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LE POSTE TASSIANE (6)

Per www.lombardinelmondo.org presentiamo “Le Poste Tassiane”, uno dei primi, e tra i più importanti, interventi dedicati alla famiglia dei Tasso di Camerata – Cornello (Bergamo), all’origine della posta moderna (italiana ed europea). Enrico Melillo, uno dei maggiori storici della Posta, segue passo passo gli sviluppi di questa casata impegnata in Italia e nell’Europa dei secoli XVI – XIX.
LE POSTE TASSIANE (6)

Incisione del 1563 di Ferdinando Bertelli

Egli [Francesco Tasso] aveva tutta la responsabilità dell'esatta esecuzione degli obblighi contratti con le Case regnanti di Europa, in ispecie con quella degli Asburgo, di cui, unendo le membra quasi disperse, era l'anima vivificatrice. Egli rispondeva del servizio al re con la testa e co' suoi beni, benché il governo, o sia la Camera del Tesoro reale, non adempisse puntualmente agli obblighi verso di lui, sì che il grande fondatore della Posta internazionale moderna spesso era costretto ad essere troppo rigido nella riscossione delle tasse di trasporto, ed a contrarre non lievi obbligazioni con privati, quando non ar­rivava per gl'imminenti bisogni perfino ad intaccare il suo patrimonio. Fu allora, che convinto dell'aumento dei bisogni del pubblico in proporzione dei mezzi di soddisfacimento, propose ed ottenne, dopo non lievi discussioni ed opposizioni accanite, di trasportare pure le corrispondenze private, con una adeguata speciale indennità. Il servizio reale e imperiale nulla soffrì per tale concessione; anzi ne trasse buon vantaggio materiale e morale. I popoli la trovarono comoda ed oppor­tuna e se ne servirono ad usura, con grande soddisfazione di Tasso, che, in tal modo, potè contare su di una nuova ed inesauribile entrata, e della stessa Camera del Tesoro, che non si vide più costretta a sborsare continuamente, a tempo sta­bilito e con la necessaria puntualità, le rate pattuite nei con­tratti con lui.

Però s'ebbe infinite noie ed opposizioni da quelle Asso­ciazioni, le quali, avendo per proprio uso o pel pubblico in genere un servizio di corrispondenza, si videro, di colpo, trascurate o messe quasi da parte; i loro affari diminui­rono sensibilmente o cessarono del tutto; e, malgrado le maggiori economie apportate nelle tariffe, non riuscirono a fare alcuna efficace concorrenza, ché il servizio di Tasso erasi acquistato fiducia illimitata e aveva conseguito una rapidità mai ottenuta ed una sicurezza fino allora insperata. E que­st'uomo maraviglioso die' in tal modo alla sua fiorente isti­tuzione un vero carattere di utilità pubblica, i cui vantaggi furono risentiti in sommo grado da tutti quelli che trova­rono conveniente servirsi di essa. Fu allora che, secondo lo Scherer, Francesco Tasso o qualcuno de' suoi successori fu obbligato a pagare ogni anno un tributo all’imperatore e ai principi dell'impero o servire senza verun compenso alcune linee principali.

Francesco Tasso risiedeva nei Paesi Bassi, donde dirigeva tutto il servizio, che, durante la vita di lui, comprendeva l'Italia, 1'Alemagna, la Francia, la Svizzera e la Spagna.

Il 12 novembre 1516 egli conchiuse con Carlo I di Spagna (che più tardi diventò Carlo V per denari, per promesse e... per voto di elettori), una convenzione, la quale introdusse un miglioramento ed un aumento di celerità nel traffico, ed ebbe confermato il privilegio concesso da Fede­rico III al primo Francesco Tasso.i

Quando Filippo il Bello andò in Ispagna a prendere possesso della Corona di Castiglia, egli fu non ultima parte del sèguito. Morto Filippo (a. 1506), conservò la direzione superiore delle Poste anche sotto il governo di Margherita d'Austria, duchessa di Savoia, reggente de' Paesi Bassi, fa­cendosi coadiuvare dai fratelli e cugini Giovanni, Gabriele, Davide e Simone.

Nel 1517 accompagnò in Ispagna Carlo I.

Nel 1522 mise in coincidenza con tutte le linee postali internazionali le Poste tra Roma, Firenze, Venezia, Mantova e Milano, concorrendo così ad una più estesa organizzazione dei servizi della S. Sede, della Serenissima e degli Sforza. V'ha chi ritiene che i Tasso non abbiano mai avuto inge­renza con le Poste del ducato di Milano e che i corrieri ber­gamaschi non potevano entrare per ragioni di servizio nella città e territorio senza speciale salvacondotto dell'autorità del luogo. Ciò non sembra esatto. È noto che Francesco Tasso abbracciava nella sua vasta giurisdizione quasi tutta 1'Alta Italia; che, come altrove, vi esercitava, per diritti acquisiti o per incarico di governi, il suo ministero speculativo e uma­nitario; che i suoi agenti percorrevano ogni regione italiana e tutta 1'Europa centrale e occidentale; che le relazioni tra città e città, tra questa e quella contrada, tra duchi e im­peratori, tra dogi e prìncipi, tra re e papi, ei manteneva a base di convenzioni e di privilegi; che, data 1' importanza politica e industriale di Milano, non poteva quella città restar fuori o troppo isolata dal consorzio economico e sociale del tempo; che in quell'epoca i servizi postali privati non risponde­vano perfettamente ai pubblici bisogni, e che per conseguenza si sentiva la necessità di trar profitto dalle Poste dei Tasso perché sicure e continuative. Per queste ragioni noi riteniamo, che, pur restando alle Poste Sforzesche il loro carattere locale e personale e i loro ordinamenti, Milano entrava nell'immensa rete Tassiana non solo come una delle principali stazioni inter­medie delle grandi linee internazionali che congiungevano l'Italia alle terre di Massimiliano, come sotto Gabriele Tasso, ma che gli Sforza si servirono, specialmente per proprio uso, delle Poste Tassiane nelle relazioni con gli Stati italiani e di oltr'Alpe. Questa opinione viene maggiormente confermata dal fatto che Ruggero Tasso, nipote di Simone, Generale delle Poste pontificie e commissario imperiale, fu maestro di Posta ce­sareo nella capitale lombarda. Ma v'è di più. Man mano ed a misura che servizi di Posta regolari si organizzavano nei paesi stranieri, i Tasso entravano subito in relazione con essi. Nell'editto francese del maggio del 1630 è detto che in quel­l'epoca esistevano corrieri internazionali per l'Inghilterra, la Fiandra, l'Alemagna, la Spagna, l'Italia e la Svizzera. Partivano a giorni fissi da Parigi; quelli per l'Italia e per la Svizzera muo­vevano da Lione. Queste relazioni postali svolgevansi sotto l'autorità di consiglieri-maestri di corrieri stranieri, a Parigi e a Lione. Essi percepivano per loro conto i porti delle corrispon­denze internazionali ed avevano il potere di concludere conven­zioni con i generali e corrieri maggiori delle Poste straniere.

 

Fine sesta puntata

 

A cura di Luigi Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

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Editoriale

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