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Una Valle e l’emigrazione

Una mostra documentaria ed etnografica presenta a Orta la storia dell’emigrazione dalla Valle Strona. Per ben quattro secoli, da questa valle, partirono peltrai ambulanti e stanziali che avrebbero operato nell’area tedesca.

Il Palazzotto di Orta ospita, dal 27 maggio al 25 giugno, una singolare mostra dedicata alla Valle Strona, territorio che s’incunea tra i monti a partire dal lago caro a Gianni Rodari fino a Campello Monti, sito di cultura Walser a 1305 metri. Una Valle che, nella storia dell’emigrazione italiana, è testimonianza della nascita e sviluppo d’un mestiere ormai scomparso, quello del peltraio o paltraro. Tra il 1500 e la fine del 1800 l’area di lingua e cultura tedesca era percorsa da centinaia di artigiani peltrai provenienti dai centri di questa valle. La documentazione, al riguardo, è unica. Documenti cartacei, fotografici (a partire dalla seconda metà del 1800), oggetti e attrezzi, lettere e libri mastri documentano un’avventura singolare e importantissima anche per altri mestieri in emigrazione che, tra i secoli XV° e XIX°, sfamarono letteralmente aree alpine e prealpine.

La Valle Strona, terra di confine tra Lombardia e Piemonte,  presenta la sua storia e diversi aspetti culturali ed economici nel cuore di Orta, negli spazi del medievale Palazzotto, di fronte all’Isola di San Giulio. I tre temi che l’evento abbraccia sono: «Con amore e per necessità», «Il mondo femminile di Valle Strona» e «I Walser». La realtà dell’emigrazione è sempre presente, fenomeno originato da cambiamenti climatici, guerre e crisi economiche che, per questa e altre vallate, significò una via d’uscita e riscatto. L’emigrazione è anche all’origine dell’odierno artigianato valstronese del legno e della fiorente industria del casalingo distribuita tra Verbano e Cusio.

Grazie a costumi d’epoca, oggetti artistici e di uso quotidiano, quadri e fotografie, stoffe, arredi e attrezzi viene illustrata la vita tradizionale, dal 1600 in poi, della donna nell’ambito famigliare e sociale della comunità valligiana. Quand’erano le donne a sostenere, in Patria, la vita sociale e famigliare, civile, religiosa ed economica, essendo mariti, fratelli e padri, con i bambini d’età tra i 9 e i 12 anni, impegnati come peltrai ambulanti e stanziali per tutta l’Europa, massimamente nell’area di lingua e cultura tedesca.

Gli affetti, gli impegni, gli svaghi, le attese e le conquiste rivivono nell’atmosfera e nel clima di una costruzione documentale attenta e sicura, anche grazie alla sensazionale documentazione raccolta dalle signore Magda e Noris Peretti nella loro valle.

L’ambito della ricerca si riferisce in particolare ai centri dell’alta Valle Strona, a Forno e Campello Monti, senza trascurare aspetti caratteristici dei diversi paesi e la realtà di tutta la valle. La mostra non è solo un’esposizione d’oggetti, passati tra le mani delle donne di generazione in generazione. Attraverso la fisicità dei materiali, si ha cognizione dell’«anima delle donne»,del loro tormento di vivere sole al paese con un pesante fardello di responsabilità, con la gioia e l’intima soddisfazione di riuscire in compiti importanti e gravosi come l’amministrazione di una comunità e la conduzione di una famiglia, spesso numerosa e composta da membri di diverse generazioni.

Il contenuto espositivo della mostra raccoglie gli strumenti del «lavoro agreste»: dal rastrello alla gerla, alla «càula», alla «mèule» e «ranze», arnesi di fatica per raccogliere erbe e frutti della terra. Il «lavoro» in casa: attrezzi per filare lana e canapa e confezionare i tipici costumi fornesi e campellesi; gli strumenti della scuola: libri, quaderni, penna e calamaio. Perché da qui si partiva, quasi sempre, sapendo leggere e scrivere e far di conto. Il più delle volte con i primi rudimenti della lingua straniera utile in emigrazione, quasi sempre il tedesco. Perché, in questa valle, si leggevano «veri e propri libri», in italiano, inglese, tedesco, francese, russo... Testi tecnici, ma anche letterari e di cultura generale. Una realtà quasi sconosciuta per l’emigrazione italiana, testimoniata dai materiali rinvenuti e ben conservati, protetti dalle diverse amministrazioni e da un cultore della storia locale come Lino Cerutti, direttore del periodico «Le Rive», pubblicazione esemplare d’archiviazione fotografica e studi storici ed etnografici.

La «tavola» e la «stigera» con le suppellettili in legno, peltro e ceramica per rappresentare il cambiamento dell’uso degli oggetti; il «girello» dentro cui il bambino imparava a camminare e che ripropone una serie d’oggetti propri della semplicità del gioco e della quotidianità.

Gli «affetti familiari»: regali e lettere, monili e amuleti, un corredo personalissimo di «preziosi» per appagare sentimenti amorosi, paure di misteriose presenze e di spirituale appagamento nella preghiera.

Gli «ex voto», in tutta la valle e nell’area alpina, rivestono una particolare importanza. Una loro rilettura, come nel caso dell’«Agnus Dei», ricordano devozioni legate all’anima ed educazione religiosa del miracolato, come alla religiosità e tradizioni di tutta un’area geografica.

La mostra di Orta ci permette di guardare attraverso la luce del tempo. Ciò succede per quel gioiello che è la «finestra della Piana di Forno» (cui si devono aggiungere le finestre della parrocchiale, prodotte in terra alemanna da maestri vetrai tedeschi). La finestra della Piana presenta, attraverso riquadri colorati simili a un «drammatico fumetto disegnato e colorato su vetro», l’umana vicenda d’emigrazione di una famiglia in un documento unico nella storia e nell’arte delle Alpi, come nell’emigrazione italiana.

L’evento ospitato dal Palazzotto verrà scandito da un calendario di interventi. Fiorella Mattioli Carcano e Lino Cerutti terranno una conferenza sugli ex voto della Valle Strona. Enrico Rizzi, a Villa Bossi, parlerà dei Walser di Campello Monti. Mentre «La via del peltro», e l’epopea plurisecolare dei peltrai valstronesi in Europa, verrà illustrata da Vincenzo Amato e Lino Cerutti. Ezio Peretti, artigiano del legno, dimostrerà l’arte del tornire questo elemento. Alfredo Papale parlerà de «La dote della sposa». Martina Ragazzoni presenterà il video «Una valle in costume» e il Laboratorio di canto darà vita al concerto «Unincantodargento». Maina Mainardi presenterà «Le erbe che guariscono». Carlo Pessina e Lino Cerutti il video «La Valle delle strie». L’evento si chiuderà con lo chef Andrea Cane che abbinerà il «risotto ai sapori della mia valle»  con i vini di Ghemme.

 

Luigi Rossi (Bochum)
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Editoriale

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