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Le ACLI e l'emigrazione italiana in Germania (prima puntata)

Il lavoro di Simonetta Del Favero analizza l'opera delle ACLI e altri Enti nei decenni della grande emigrazione italiana in Germania, nell'epoca in cui i Gastarbeiter erano essenziali per la dinamica economica e sociale della Germania e dell'Italia. Con il reclutamento del 1955 giunsero in Germania delle "persone", non solo braccia. Con le loro storie, problemi e capacità, risorse e sogni.

Presentazione

La tesi tratta il fenomeno dell’emigrazione italiana in Germania nel secondo dopoguerra che ha avuto un’indubbia rilevanza sociale e anche un forte peso economico.

La ricerca compiuta presso l’archivio storico centrale delle Acli e il Centro Studi Emigrazione di Roma si basa anche, naturalmente, sulla lettura e interpretazione della letteratura disponibile sull’argomento che proprio in questi ultimi anni ha avuto una forte ripresa (è di recente pubblicazione, il pregevole testo di P. Bevilacqua, A. De Clementi, E. Franzina dal titolo Storia dell’Emigrazione Italiana. Partenze, edito da Donzelli, Roma, nel 2001, primo tomo di una serie di tre volumi dedicati all’emigrazione italiana europea ed extraeuropea), e sullo spoglio di molte annate di riviste specialistiche.

Alla base della scelta del tema c’è per me anche la mia provenienza da un paese del Cadore che ha avuto una fortissima emigrazione verso la vicina Germania. Un numero elevato di persone che ha riempito molte città tedesche di tante gelaterie dai nomi chiaramente indicanti la  provenienza dei  proprietari: Eis-Cafè Venedig, Eis-Cafè Cortina, in una delle quali ho compiuto una personale esperienza di lavoro. I tanti racconti ascoltati di esperienze vissute dagli emigrati in quel paese mi hanno stimolato a conoscere la complessità del fenomeno migratorio sopratutto nei suoi risvolti più problematici sui quali la memoria è spesso rimossa.

Essendo cresciuta ed avendo compiuto i miei studi in Sardegna a seguito di una anomala migrazione interna dei miei genitori dal Veneto, la mia ricerca sulla presenza e sul ruolo delle Acli in Germania ha analizzato anche specificamente le vicende dell’emigrazione sarda. È un mio profondo personale convincimento che di fronte alla ripresa dei flussi migratori di giovani dalla Sardegna e dal meridione e contemporaneamente di fronte al vasto e drammatico flusso immigratorio dal sud del mondo, la vicenda storica dell’emigrazione italiana del Novecento non debba essere dimenticata anche per diffondere nel corpo sociale del nostro paese una cultura del dialogo e dell’accoglienza. La storia della nostra emigrazione è stata non solo una vicenda di sofferenze e di discriminazioni ma anche di lotte e di conquiste sociali e democratiche. In questo processo hanno svolto un ruolo importante anche organizzazioni quali le associazioni cattoliche dei lavoratori italiani, le ACLI, alla cui specifica azione in Germania è dedicato il capitolo centrale della mia tesi.

 

L’intervento delle ACLI tra i nostri emigrati seguiva una precisa politica d’azione che prevedeva una doppia presenza dell’organizzazione sia in Italia, sui problemi origine e causa dell’emigrazione, sia all’estero, in stretto contatto con la realtà del movimento. In tal modo si promuoveva un’opera di costante impegno per la realizzazione di nuove occasioni di presenza delle Acli e per favorire la nascita di comitati d’intesa tra le associazioni democratiche operanti nell’Emigrazione. Le Acli non ritenevano fosse possibile alcuna emancipazione dei nostri lavoratori in terra straniera, senza che questa avvenisse prima della decisione di partire. Parlare, difatti, di scuola e formazione professionale degli emigrati all’estero voleva dire avanzare su una duplice prospettiva, quella specifica e quella generale, vale a dire tenere presente, sia nell’analisi sia nelle proposte, che la soluzione dei problemi formativi dei lavoratori italiani all’estero passava attraverso quella dei lavoratori italiani in quanto lavoratori.  

Da tali presupposti ne derivò il pieno appoggio e solidarietà che le Acli diedero alle lotte del Movimento Operaio. Non poteva d’altronde essere altrimenti, in quanto una linea di condotta basata sulla difesa dei livelli di vita e di lavoro unicamente a livello 

nazionale avrebbe significato lasciare mano libera al grande padronato ed alle società multinazionali sui temi dell’uso e della dislocazione delle risorse economiche ed umane su scala mondiale (1).

Le Acli assumevano in tal modo il ruolo di organizzazione di rappresentanza dei lavoratori emigrati nei confronti delle autorità locali e di quelle consolari italiane. Per questo aspetto, come per l’attività di formazione e di assistenza sociale, furono utili gli accordi di collaborazione conclusi, per la Rft, con il KAB (Movimento Cattolico dei Lavoratori tedeschi) ed il Werkovolk (2), come nel caso del Comitato d’Intesa costituito   sulla base del rapporto stabilito tra Acli Germania e KAB, specificamente per quanto riguardava l’attività ENAIP e ACLI CASA. La realtà dell’emigrazione, infatti, non doveva essere indirizzata ed affrontata in termini settoriali e corporativi, ma inserita nel più generale disegno di rinnovamento della società a livello nazionale ed internazionale.

L’importanza del lavoro delle Acli ha rappresentato il frutto di una loro capillare presenza di base, legata ai problemi reali dei lavoratori, che contribuì a consolidare i vincoli tra l’associazionismo democratico operante nell’emigrazione ed i sindacati, e a diffondere la presa di coscienza nel nostro paese sul problema dell’emigrazione, premessa indispensabile per ogni reale impegno di cambiamento.

Il settore emigrazione ha visto momenti di particolare collaborazione con altri settori del movimento e dei servizi. L’impegno delle Acli, spesso in veste di promotori, si è inoltre manifestato con la partecipazione attiva di consultazione in sede di comitato Esteri-sindacati o Esteri-associazioni o con la presentazione di problemi specifici alla commissione Lavoro del Senato-sottocommissione per l’emigrazione o del Comitato Permanente per l’emigrazione della Camera dei Deputati. La finalità era quella di costituire un sistema adeguato di tutela ed assistenza in grado di dare risposta ai problemi degli emigranti in tema di lavoro, di assistenza-previdenza, del ricongiungimento famigliare, della scuola, e della creazione di rapporti sociali e umani e di relazioni che non facessero più sentire la solitudine e l’isolamento.

Interventi che portavano le Acli ad essere un Patronato di Assistenza, ed allo stesso tempo un Sindacato di difesa, un punto di incontro dei lavoratori italiani della zona ed un centro propulsore di iniziative e solidarietà, mantenendo sempre come fine principale la tutela e la difesa del lavoratore nel campo dei suoi diritti assicurativi e previdenziali; ambiti nei quali era necessaria una specifica competenza. Diveniva così settore di attività pure la difesa sindacale, in quanto spesso molti aspetti della tutela del lavoratore che rientravano nella competenza delle organizzazioni sindacali non sempre venivano o potevano essere adempiuti da queste ultime e, di conseguenza, spettava al Patronato sostituirsi ad esse. L’inserimento del Patronato, in questi casi, comprendeva anche iniziative culturali, ricreative ed assistenziali, volte non solo alla difesa dei diritti delle persone ma anche ad un aspetto molto importante e spesso volutamente trascurato dalle autorità: la maggiore coesione sociale tra i nostri emigrati e tra essi e la popolazione locale. Venivano così diffuse pubblicazioni a carattere specializzato comprendenti notizie ed informazioni sociali, lavorative, assicurative, della vita e dei problemi delle comunità italiane, e notizie dall'Italia che potevano in tal modo essere utilmente portate a conoscenza dei lavoratori. Fatto importante questo della stampa, considerato che gli organi di informazione, dalle grandi testate nazionali italiane alla radio, dalle prime trasmissioni radiotelevisive alla Gazzetta Ufficiale della CEE, continuavano a privilegiare l'informazione economica e quella socio-politica, e non contribuivano in alcun modo "all'affermazione sociale e politica delle esigenze degli emigranti, come sarebbe giusto che fosse, visto che l'emigrazione è fatta quasi tutta di operai"3. Mancava sopratutto una testata a grossa tiratura che fosse in grado di coinvolgere tanto la collettività italiana all’estero quanto quella in Italia; la stampa all’estero invero non arrivava in Italia, «al massimo arrivava alla Direzione Generale dell’Emigrazione, che la valutava sulla base dei rapporti e delle informazioni ricevute dalle rappresentanze diplomatiche e consolari, e sui tavoli degli uffici stampa delle Regioni» (3), ed inoltre gli articoli sugli emigrati che in Germania stavano in prima pagina, in Italia finivano sempre nelle pagine interne.

Da una fase iniziale di intervento pressoché esclusivo volto ad assicurare un’efficace assistenza sociale ai lavoratori emigrati attraverso i Segretariati e il Patronato, le Acli passarono così ad una fase di vero e proprio impianto associativo. In un costante sviluppo organizzativo che ha visto aumentare i tesserati in Germania dai 173 del 1960 ai 2.016 del 1966, ed i circoli dai 2 del 1960 ai 29 del 1966 (4).

Un intenso programma di attività, che rivolse particolare attenzione alla formazione sindacale per favorire la partecipazione dei lavoratori emigrati alla vita del sindacato e la loro assunzione a posti di responsabilità. Infatti, la mancanza di adeguamento della politica per l’emigrazione alle dimensioni del fenomeno migratorio, e del riconoscimento effettivo del principio di piena uguaglianza del cittadino italiano all’estero non consentivano che i nostri connazionali si sentissero effettivamente liberi cittadini portatori di diritti e di doveri. Continuavano a non essere rispettati i loro diritti costituzionali al voto e i diritti sociali all’istruzione, alle prestazioni di sicurezza sociale e all’abitazione (5). Punto questo della formazione, fondamentale, non solo al fine del collocamento in Germania, ma in particolare anche per un eventuale rientro in patria. Si rendeva così sempre più necessaria la promozione della classe lavoratrice ed il suo inserimento nella nuova società europea, in un’integrazione tanto economica quanto e sopratutto sociale. La formazione sociale e politica era il mezzo per crescere ed essere partecipi della società civile ed allo stesso tempo per potenziare la capacità politica ed organizzativa e, come tale, doveva essere valorizzata nel e per il rispetto dei lavoratori emigranti.

Interessante a questo proposito è uno stralcio dell’intervista rilasciata dal Presidente Nazionale delle Acli, Emilio Gabaglio alla radio tedesca nel 1969: « … Non più sola assistenza e tutela verso gli emigrati, ma garanzia, sviluppo e promozione dei diritti umani, sociali, previdenziali e, sopratutto deve essere posto su basi nuove il diritto della partecipazione dei lavoratori emigrati sia alla comunità estera in cui vivono e lavorano, sia nei confronti della realtà italiana. Nel primo caso essi devono raccogliersi nelle organizzazioni sindacali, partecipare alle attività sociali e sindacali di fabbrica di categoria, devono iscriversi al sindacato, diventarne membri attivi e militanti, contare dall’interno e chiedere anche al sindacato un atteggiamento di maggiore disponibilità per la tutela del lavoro degli emigrati. […]…per organizzare un forte movimento d’opinione, un forte movimento di massa che possa imporre le soluzioni ai problemi economici, sociali della loro condizione di lavoratori all’estero…» (6).

Le proposte delle Acli e del Movimento operaio in quest’ambito trovarono la loro concretizzazione anche nella linea formativa dell’ENAIP (7). I suoi principali fini erano, infatti, la promozione dell'integrazione di giovani ed adulti italiani nella società tedesca e nel mondo del lavoro tedesco, la promozione della lingua e della cultura italiana, corsi di lingua tedesca per migranti e attività di sostegno, recupero e reinserimento nel mercato del lavoro per i disoccupati. L’intervento che è stato sviluppato per la Germania aveva l’obiettivo di dare alla mobilità il significato di una scelta quanto più possibile «libera» del lavoro, della professionalità, e della promozione sociale (8). La situazione economica generale, caratterizzata da un forte squilibrio interno, determinava la necessità di un maggiore intervento del sindacato e di un’iniziativa unitaria per poter intervenire alla guida dei processi di sviluppo e nella gestione delle politiche occupazionali. Nuovi strumenti culturali e professionali dovevano realizzare un’integrazione attiva, fondata non sulla perdita della propria identità culturale e sociale ma sulla valorizzazione delle proprie capacità, nel rifiuto dell’emarginazione.

Questo ha permesso che i Gastarbeiter diventassero lavoratori inseriti nelle dinamiche economiche e sociali della Germania pur senza mai perdere la propria identità perché come ha riassunto con una osservazione esemplare Max Frisch, l’accordo bilaterale Italia-RFT per il reclutamento di manodopera, l’«Anwerbervertrag», del 1955, richiedeva braccia ma dall’Italia, così come dagli altri paesi poco sviluppati dell’Europa, arrivarono invece uomini con le loro storie, i loro problemi ma anche le loro capacità, le loro risorse e anche i loro sogni. Questo insegnamento è sempre attuale.

 

Tratto dalla tesi “Le Acli e i Gastarbeiter italiani in Germania” discussa, presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Cagliari, da Simonetta Del Favero.

 

Note:

1 – L’esecutivo delle Acli su emigrazione e sviluppo, Comunicato Stampa del 4 febbraio 1975

2- Relazione Generale della Presidenza Centrale, X Congresso Nazionale Acli, Roma, 3-6 novembre 1966, Industria Grafica Moderna, Roma.

3- Mauro G., op. cit.

4- GERMANIA          1960    1961    1962    1963    1964    1965   1966

Tesserati          173      348      457      1011    1113    1527    2016

Circoli  2          9          6          9          14        22        29

  Dati tratti da:, X Congresso Nazionale Acli, Roma 3-6/11/1966, Industria Tipografica Moderna, Roma, (1966).

5- “Le condizioni di una politica sociale europea nella risoluzione dell’Assemblea dei Dirigenti ACLI in Europa”, Bruxelles, 5-6/06/1965, in Studi Emigrazione, N. 4, Ottobre 1965.

6-Gabaglio E., Intervista rilasciata alla radio tedesca, in Emigrazione, N. 6, novembre- dicembre 1969.

7-Corso di Formazione Enaip, Revisondoli (L’Aquila) luglio 1978, in Formazione e Lavoro, N. 87-88, luglio-dicembre 1978, Enaip, Grafiroma, Roma, 1979, p. 94.

8- De Falchi F., La presenza Enaip in emigrazione, in Formazione e Lavoro, N. 87-88, luglio-dicembre 1978, Enaip, Grafiroma, Roma, 1979, p. 88.

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Editoriale

Giovani italiani all’estero: rientro, popolamento e solidarietà

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