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Artisti Lombardi in Spagna (9)

Offriamo ai lettori una serie sugli Artisti Lombardi attivi in Spagna tra i secoli XII e XIX, un primo passo per comprendere l’estrema mobilità di artisti, artigiani, idee e materiali nel corso dei secoli.
Artisti Lombardi in Spagna (9)

L'imperatore Carlo V domina il furore

GIOVANNI DA LUGANO

(Sec. XVI)

 

Scultore.

Il nome ne indica la provenienza. Nel contratto per la tomba di Pedro Fernàndez de Velasco, Conestabile di Castiglia (14 gennaio 1557), viene indicato come «milanese abitante nella città di Genova». Fa parte della bottega dei Gagini-Aprile.

E' autore delle figure del Conestabile e della consorte, scolpite (su traccia in cera del Berruguete) dopo il 1557 ed oggi nella Cattedrale di Burgos (contratto 14 gennaio 1557).

A Giovanni da Lugano si riferisce inoltre un documento toledano che lo impegna a finire il sarcofago del Cardinal Tavera, eseguito a Carrara (con marmo di Polvazzo) su modello in legno del Berruguete (contratto 2 gennaio 1557). Nel 1561 Giovanni è ancora in Spagna con Francesco da Carona (suo parente) e, più esattamente, a Siviglia, dove sono in corso i lavori per il Patio de las Doncellas dell'Alcázar (documento 22 febbraio 1561).

 

Opere:

 

BURGOS, Cattedrale, Tomba dei Conestabili di Castiglia (su modello in cera del Berruguete),

1557.

TOLEDO, Hospital S. Juan Bautista, Tomba del Cardinal Tavera (su modello in legno del

Berruguete), 1557.

 

 

GUARDIA Melchiorre

(Sec. XVI - XVII)

 

Cesellatore milanese.

Si trasferisce a Barcellona. Il disegno di una collana da lui eseguita nel 1607 è firmato: «Melchor Guardia milanese me fecit».

 

 

LANZANI Andrea

(S. Colombario  al Lambro, 1650  circa. - Germania, 1712)

 

Pittore.

Allievo dello Scaramuccia a Milano, passa poi alla scuola del Maratta a Roma. Ritorna a Milano, dove, fra l'altro, ritrae S. Carlo e il Card. Federico Borromeo. Alla fine del '600 è a Madrid alla Corte di Carlo II, dove rimane fino alla morte del Sovrano (1700). Passa quindi a Vienna al servizio del Principe Eugenio.

Muore in Germania.

 

 

LASSO Giulio

(Sec. XVII)

 

Scultore milanese.

Nel 1601 è documentato a Valladolid, dove lavora come scultore araldico alle dipendenze di Nicola de Campis. Lavora altresì al Con­vento di S. Paolo e a Palazzo Reale (oggi Capitania General).

 

 

LEONI Michele

(o Michelangelo)

(Sec. XVI - XVII)

 

Pittore e scultore.

Figlio di Pompeo. Il 25 aprile 1597 è nominato «mozo» alla Corte di Filippo II, con assegno annuo di 100 ducati. Secondo alcuni, dal 1597 al 1603, per sfuggire alla giustizia, vive in Aragona. Aiuta a Milano il padre nella fusione delle statue per il Retablo dell'Escorial e a Madrid per le statue del Pantheon. Filippo III lo nomina «pittore di camera» con lo stesso assegno già goduto da Pompeo (365 ducati annui). Lavora in collaborazione con Antonio Morales e Millàn de Vimercati.

 

Opere:

 

EL ESCORIAL., Cenotafio, “Modello in cera della sorella di Carlo V”.

EL PARDO, Palazzo, Lavori di restauro e di adorno dopo l'incendio.

MADRID, Chiesa de la Encarnación, Facciata, “Annunciazione” (bassorilie­vo). – Convento Carboneras del Corpus Christi, Facciata, “S. Gertrude e Santa Paola adorano L'Eucaristia” (attr.).

PALENCIA. Ch. di San Paolo, Sepolcro dei Marchesi di Poza (conPompeo).

 

 

LEONI Leone

(Menaggio, o Arezzo, 1509 - Milano, 22 luglio 1590)

 

Scultore, padre di Pompeo.

Incerto ne è il luogo di nascita.

Sulla fede di Paolo Moriggia e di G. B. Giovio si crede oggi che il Nostro sia nato a Menaggio (Como) da padre aretino. Le testimo­nianze di Pietro Aretino (lettere del 25 maggio 1537, 11 luglio 1539, aprile 1546 e marzo 1552), del Vasari e del Lomazzo, e il fatto che egli stesso usasse firmarsi «Leon d'Arezzo» o «Leone Aretino», deporreb­bero invece a favore di chi vuole che il Cavalier Leoni sia nato ad Arezzo e non in Lombardia. Anche il figlio Pompeo, del resto, nel suo testamento lo qualifica «aretino».

Recatosi a Roma ad imparare l'arte dell'orafo, nel 1538 è addetto alla Zecca pontificia. Ivi conosce il Cellini. Denunciato come falsario da Pellegrino di Leuti, gioielliere del Papa, accoltella il delatore, meritandosi una condanna alle galere di Sua Santità. Liberato dopo un anno (nel marzo 1541) da Andrea Doria, su intervento di Pietro Aretino, si trasferisce a Milano, indi a Piacenza (dove s'incontra con l'amico Annibal Caro), infine a Venezia. Rientrato a Milano, entra in contatto - tramite il governatore Ferrante Gonzaga - con la Corte di Carlo V. Accompagna il Principe Filippo a Spira; il 21 marzo 1549 è a Bruxelles, dove è alloggiato nel palazzo dell'Imperatore. Rientrato a Milano nello stesso anno riceve, con patente del 17 ottobre, una pensione vitalizia di 150 scudi d'oro all'anno a carico del bilancio di Milano, più l'usufrutto di una casa confiscata a certo Prati e che, ricostruita e attrezzata ad officina sedici anni più tardi, prenderà il nome di «Casa degli Omenoni» o Casa Aureliana (da una copia della statua di Marco Aurelio in Campidoglio, da lui collocata nel cortile).

Il 16 gennaio 1551 riceve 100 scudi d'oro per le spese di viaggio ad Augusta, dove si incontra col Tiziano e riceve molte ordinazioni, fra cui la statua «Carlo V domina il furore» - terminata nel 1555 - e per la quale gli è accordato il titolo nobiliare di «cavaliere dello speron d'oro» (1556). (Secondo il Carducci è insignito dell'abito di Santiago). Filippo II, per parte sua, gli concederà un'altra pensione vitalizia di 150 scudi d'oro.

Una terza visita a Corte è del febbraio 1556. Il 10 agosto egli così scrive da Bruxelles al Gonzaga: «circa al fatto mio la va male, per­ciocchè l'Imperatore vuolmi in Spagna. Io non credeva di aver merita­to tanto male per aver così ben servito».

Il viaggio in Spagna, assieme al figlio Pompeo, è del 1556 e si conclude, secondo il Vasari, nel 1558 (anno della morte di Carlo V); secondo altri, non ha invece mai avuto luogo.

L'1 e il 3 ottobre 1581 egli invia, all'Ambasciatore di Spagna a Genova 27 casse contenenti «lavori in metallo e statue in bronzo fatte per il Sig. Leone Aretino per il servizio della Chiesa di San Laurenzio del Scuriale di S. M. Cattolica». L'anno dopo spedisce altre 24 casse. Trattasi evidentemente delle sculture per il Retablo della Basilica, realizzate con la collaborazione del figlio Pompeo. (Leone è certamente autore dei modelli in creta e in cera. Il figlio opera come fonditore e cesellatore, ma sovente firma da solo, sicchè l'attribuzione delle opere all'uno o all'altro è difficile, per non dire impossibile).

L'ultima notizia certa riguardante L. Leoni è del 10 gennaio 1585, allorquando ottiene dalla Fabbrica del Duomo che lo scultore Fran­cesco Brambilla possa lavorare con lui per due giorni alla settimana «pro fabrica suae regiae catholicae majestatis».

Da un documento del Magistrato delle Sanità di Milano risulta che il Leoni è morto nella Parrocchia di San Martino il 22 luglio 1590, all'età di 81 anni. Poco prima di morire aveva terminato le statue della Vergine e di San Giovanni, che figurano a lato del Crocefisso del Retablo dell'Escorial.

 

Opere:

 

EL ESCORIAL, Cattedrale, Retablo dell'Altar Maggiore, 14 statue e un Crocefisso, “San Gerolamo” (alt. m. 2); “Sant'Agostino” (idem); “San Gregorio” (idem); “Sant'Ambrogio” (idem); “San Giovanni Ev.” (idem); “San Luca” (idem); “San Matteo” (idem); “San Marco” (idem); “San Giacomo”; “Sant'Andrea”; “San Pietro”; “San Paolo” (F., 1588); “La Ver­gine”; “San Giovanni”; “Crocefisso” (collocato il 6 settembre 1589).

MADRID, Acc. di San Fernando, “L'Imperatrice Isabella” (bronzo); “Carlo V” (marmo); “Crocefisso policromo”. - Coll. Duca d'Alba, “Busto di Carlo I Re di Spagna” (copia); “Busto di Filippo II” (copia); “Busto del III° Duca d'Alba”. - Museo Arch. Naz., “Medaglia di Pietro Bacci” (l'Aretino) (58 mm.); “Medaglia di Baccio Bandinelli” (41 mm.); “Medaglia di Michelangelo Buonarroti” (59 mm.); “Meda­glia di Carlo V” (79 mm.); “Medaglia di Carlo V” (37 mm.); “Medaglia di Carlo V” (52 mm.); “Medaglia di Carlo V” (35 mm.); “Medaglia di Carlo V” (31 mm.); “Medaglia di Carlo V e Isabella di Portogallo” (31. mm.); “Medaglia di Carlo V e il figlio Filippo” (76 mm.); “Meda­glia di Carlo V e il figlio Filippo” (41 mm.); “Medaglia di G. B. Ca­staldo” (43 mm.); “Medaglia di Andrea Doria” (44 mm.) (6 esemplari); “Medaglia di Filippo II” (77 mm.); “Medaglia di Filippo II” (78 mm.); “Medaglia di Ferrante Gonzaga” (71 mm.); “Medaglia di Ippolita Gonzaga” (68 mm.); “Medaglia di Ippolita Gonzaga” (62 mm.); “Meda­glia di Massimiliano II Re d'Ungheria” (68 mm.); “Medaglia del Car­dinal Granvelle” (57 mm.); “Medaglia del Cardinal Granvelle” (60 mm.); “Medaglia del Cardinal Granvelle” (ovale); “Medaglia di Tizia­no Vecellio” (35 mm.). - Museo del Prado, “Donna Maria d'Austria regina d'Ungheria”, busto in marmo (1549), “Donna Leonora d'Au­stria” (con Pompeo) (o Jacob Dubroencq?) (busto in marmo), 1549 (attr.); “L'Imperatore Carlo V” (quadro in marmo) (1,54 X 1,32), 1550; “L'Imperatrice Isabella” (quadro in marmo) (1,54 x 1,32), 1550; “L'Imperatore Carlo V” (busto in marmo) (1551); “Filippo II”, Statua in bronzo (con Pompeo) (1,65), 1551; “L'Imperatore Carlo V” (statua in marmo) (1,83), 1553; “L'Imperatrice Isabella” (con Pom­peo) Statua in bronzo (1,72), 1553; “L'Imperatore Carlo V” (busto in bronzo), 1555; “Carlo V domina il furore” (con Pompeo) statua in bronzo modellata nel 1550 e fusa nel 1555 (1,74); “Donna Maria d'Ungheria” (con Pompeo) Statua in bronzo fusa nel 1553 e datata 1564* (1,66); “Donna Isabella di Portogallo” (statua in marmo), 1572; “Filippo II” (busto in bronzo) attr. (v. Pompeo L.). - Museo Làzaro Galdiano, “Medaglie di Carlo V e Filippo II”; “Carlo V col Tevere”, 1545; “Carlo V”; “Paolo III”, 1546; “Ippolito Gonzaga”, 1551; “Michelan­gelo”, 1561; “Carlo V e il Principe Filippo”; “Francesco Giussano”; “Busto di Carlo V” (testa in argento, copia del Prado). - Palazzo Reale, “Carlo V domina il Furore” (riproduzione tarda di Barbe­dienne).

 

* La data del 1564, che figura su molte opere di Leone e di Pompeo, non si riferisce all'anno della esecuzione, nè a quello della fusione, ma al momento in cui, giunte le opere in Spagna, furono ritoccate da Pompeo prima della definitiva consegna.

 

 

A cura di Luigi Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

 

Fine nona puntata

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Editoriale

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