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Tracce di Lombardia ad Amsterdam e in Olanda

Un recente viaggio nella capitale olandese è stata l’occasione per scoprire e riscoprire i saldi legami che uniscono, da un punto di vista culturale, storico e commerciale, la Lombardia e i Paesi Bassi e in particolare la loro capitale, Amsterdam/ di Fabio Veneri

Un recente viaggio nella capitale olandese è stata l’occasione per scoprire e riscoprire i saldi legami che uniscono, da un punto di vista culturale, storico e commerciale, la Lombardia e i Paesi Bassi e in particolare la loro capitale, Amsterdam.

Perdendosi nel dedalo di strade e canali che affollano il centro della città, si è colpiti dalla pluralità di rimandi all’Italia, in una forma tuttavia pienamente postmoderna e multiculturale. Così la pizza sposa il kebab in un negozio che sfoggia il tricolore nell’insegna elettronica, i negozi di abbigliamento low-cost portano nomi italiani ma talvolta inciampano nella grammatica corretta della nostra lingua, gli studi di design e di arredamento di interni hanno Milano come stella polare, oltre ché New York e Parigi. E la via del lusso, Hooftstraat, passa in rassegna i grandi marchi della nostra sartoria nazionale, e tra questi, con una sua boutique, la mantovanissima Corneliani.

La storia dell’emigrazione italiana in Olanda ha conosciuto tappe che oggi sono state perlopiù rimosse dalla memoria collettiva della nazione e che rivivono al più a livello locale. Possiamo citare ad esempio quella (che si fa risalire a partire dal diciassettesimo secolo) degli spazzacamini, spesso bambini, costretti a lavorare in condizioni durissime e che si separavano dunque dalla famiglia in età infantile. Anche se i più noti e numerosi erano quelli della Val Vigezzo, che si trova in Piemonte al confine della Lombardia e che appartenne al Ducato degli Sforza di Milano, alcuni di questi provenivano anche dalle stesse valli lombarde.

Rispetto all’emigrazione più recente, nella città dell’Aja sta per essere inaugurata (19 aprile 2011) una mostra fotografica digitale denominata 1001 Italianen in Nederland organizzata dalla Fondazione Culturissima, l'Archivio nazionale e l'istituto di cultura italiano ad Amsterdam. E’ interessanti riprendere alcuni stralci della presentazione, perché ci restituiscono in modo fedele un ritratto del fenomeno che intendono raccontare.

Il progetto trae spunto dalla ricorrenza dei 50 anni della firma del trattato bilaterale “Wervingsverdrag” che regolava l’emigrazione di lavoratori a contratto verso i Paesi Bassi.

I lavoratori italiani erano da anni di fatto presenti in Olanda ma il trattato del 1960 dà inizio all’era dei cosiddetti “gastarbeiders”, (lavoratori ospiti) intesi come manodopera temporanea in caso di cattiva congiuntura nel mercato del lavoro. Il trattato del 1960 si può considerare il modello sul quale si baseranno i trattati successivi con gli altri paesi di emigrazione dell’area mediterranea: Spagna (1961), Portogallo (1963), Turchia e Malta (1964), Grecia (1966), Marocco (1969), Jugoslavia e Tunisia (1970).

A causa di e grazie al trattato arrivano i primi veri emigranti del dopoguerra, che aprono la strada alla societa multietnica olandese.Gli italiani sono al giorno d’oggi quasi invisibili in Olanda. Tutti in Olanda conoscono il gelataio italiano o il pizzaziolo, ma chi sono tutti gli altri? 1001 Italiani raccoglie le storie e la storia degli immigrati italiani in Olanda negli ultimi 50 anni: gastarbeiders, giovani politicamente impegnati, artisti, studenti Erasmus, ricercatori universitari, expats, neolaureati alla ricerca di primo impiego. Maggiori informazioni sull’iniziativa sono disponibili sul sito www.1001Italianen.nl

Rimanendo all’interno di questa dimensione storica, possiamo ricordare come Amsterdam negli anni sessanta e settanta fosse percepita come una terra promessa per molti giovani europei, in particolare negli anni dell’esplosione del beat. Moltissimi ragazzi celebravano la loro gioventù con viaggi nella capitale olandese, e tra questi, ad esempio, due icone della controcultura milanese degli anni settanta, Eugenio Finardi ed Alberto Camerini. Per la cronaca, il loro viaggio, datato 1970, fu affrontato con un Dingo a mò di Chopper per l’autore della Musica Ribelle e con un galera 125 per il futuro Arlecchino Elettronico.

Un altro cantautore, Francesco Guccini, ricorda così il rito del viaggio nella capitale olandese alla metà degli anni sessanta: Una mattina partimmo in treno, meta Amsterdam. Arrivati lì cominciammo a girare per la città, alla ricerca dei "provos" e quando avvistammo della gente di un certo tipo, con i capelli lunghi, ci avvicinammo presentandoci: "Siamo dei ragazzi italiani, siamo venuti qui per parlare con voi...". Fummo accolti benissimo e rimanemmo lì due settimane, parlando, conoscendo gente...

Oggi Amsterdam continua a rimanere una metà privilegiata dell’emigrazione giovanile e di professionisti italiani: si tratta di una student and business community molto evoluta, che ha conosciuto recentemente un ulteriore sviluppo grazie ai social network e che ha, ad esempio, nella Libreria Bonardi (situata in Entrepotdok 26) un importante punto di ritrovo. Dal 1978 questa struttura è l’unica Libreria Italiana in Olanda, dove è possibile trovare i libri dall'Italia e sull'Italia ed assistere a manifestazioni a tema.

Concludo con una curiosità simbolica questo racconto che lega Olanda e Lombardia: passeggiando per il celebre Mercato dei Fiori di Amsterdam lungo il Singel, ho trovato un tipo di Giglio (Lelie in olandese) a cui è stato associato il nome di Pavia. Era in un angolo di un negozio, tutt’attorno alle magnifiche colorazioni e varietà di tulipani.

 

Fabio Veneri

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Editoriale

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