le mie tradizioni. Inoltre, dal momento che la nostra origine è di stirpe latina, non ho mai voluto cedere alle influenze esterne che impongono l’inglese come idioma “mantello” ed ho sempre difeso la lingua italiana, rivolgendo pure la mia carriera artistica verso l’Italia.

In questi ultimi anni ho, però, sviluppato molti contatti internazionali ed ho iniziato a scrivere anche per artisti australiani, svedesi, americani, ecc. Questo fatto ha portato l’inglese ad intrufolarsi nel mio nuovo album, anche se in verità io ho cantato una sola strofa di «Caruso Bar» in quella lingua. Per il resto hanno fatto tutto Joe Hansson, Shanna Dawn, Jason Kemp e Yolanda Martinez. Sono loro i veri artefici dell’inglese nel CD «PERDO I PEZZI».

 

 

Domanda: Un grande successo malgrado tu non sia supportato da una casa discografica e ti autodistribuisca. Come mai questa scelta?

Davide: In verità non si tratta di una scelta. Infatti, fino all’ultimo, ero convinto che sarebbe stata una casa discografica a pubblicare questo CD. Ci sono stati tanti contatti e alcuni lasciavano ben sperare. A novembre stavo per firmare con la Cdyourself di Milano. Ma il mercato discografico è completamento intoppato e nessuno mi dava una garanzia sui tempi di pubblicazione. Dovendo anche rendere conto agli sponsor che mi avevano dato fiducia e dal momento che il CD era praticamente pronto già da settembre, ho deciso quindi di stampare da solo. Sono poi andato a Sanremo, al Festival, e ne ho distribuito un centinaio di copie a giornalisti e discografici. Così mi sono ritrovato con numerose richieste e, di colpo, i CD  sembrano non essere più sufficienti.

Adesso spero che qualche etichetta, di quelle che si erano dette interessate, riapra il discorso e si impegni a stampare e a distribuire il disco.

(a cura di L. Rossi, Bochum)
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