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LE POSTE TASSIANE (4)

Per www.lombardinelmondo.org presentiamo “Le Poste Tassiane”, uno dei primi, e tra i più importanti, interventi dedicati alla famiglia dei Tasso di Camerata – Cornello (Bergamo), all’origine della posta moderna (italiana ed europea). Enrico Melillo, uno dei maggiori storici della Posta, segue passo passo gli sviluppi di questa casata impegnata in Italia e nell’Europa dei secoli XVI – XIX.
LE POSTE TASSIANE (4)

G. B. Tasso

Nei primi tempi le Poste dei Tasso avevano il carattere di «Poste auliche» e di Stato, al servizio della Casa di Asburgo; erano stabilite mediante un determinato canone; e, secondo i bisogni dei principi, si sopprimevano o si trasferivano da una località ad un'altra. Con Francesco Tasso presero però un più rapido e decisivo sviluppo e man mano andarono acquistando carattere internazionale; anzi, al principio del se­colo XVI, furono chiamate «Poste internazionali della Casa di Asburgo».

Per la prima volta troviamo il nome di Francesco in un «Libro del Corriere» (Raitbuch), tuttora esistente negli Archivi delle Poste imperiali e reali, a Innsbruck, e che porta la data del 1491. Al suo è congiunto un altro nome, quello di Giovanni Dax, suo parente, che Massimiliano I creò Mae­stro superiore delle Poste (a. 1486-1519).

A Massimiliano devesi principalmente, il merito di aver dato un salutare progressivo risveglio alle Poste. Egli le con­siderava come indispensabile mezzo a governare e ad affer­mare la civiltà e la esistenza sociale dei popoli; le riteneva quale leva potentissima al rapido scambio dei prodotti scien­tifici e commerciali, e volle che fossero di efficace aiuto a mantenere e ad accrescere le relazioni internazionali; e però le sue cure rivolse spessissimo per raggiungere tali nobili fini, e le Poste sotto il suo impero fiorirono, auspici i Tasso, non solo a vantaggio proprio e del suo governo, ma anche dei privati.

Era figlio di Federico III il Pacifico, e nacque nel 1459. Sposò nel 1477 Maria di Borgogna, figlia ed erede di Carlo il Temerario. Cùpido di questo retaggio, sostenne, per con­seguirlo, una lunga guerra contro Luigi XI, re di Francia; fu eletto re dei Romani (a. 1486) e imperatore (a. 1493). Nemico gran tempo della Francia, si unì poi a Luigi XII in danno dei Veneziani per la famosa lega di Cambray; di­stoltosi della nuova alleanza, tornò agli antichi odii, si strinse all'Inghilterra e gran parte ebbe nella vittoria di Guinenate (a. 1513). Scelse Vienna per sua residenza, donde ammini­strava anche gli Stati della Borgogna per conto di suo figlio Filippo. Per quest'ultimo fatto nacque la necessità di stabilire un celere servizio per la trasmissione, tra Vienna e i Paesi Bassi, dei decreti e delle ordinanze del governo e dei rap­porti pel governo centrale. A Francesco Tasso, com'era naturale, fu dato l'incarico di organizzarlo. Ed infatti, in breve ora, questi gli sottomise un progetto che fu subito approvato e messo in esecuzione.

A tale servizio prese parte attivissima Giovanni Tasso, chiamato anche Zanetto, fratello di Francesco e di Leonardo. E disimpegnò così bene l'ufficio suo, che in grazia della «utile et fidele servitù» egli venne da Massimiliano mede­simo investito del feudo di Rachele (Castelvecchio), al quale più tardi fu aggiunto quello di Barbana nell'Istria in ga­ranzia delle spese sostenute per i corrieri postali nella guerra tra l'Austria e l'Ungheria, avvenuta verso la fine del XV se­colo. Ebbe anche il titolo di gran maestro delle Poste ger­maniche, che mantenne con onore per oltre un ventennio; fu esempio di rettitudine e di operosità; nell'esercizio delle sue funzioni non badò mai a disagi, a pericoli, a fatiche pur di riuscire «con ogni realtà et fidelità» a rendere sollecito e sicuro lo scambio della corrispondenza in ispecial modo con i domìni di Maria di Borgogna. Morì nel 1517 in Pi­sino e fu sepolto, secondo il voler suo (testamento ai rogiti Pasquale Zagarico, 12 settembre 1515), in quella chiesa di Santa Maria delle Grazie dei frati minori di San Francesco.

Sovvenzionata dall'imperatore, fu stabilita una Posta a cavallo anche tra Bruxelles e Vienna, con stazioni e rilievi; il trasporto della corrispondenza imperiale doveva eseguirsi senza alcun compenso; non così, in sèguito, per le lettere dei privati, che erano sottoposte a leggiera tassa. Francesco ebbe la direzione e in breve la proprietà di tutto il servizio, col diritto di poter trasmettere ai successori, con l'una cosa e l'altra, la nobiltà ereditaria del regno, degli Stati Austriaci e Borgognoni. Fu pure chiamato Capo e Maestro Generale delle Poste dei Paesi Bassi.

La Posta a cavallo Bruxelles-Vienna passava per Flami­soul, Kreuznach, Speyer, Rheinhausen, Castalt, Augsbourg. Ogni cavallo di Posta, durante un mese, sulle vie postali in direzione dell'Austria, costava otto fiorini; ogni cavallo di Posta viaggiante in Italia o nei Paesi Bassi, sei fiorini. Si­mile salario prendevano i messaggeri postali di servizio tra Innsbruck, Augsbourg e Trento; a quelli tra Augsbourg e Stuttgart si davano due fiorini soltanto.

Quando Massimiliano, nel 1507, si trovò in conflitto coi Veneziani, le corrispondenze per la Corte pontificia non po­terono, durante le ostilità, transitare pel territorio Veneto, e presero la via di Trieste, scendendo il Pusterthal fino alla Drava. Da Trieste, un corriere di Tasso, imbarcato su di un naviglio, l'accompagnava fino ad Ancona: egli doveva sapere la lingua italiana in modo da farsi intendere, e riscuoteva, per tale temporaneo viaggio marittimo, 10 fiorini a titolo d'inden­nità. Da Ancona a Roma il cammino si proseguiva a cavallo, con la «celerità postale», cioè senza mai fermarsi, né giorno, né notte. Malgrado ciò, la corrispondenza dell'imperatore giungeva a Roma con sensibile ritardo.

 

Fine quarta puntata

 

A cura di Luigi Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

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Editoriale

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