You are here: Home Lombardi nel Mondo Nazioni Europa Articoli Studi e ricerche Umberto Marin - Italiani in Gran Bretagna (Decima puntata)
Accedi a ..
Ospitalità Mantovana .....
logo-albergo-hotel-bianchi-mantova.png
In Evidenza ...

Umberto Marin - Italiani in Gran Bretagna (Decima puntata)

Presentiamo alcuni capitoli tratti dal volume «Italiani in Gran Bretagna» (Ed. CSER, Roma 1975) sulla plurisecolare storia della presenza italiana in Inghilterra sicuri di far cosa gradita a chi segue il portale. Ringraziamo per questa iniziativa il CSER (www.cser.it) per aver permesso la pubblicazione di parte dell’opera di Umberto Marin.
Umberto Marin - Italiani in Gran Bretagna (Decima puntata)

Vittorio Alfieri

EPOCA MODERNA:

dall'epopea del Risorgimento alla nascita della Comunità Europea

 

Nel secolo XIX avvenne una svolta decisiva nei rapporti tra l’Italia e la Gran Bretagna. Ciò fu dovuto al fatto che l'Italia divenne nazione e quindi partner effettivo, cessando di essere una semplice espressione geografica, anche se serbatoio inesauribile di artisti, scienziati e letterati. Così l'800 fu contrassegnato da uno dei più nobili esempi di collaborazione tra due popoli in un grande momento storico. La grande Inghilterra vittoriana che prima, quasi per sdebitarsi del secolare apporto culturale dell'Italia, aveva offerto il mecenatismo politico agli esuli del nostro Risorgimento, concorse poi a facilitare l'insediamento della giovane nazione italiana nel consesso delle potenze europee, pur mirando ovviamente anche ai propri interessi politici. In Gran Bretagna la causa del Risorgimento italiano, sostituendo quella greca, divenne la Romance del primo ‘800: vedi i due grandi esponenti del romanticismo inglese Byron e Shelley. La causa italiana mobilitò personalità politiche di ogni tendenza, ma con particolare preminenza nelle file del par­tito liberale e in seno alle giovani Trade Unions. Statisti come Palmerston, Gladstone, Granville, John Russel e uomini politici come Stansfeld e Duncombe figurano tra coloro che meglio patro­cinarono il Risorgimento italiano. Simbolo e suggello del nuovo legame tra Italia e Gran Bretagna fu la prima visita di stato in Gran Bretagna compiuta da Re Vittorio Emanuele II nel 1855. Sul medaglione celebrativo vennero incise le significative parole: «Liberi liberis gratulantur sociis».

Ma il secolo XIX è contrassegnato da un altro evento: alla secolare emigrazione di élite si aggiunge ora l'emigrazione popolare; oltre agli artisti e ai rifugiati politici approdano in Gran Bretagna anche i primi veri emigrati.

Troppo spesso, indulgendo ad una concezione borghese della cultura, si riducono i rapporti, tra Italia e Gran Bretagna a quello scambio culturale che potrebbe essere rappresentato da un Foscolo o da un Byron. Noi crediamo invece (e avremo modo di dimostrarlo nella seconda parte del volume) che proprio questa umile e oscura emigrazione di massa sia l'artefice prima di quel faticoso eppur esaltante incontro di popoli che caratterizzerà il secolo XX.

 

Esuli politici

 

Centinaia furono i patrioti italiani che agli inizi dell'800 e soprattutto dopo i moti del 1820-21 trovarono rifugio in Gran Bretagna. In questa nazione, che essi guardavano come il paese della giustizia e della libertà, essi trovarono comprensione per i loro ideali di libertà nazionale.

Vittorio Alfieri fu l'antesignano di questa anglomania; fu tale infatti la sua ammirazione per l'Inghilterra che volle dettare così il suo stesso epitaffio: «Sicuro alfin l'italo Alfier qui giace, cui dieder sol gli Angli e libertate e pace». Non ci è possibile riferire qui le vicende e fin'anche i nomi dei rifugiati politici al completo. Rimandando all'abbondante bíbliografia al ríguardo, ci limiteremo a citare il nome dei principali e a soffermarci poi su coloro che re­carono un particolare contributo culturale o che si inserirono nella vita della incipiente collettività italiana.

I più illustri esuli politici furono: Ugo Foscolo, Giuseppe Mazzini, Antonio Panizzi, Gabriele Rossetti, Giuseppe Pecchio, Aurelio Saffi, Giacomo Filippo Lacaita, Francesco Crisui, Antonio Gallenga, Guglielmo Pepe, Luigi Settembrini, Santorre di Santarosa, Giovanni Arrivabene, Silvio Spaventa, Giovanni e Agostino Ruffini, Giovanni Berchet, Carlo Pisacane, Ferdinando Dal Pozzo, Ottaviano Fabrizio Mossotti, Rosolino Pilo, Evasio Radice, Giacomo Ciani, Augusto Bozzi Granville.

Per la maggior parte di essi l'esilio in Inghilterra fu solo una parentesi. Estraniati dalla collettività italiana di allora, ricercarono un inserimento nel mondo culturale e politico inglese allo scopo di mobilitare l'opinione pubblica in favore della causa risorgimentale italiana e inoltre di trovare i mezzi di sostentamento. Si dedicarono così all'insegnamento dell'italiano, allora ancora molto in voga, col­laborando a varie pubblicazioni e curando inoltre nuove edizioni dei classici italiani, recando così un rilevante contributo alla diffu­sione della lingua e della cultura italiana. Alcuni di loro, come Mazzini e gli altri di cui parleremo in seguito, sodalizzarono con la collettività italiana e si adoperarono alla sua promozione sociale, sia per motivi umanitari e sia perché si ripromettevano di mobili­tarla anche politicamente. Anche se questo intento riscosse ben poco successo, tuttavia essi offrirono una leadership che effettivamente operò alla promozione sociale della popolazione italiana e in modo particolare favorì quel fenomeno associativo che fu così rilevante nella collettività italiana di allora a differenza delle collettività italiane di altre nazioni.

Agli inizi la diversa estrazione ideologica dei vari gruppi di patrioti non compromise quella specie di fronte unico creato dal comune ideale della liberazione nazionale. Solo in seguito ci fu una crescente divaricazione tra il gruppo dei mazziniani e coloro invece che si rifacevano alla strategia diplomatica di Casa Savoia. Entrambi comunque erano danneggiati dalle turbolenze di elementi anarchici, i quali davano così pretesto all'ambiente politico meno sensibile alla causa italiana, con il Times in testa, per richiedere al governo, sottoposto a sua volta alle pressioni da parte delle potenze straniere, l'approvazione di un “Alien Bill” che fosse in grado di limitare la libertà di movimento e di iniziativa degli esuli italiani.

Di questi vanno ricordati alcuni per la particolare incidenza avuta sulla scena politica e culturale dell'Inghilterra ottocentesca: Giuseppe Pecchio (1785-1835), economista e letterato di Milano che fu poi professore di lingue moderne a Manchester; Luigi An­geloni (1759-1842), originario di Frosinone, che nel 1823 fu espulso dalla Francia e riparò a Londra e i cui scritti politici si sono ispirati agli enciclopedisti; Giacomo Filippo Lacaita (1813-1895), patriota ed erudito di Manduria, il quale diede informazioni così negative sul regno di Napoli a Gladstone da fargli definire il governo bor­bonico «negazione di Dio»; Antonio Gallenga (1812-1895), pub­blicista e uomo politico di Parma, inizialmente amico e collabora­tore di Mazzini, corrispondente del Times durante varie spedizioni, morto a Chepstow; e soprattutto Ugo Foscolo, Antonio Panizzi, Gabriele Rossetti e Giuseppe Mazzini.

 

Fine decima puntata

        Per gentile concessione di CSER – Roma

 

A cura di L. Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

Document Actions
Share |
Editoriale

Giovani italiani all’estero: rientro, popolamento e solidarietà

Workshop organizzato per mettere a punto le proposte emerse nel seminario organizzato l’11 ottobre u.s., presentato a sua volta dal giornalista Luciano Ghelfi e introdotto dallo storico Emilio Franzina, moderato in entrambe le occasioni da Gianni Lattanzio, ha visto entrambe le volte la partecipazione di consiglieri del CGIE, esponenti politici quali i deputati Fucsia Fritzgerald Nissoli (FI) Gianni Marilotti (5 Stelle) e Massimo Ungaro (PD) e poi Simone Billi, Presidente del Comitato per gli Italiani all’Estero della Camera dei Deputati (Lega) e la Senatrice Laura Garavini (PD), quindi esperti come Toni Ricciardi (Università di GINEVRA), Maddalena Tirabassi (Direttrice Centro Altreitalie sulle Migrazioni Italiane, Globus et Locus) Riccardo Giumelli (Università di Verona), Delfina Licata (Fondazione Migrantes) e Franco Pittau (Centro Studi Idos). Le conclusioni del workshop sono state affidate al Dir. Gen. per gli Italiani all’Estero e Politiche Migratorie del MAECI, Amb. Luigi Maria Vignali, e all’On. Fabio Porta, del coordinamento del Comitato. continua>>
Tutti gli Editoriali