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Umberto Marin - Italiani in Gran Bretagna (Prima puntata)

Presentiamo alcuni capitoli tratti dal volume «Italiani in Gran Bretagna» (Ed. CSER, Roma 1975) sulla plurisecolare storia della presenza italiana in Inghilterra sicuri di far cosa gradita a chi segue il portale. Ringraziamo per questa iniziativa il CSER (www.cser.it) per aver permesso la pubblicazione di parte dell’opera di Umberto Marin.
Umberto Marin - Italiani in Gran Bretagna (Prima puntata)

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Presentazione

 

L’autore

Padre Umberto Marin è nato ad Asolo (Treviso) il 25 settembre 1934. Divenuto sacerdote Scalabriniano nel 1960, parte per l’Inghilterra dove per tre anni è assistente alla Missione Cattolica Italiana di Bedford fra gli italiani occupati nelle fabbriche di laterizi. Nel 1963 diventa direttore del quindicinale «La Voce degli Italiani». Nel 1966 è incaricato, con il confratello Walter Sacchetti, della fondazione del Centro Scalabrini di Londra, la Missione Italiana del SS. Redentore, mantenendo l’incarico di direttore del quindicinale.

Nel 1965 prende parte alla fondazione della Federeuropa (Federazione Stampa Italiana in Europa) e nel 1971 a quella della Federazione Mondiale della Stampa Italiana all'Estero (FMSIE). Nel 1975 esce «Italiani in Gran Bretagna». Notevole la sua attività di scrittore, giornalista e conferenziere su temi migratori e su G. B. Scalabrini.

Nel 1977, trasferito a Roma, è direttore della Rivista «L'Emigrato Italiano» che dirige fino al 1980. Nel 1979 è chiamato presso il Centro Studi Emigrazione Roma (CSER) con l'incarico dell'Ufficio di rappresentanza dei Centri Studi e di collegamento con i media in Italia e all'estero.

Nel 1981 inizia una fase di servizio pastorale che lo porta in Calabria e poi nella diocesi di Milano, in una parrocchia della periferia, abitata prevalentemente da immigrati provenienti dal Sud Italia. Dal 1991 è parroco della Chiesa del Carmine.

Pubblica il volumetto biografico su G. B. Scalabrini «Tutto a tutti», tradotto anche in spagnolo, e ne cura traduzione e pubblicazione in inglese poco prima della morte. In questo periodo è costretto ad accettare le restrizioni impostegli da una cecità progressiva, causata dal diabete. Al termine del suo mandato come parroco, rimane a Milano per dirigere «Il Crocevia», iniziativa sorta per favorire il dialogo interculturale e interreligioso nella metropoli lombarda.

Scrive ancora il volumetto di poesie «TU» dedicato all’«ALTRO» la cui amicizia arricchisce.

Muore il 28 marzo 2007. È sepolto nel cimitero di Asolo, paese che amava e ricorda nell’opuscolo «Alla scoperta di Asolo».

Nella raccolta di poesie «L'Aquilone» si trova una sua brevissima lirica intitolata «Padre Nostro», della quale riportiamo la parte finale: "Nel tuo cielo, o Padre, non sono tracciate frontiere. Sia fatta dunque la tua volontà come in cielo così in terra".

 

Il volume

 

«Italiani in Gran Bretagna» (CSER, Roma 1975) di Padre Umberto Marin si apre con una «insolita» dedica: «Dedico queste pagine agli emigrati e soprattutto a coloro fra essi che “mai le leggeranno”, perché condannati ad una sottocultura che l’espatrio ha reso incurabile. A loro ho dedicato anche la vita: e furono appunto essi, con le loro diuturne sollecitazioni, a impedirmi di scrivere queste pagine con più accuratezza e in bella forma».

In queste poche righe è condensata la «tensione» di Padre Marin a comprendere e vivere la realtà e i drammi dell’espatrio e dell’emigrazione contemporanea, uno «status» dove la «sottocultura», risultato di una antica e precaria situazione sociale ed economica, sembra ostacolo o barriera per un arricchimento «socioculturale» (linguistico, prima di tutto, e di «conoscenza» – quindi di «rapporti sociali» che possono «facilitare» l’inserimento nel nuovo Paese, in cui il migrante si trova a vivere e operare).

Agli emigrati ed espatriati è dedicata l’opera. A chi, il sacerdote scalabriniano seguiva assiduamente cercando le cause dell’espatrio, le tensioni e le aspirazioni. Con la convinzione che la «conoscenza della propria storia» (e dell’altrui) potesse portare a una coscienza di vita e scelte diverse.

«Italiani in Gran Bretagna», opera completa sull’emigrazione e presenza italiana in Gran Bretagna, ha una grande qualità: la sintesi. Cui si aggiungono le informazioni, completate dalla documentazione fotografica e dalle statistiche, oltre a una ricca bibliografia molto significativa per il periodo in cui il volume è apparso.

Il volume copre tutte le dimensioni del fenomeno dell’«emigrazione popolare moderna», tema affrontato nella seconda parte. L’autore, nella rievocazione «storica» sulla presenza latina, italica e italiana in Gran Bretagna (che definisce «movimento migratorio d’élite») ci presenta il complesso e affascinante quadro di una realtà culturale, economica e sociale plurisecolare, continua e instancabile, che uomini di «fede» o «votati al commercio e alla cultura» hanno mantenuto nel periodo che va dal VI secolo d. C. a tutto il Medioevo. «Affascinante presentazione» di quella storia che ha sempre visto vicine la Penisola mediterranea e la Gran Bretagna, fin dai lontani tempi in cui i Romani sbarcarono in Britannia.

L’interesse dell’autore si concentra maggiormente sulla problematica migratoria causata dalla mancanza e ricerca di lavoro, trattata in quattro capitoli nella seconda parte. Questi comprendono le fasi storiche che vanno dagli inizi del secolo XIX alla prima guerra mondiale, la parentesi protezionistica fra la prima e la seconda guerra mondiale, dal Trattato di Pace di Parigi all’allargamento della Comunità Europea.

L’ultimo capitolo s’intitola «L’emigrazione: sfida all’Europa», dove l’autore, - come annota Pietro Del Giudice nella Prefazione - dopo aver scrupolosamente e obiettivamente esaminato in lungo e in largo il fenomeno migratorio in Gran Bretagna, si lascia portare da sentimenti e aspirazioni che rappresentano quanto di meglio noi emigrati sentiamo e aneliamo.

Il volume si conclude con l’augurio (per nulla datato e ancora attuale) che l’emigrazione e l’espatrio vengano «scoperti» e che l’emigrante non venga considerato né un «disertore», né un «crumiro». Oggi e domani, scrive, «va sempre condannata quella società che accetta come unica possibilità di sussistenza il dramma colossale dell’emigrazione forzata e abbandonata». La nostra e l’altrui «emigrazione».

 

Luigi Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

 

immagine: Umberto Marin

 

 

Umberto Marin,

Italiani in Gran Bretagna, Roma 1975 (www.cser.it)

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Editoriale

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