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LE POSTE TASSIANE (3)

Per www.lombardinelmondo.org presentiamo “Le Poste Tassiane”, uno dei primi, e tra i più importanti, interventi dedicati alla famiglia dei Tasso di Camerata – Cornello (Bergamo), all’origine della posta moderna (italiana ed europea). Enrico Melillo, uno dei maggiori storici della Posta, segue passo passo gli sviluppi di questa casata impegnata in Italia e nell’Europa dei secoli XVI – XIX.
LE POSTE TASSIANE (3)

Francesco Tasso

I figliuoli Giovanni Iacopo, conte e cavaliere, e Cristo­foro, cavaliere di San Jago, anch'essi dediti alle Poste, molto si distinsero, il primo in Bergamo, con lo splendore della vita e con la magnificenza delle fabbriche; l'altro, a Roma, quale prelato di gran merito e pregevole letterato. Essi però furono destituiti dal grado e dalle funzioni di Maestro delle Poste da Paolo III.i Agostino morì nel 1510, e le sue ceneri, tras­portate a Bergamo, furono tumulate nella chiesa di S. Spi­rito, nella quinta cappella a sinistra, che era di giurisdizione dei Tasso. Quivi, dalla parte dell'Evangelo, sorge il monu­mento in marmo, con una epigrafe che ricorda la vita e le benemerenze di lui.

Da un prezioso documento pubblicato per la prima volta dal chiaro abate Gerolamo Figini di Bergamo e che porta la firma di papa Paolo III rileviamo che Gabriele e Agostino Tasso, uniti in società, avevano pagato alla Camera papale trecento ducati per esercitare le funzioni di Maestro delle Poste, titolo che sarebbe stato loro tolto soltanto all'atto della restituzione della somma sborsata; che i discendenti della famiglia Tasso esercitarono tale mandato fino al 1539, epoca in cui Giovanni Iacopo e Cristoforo Tasso, figli di Agostino, furono rimossi e licenziati senza ottenere il rimborso dei tre­cento ducati e per illegale concorrenza di Francesco e fra­telli Del Vantaggio, fiorentini; che il pontefice ordinò infine di pagare loro tal somma, benché non soddisfatto dei loro servigi.

Da altro Breve di papa Giulio II, in data 19 novem­bre 1512, risulta che Domenico Tasso, altro maestro di Posta al servizio della Santa Sede, ebbe privilegi e conces­sioni straordinarie; principalissima quella di nominare i notai, i corrieri postali e i giudici ordinari. Nel documento si fa obbligo di sottoporre ad esame scientifico i candidati alla no­mina di corriere. Conseguita la nomina, i corrieri dovevano prestare solenne pubblico giuramento secondo la formola della Cancelleria Romana ed eran muniti ufficialmente della penna e del calamaio.

Dal 1504 al 1529 Gabriele Tasso, gran maestro delle Poste a Innsbruck, dirigeva le operazioni postali tra Vorms e Stras­burgo, passando per Rheinhausen, Stuttgart, Turbingue, Augsbourg, Salzbourg, Linz, Praga, Vienna, Villaco, Göritz, Ve­rona, Roveredo, Trento, Bludenz, Feldkirck, Lindau, Mark­dorf, Stockach, Costanza, Zurigo, Ensisheim. Dopo il 1523 esercitava le Poste da Trento a Stuttgart, in coincidenza col servizio tra 1'Italia e i Paesi Bassi. Mise corrieri a Milano, a Roma, in Ungheria... A Roma prese il titolo di Maestro Generale delle Poste pontificie sotto Leone X (a. 1513 – 1521), il quale rilasciò, il giorno 18 dicembre 1514, una lettera di raccomandazione diretta «al Diletto Nobile uomo Raimondo di Cardona, viceré di Napoli, capitano generale della SS. Lega», cui apparteneva anche il Papa, in favore di Gabriele Tasso, la cui estesa parentela, partigiana dei Veneti, fu colpita da duri tributi di guerra, imposti dal Cardona alle più nobili fa­miglie di Bergamo, dopo che questa cadde per la seconda volta in sua mano. Il documento è scritto in latino; se ne ha copia in un manoscritto del reverendo Bonetti, e che si con­serva nella Biblioteca civica di Bergamo. Da esso appare inoltre che le Poste pontificie Tassiane risalgono al 1460.

A tempo della gestione di Gabriele Tasso nessun messag­gere poteva partire senza il foglio d'avviso o di via, che ac­compagnava tutti i dispacci trasportati dai Tasso e che trova la sua istituzione verso il 1500. Nessuno poteva essere no­minato o revocato senza il permesso delle autorità di Innsbruck, che, in caso di mancanze o di negligenze, e d'accordo col maestro delle Poste applicavano le punizioni. In ogni stazione doveva essere notato sul foglio l'ora di partenza, di arrivo, i ritardi, gl'inconvenienti, ecc. Le lettere depositate a Innsbruck «dovevano essere inscritte su di un libro tenuto specialmente a questo scopo, con 1' indicazione del giorno e dell'ora di spedizione».ii Quando il foglio di via, per ragion di servizio, doveva essere presentato al re o a qualche alto personaggio, era stampato su seta con frangia d'oro. Il foglio di via por­tava in cima il monogramma di Gabriele Tasso.

Questi, ne' suoi viaggi, era protetto da un salvacondotto imperiale, che gli assicurava dovunque il passaggio e il sog­giorno.

Gabriele Tasso edificò in Celladina, a tre chilometri da Bergamo, una villa ed un grandioso palazzo, cui si accede per alcuni archi trionfali. In esso osservansi ancora, qua e là, magnifici stemmi di famiglia, tra ornamenti di stucco. Negli stemmi vi sono l'aquila bicipite in campo bianco e il tasso in campo verde. In una sala, al primo piano, intorno al corni­cione, si conservano discretamente i ritratti di dodici perso­naggi della famiglia Tasso, maestri di Posta o alti dignitari nel campo delle lettere e della Chiesa. Egli nel 1519 fu con­sigliere del comune di Bergamo, come Agostino Tasso.

La Posta di Omodeo, di Ruggiero e di Gabriele Tasso fu come uno sprazzo di luce annunziatrice di quella forte organizzazione così felicemente ideata e conseguita da Fran­cesco, il grande innovatore italiano, 1'illustre benemerito di sì utile umanitaria istituzione. Ma per meglio giudicarla ed apprezzarla, conviene qui accennare brevemente le condizioni geografiche e politiche di Europa, che precedettero, accom­pagnarono e seguirono l'opera sua e de' suoi successori, cioè dal 1450 alla metà del secolo XVIII; poiché il merito maggiore di lui sta nell'aver saputo conciliare nel suo servizio gl'interessi, i principii, le aspirazioni di sovrani e principi di quasi tutta Europa, senza punto rinunziare al proprio benes­sere morale e materiale.

L'Italia, relativamente ai confini de' suoi Stati più impor­tanti, si avvicinava già alla sua divisione precedente al 1860, specie per la bassa e media Italia e pel reame di Napoli, per lo Stato della Chiesa e per la Toscana (innalzata a grandu­cato dal Papa, a. 1569). Nell'alta Italia esistevano i ducati di Modena, Parma, Savoia con Nizza e Piemonte, Mantova col Monferrato, e le repubbliche: di Venezia, che possedeva an­che la parte nord-ovest dell'Italia (fino a Bergamo e a Brescia), l'Istria e le coste della Dalmazia e della Albania, e difendeva ancora contro i Turchi, le isole Ioniche, Candia e Cipro; di Genova, che Andrea Doria liberò (a. 1528) dalla si­gnoria francese, e che de' suoi possedimenti non avea più che la Corsica; infine di Lucca. Alla Spagna appartenevano la Sicilia, la Sardegna, Napoli, e, più tardi, anche Milano.

Il Portogallo raggiunse il colmo della sua potenza esterna, possedendo, oltre la regione principale, l'Algarve citeriore ed ulteriore, buon numero di città marittime sulle coste nord­ovest dell'Africa, in Asia i porti più considerevoli e le isole sulle coste della Persia e dell'India, e Macao nella China.

Nella Spagna si riunirono le corone di Castiglia e di Ara­gona pel matrimonio di Ferdinando il Cattolico e di Isabella (a. 1474). Conquistarono Granata (a. 1492), Napoli (a. 1504), Oran, con la sovranità sulla Barberia dal confine di Marocco alla gran Sirte (a. 1509) e il regno di Navarra (a. 1512); aggiungansi le regioni scoverte in America (a. 1492 - 1532) ed il ducato di Milano incorporato nella monarchia spagnuola (a. 1540). La Spagna, anche dopo 1'abdícazione di Carlo I (V), ebbe un considerevole aumento nei Paesi Bassi col Lussem­burgo e con la contea di Borgogna (Franca-Contea). I pos­sedimenti sulla costa boreale d'Africa (a. 1528 - 1540) furono per gran parte conquistate dai Turchi.

In Francia, gli ultimi due grandi feudi, Provenza (a. 1515) e Brettagna (a. 1532), furono interamente riuniti alla Co­rona; inoltre si ottennero dall'impero tedesco i tre vescovadi lotaringi di Metz, Tulo e Verduno (a.1532), e Calais, tolto agl'Inglesi (a. 1558).

In Alemagna, la Casa di Asburgo possedeva la dignità im­periale divenuta già quasi ereditaria ed in territori immediati, l'intero circolo austriaco, la così detta Austria anteriore sul­l'alto Reno e nella Svevia, la Boemia con la Moravia, la Slesia e la Lusazia (dopo il 1527), i Paesi Bassi col Lussemburgo e la Franca-Contea. Oltre a ciò ebbe la corona d'Ungheria (a. 1526), paese in parte tenuto da Giovanni Zapolya, e dagli Osmanni dopo la morte di lui (a. 1540).

La Svizzera erasi staccata dall'impero tedesco nella pace di Basilea (a. 1499), e si era dilatata tanto a settentrione (per Soletta, Sciaffusa, Basilea, Appenzello), quanto ad occidente (per Friburgo), così che essa, dopo il 1512, contava tredici cantoni...iii

In tale stato di cose esplicò il suo genio Francesco Tasso, il gentiluomo milanese soprannominato Torriani, il fortunato stipite della famiglia principesca De La Torre e Tasso, tanto celebre nella storia dei popoli. Egli seppe, con la sua perse­veranza, col suo forte volere, col suo carattere indomito e speculativo, rendersi accetto e necessario così alla Casa di Asburgo, come ai principi e ai duchi italiani; tanto agli Spagnuoli come agli Alemanni; così ai Portoghesi come agli Ungheresi, agli Olandesi, ai Francesi, ecc.

 

Fine terza puntata

 

A cura di Luigi Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

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Editoriale

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