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Umberto Marin - Italiani in Gran Bretagna (Dodicesima puntata)

Presentiamo alcuni capitoli tratti dal volume «Italiani in Gran Bretagna» (Ed. CSER, Roma 1975) sulla plurisecolare storia della presenza italiana in Inghilterra sicuri di far cosa gradita a chi segue il portale. Ringraziamo per questa iniziativa il CSER (www.cser.it) per aver permesso la pubblicazione di parte dell’opera di Umberto Marin.
Umberto Marin - Italiani in Gran Bretagna (Dodicesima puntata)

Giuseppe Mazzini

Un anno prima di questo rientro Mazzini, grazie ai contatti avuti con gli esuli di altre nazioni, giunse ad interessarsi di politica internazionale e fondò «The People's International League» che fu una specie di ripresa della Giovane Europa fondata dieci anni prima a Berna. Con il precipitare degli eventi però egli ritornò agli interessi per la causa nazionale italiana e con lo scoppio dei moti del '48 fece ritorno in Italia dove l'anno seguente entrò a far parte dei Triumvirato dell'effimera Repubblica Romana.

Caduta questa, molti patrioti ripresero la via dell'esilio. A Londra venne fondato 1'«Italian Refugee Fund Committee» il cui indirizzo di propaganda, oltremodo laudativo nei confronti di Mazzini fu steso dallo stesso Charles Dickens. Nel 1851 Mazzini rientrò a Londra sconfitto, ma con l'aureola di triunviro e la propaganda politica. Fondò in quello stesso anno l'associazione «Friends of Italy» che fu il suo primo riuscito tentativo di mobilitare su larga scala l'opinione pubblica inglese a favore della causa italiana. Il momento sembrava quanto mai favorevole: in Inghilterra era terminato il periodo di più acute lotte sociali ed inoltre si poteva allora trar profitto della reazione negativa suscitata in molti ambienti dal ripristino della gerarchia cattolica, definito un «assalto del papismo». Al movimento di Mazzini che sembrava finalmente cogliere i frutti di una lunga ed apparentemente inefficace opera di sensibilizzazione politica, giunsero adesioni da ogni parte: da politici, scrittori, scienziati, letterati ed ecclesiastici. Ma dopo appena quattro anni l'organizzazione dei «Friends of Italy» si sciolse per varie ragioni. Erano mutate le condizioni politiche, la strategia politico-diplomatica di Casa Savoia prese il sopravvento sull'idealistico disegno rivoluzionario dei mazziniani, il cui gruppo andò sempre più diradandosi. Molti di questi infatti, ottenuta l'amnistia, erano rientrati in Italia, mentre altri, come il Gallenga, non dubitarono di abbandonare il loro maestro per aderire agli indirizzi politici dell'Ambasciata Sarda. Inoltre la stessa scena politica e sociale della Gran Bretagna stava subendo trasformazioni. Con gli anni '50 infatti era tramontato il Cartismo ed aveva preso vigore l'associazionismo di mutuo soccorso. Ne prese atto anche la collettività italiana che, nel frattempo, era stata scremata dai politicizzati esuli e ne prese atto lo stesso Mazzini che dal 1861 cessò la propaganda politica e si dedicò piuttosto all'attività sociale. Nel 1864 fondò la Società per il Progresso degli Operai Italiani a Londra, istituzione che esiste ancora oggi sotto il diverso nome di Circolo Italiano Mazzini-Garibaldi. Il nome di Garibaldi fu associato a quello di Mazzini poiché quella società venne fondata proprio all'indomani della trionfale visita che l'Eroe dei due Mondi fece in Inghilterra. Benché egli non fosse un rifu­giato politico, aveva tanto acceso la fantasia della popolazione in­glese da meritare una vera e propria apoteosi. Oltre mezzo milione di persone andò a riceverlo alla stazione e furono tante e tali le manifestazioni pubbliche da mettere in serio imbarazzo il governo conservatore di allora. Garibaldi si recò a Manchester, Newcastle e in altre città britanniche sempre accolto trionfalmente. Nella Lan­caster House, in quella che oggi si chiama appunto Garibaldi Room, fu posta una lapide con la sua effigie a ricordo di quella memorabile visita. Del Comitato incaricato di accogliere Garibaldi faceva parte anche l'influente sindacalista Robert Applegarth con alcuni suoi colleghi del potente London Trades Council. Era il tempo in cui questi stavano cercando di sottrarre le Trade Unions dall'esclusivo interesse sindacale per orientarlo invece anche verso qualche obiettivo poli­tico, come per esempio la causa del Risorgimento italiano.

Il Mazzini, nonostante la tenacia quasi intollerante con cui tenne fede alle proprie concezioni, male sopportò le divisioni di carattere politico, sociale, religioso che turbavano la collettività ita­liana. Al tempo della polemica con la Cappella Sarda e con i «padroni» che osteggiavano la scuola, egli cercò di evitare ogni inasprimento. Dichiarava di voler fatti più che polemiche e di voler porsi «su un terreno di carità e di dovere in modo che gli italiani di Londra mostrino al pubblico inglese che siamo tutti d'accordo». Non per nulla nello statuto della futura società operaia fece porre come suo primo scopo «la carità fraterna». Anche nel campo religioso, dove profonda era la frattura, la sua innata inclinazione alla solidarietà gli vietava gli estremismi settari. Benché infatti apprezzasse le iniziative sociali degli evangelici italiani e nonostante avesse stipulato un accordo segreto con la Christian Alliance con l'intento mera­mente politico di abbattere il potere temporale del Papato, egli mostrò poca simpatia per le numerose società evangeliche ed anti­papali così come non fu in favore del proselitismo protestante, ispirato ad un antipapismo che egli definiva «antipatia profonda ed esagerata per il papismo, fantasma che qui si fa intravedere ipocritamente in ogni provvedimento». Sarà per questo che i catto­lici più illuminati (come alcuni organi di stampa quali il Tablet e il Dolman’s Magazine) giunsero a sostenere in qualche modo la causa mazziniana, insistendo sulla distinzione tra il potere temporale e relativo malgoverno da una parte ed i principi strettamente religiosi dall'altra. Ma la divisione che deve aver maggiormente ferito l’animo del grande patriota fu proprio quella politica, quella cioè che pregiudicava l'ideale stesso della redenzione politica dell'Italia: cioè la contrapposizione tra la sua concezione repubblicana e quella realistica del geniale Cavour. Mentre numerosi patrioti rientrarono trionfanti in Italia e magari andarono ad occupare un seggio nel neonato Parlamento Italiano, Mazzini invece finì i suoi giorni a Pisa sotto il melanconico pseudonimo di Mr. Brown, straniero in patria sua. Forse che la sua statura morale e la sua potenza ispiratrice erano meglio collocate nella austera, giustizialista e tollerante Inghilterra vittoriana che non in un'Italia messa insieme in qualche modo, non attraverso una vera redenzione popolare, ma dalla scaltrezza politica?

Concludiamo questa rassegna degli esuli italiani in Gran Bretagna con il nome del bizzarro Colonnello Maceroni, il quale scrisse una specie di manuale di guerriglia urbana che doveva servire agli operai londinesi in caso di insurrezione e del quale si dice che abbia inventato anche una vettura a vapore.

 

Fine dodicesima puntata

       Per gentile concessione di CSER – Roma

 

A cura di L. Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

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Editoriale

Giovani italiani all’estero: rientro, popolamento e solidarietà

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