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Umberto Marin - Italiani in Gran Bretagna (Seconda puntata)

Presentiamo alcuni capitoli tratti dal volume «Italiani in Gran Bretagna» (Ed. CSER, Roma 1975) sulla plurisecolare storia della presenza italiana in Inghilterra sicuri di far cosa gradita a chi segue il portale. Ringraziamo per questa iniziativa il CSER (www.cser.it) per aver permesso la pubblicazione di parte dell’opera di Umberto Marin.
Umberto Marin - Italiani in Gran Bretagna (Seconda puntata)

Copertina

MEDIO EVO:  Messi Papali, Monaci, Artisti, Commercianti, Banchieri e Navigatori

 

            Con la dissoluzione dell'impero romano le popolazioni britan­niche. furono travolte nel vortice di lotte intestine e di invasioni. Ma mentre rimasero indelebili le orme delle grandiose opere pubbli­che realizzate nei 450 anni di dominazione romana (bonifiche, città, strade, acquedotti), la cultura subì invece una specie di riflusso. Lo stesso Cristianesimo, introdotto a suo tempo dagli inviati di Papa Eleuterio e forse non ancora profondamente recepito, parve subire un processo di degenerazione. Dileguatesi perciò nel Continente le legioni romane, non rimase alcun legame tra la Penisola del Mediterraneo e la grande Isola del Nord. La Manica finì per essere attraversata solo da pochi coraggiosi mercanti; era quanto del resto aveva scritto lo stesso Giulio Cesare: «All'infuori dei mercanti è difficile che ci vada qualcuno» (De Bello Gallico, IV, 20).

            I legami furono riallacciati solo nel 597, quando Papa Gregorio vi inviò Agostino con i suoi quaranta monaci, che ripresero l'opera della evangelizzazione e riportarono la rissosa cristianità della Gran Bretagna nell'orbita della Chiesa di Roma. Tramite questi monaci

anche le Isole Britanniche vennero investite dall'opera civilizzatrice del monachesimo occidentale che, avendo saputo combinare le esi­genze ascetiche del giovane Cristianesimo con l'amore alla cultura e agli impegni sociali, ha saputo mantenere in una specie di incuba­trice quella civiltà europea che sarebbe poi esplosa nel secondo mil­lennio. Si deve a questa rete di grandi monasteri, sparsi su tutto il Continente, quella matrice europea su cui è forgiato l'odierno pro­cesso di unificazione. Non per nulla il santo e geniale Benedetto da Norcia, che pure non era mai uscito dalla sua regione, venne proclamato patrono di Europa.

            Dopo S. Agostino di Canterbury numerosi furono gli italiani che si insediarono in veste di vescovi o di abati nei vari episcopi e monasteri della Gran Bretagna. La lunga serie di coloro che occu­parono la Sede Primaziale di Canterbury annovera tra gli altri, dopo S. Agostino, Lorenzo Romano (604-619), Mellito Romano (619-624), Onorio (627-653), e soprattutto i grandi Lanfranco di Pavia (1070­ - 1089) e Anselmo d'Aosta (1093-1109), di cui parleremo più avanti, e infine il Beato Bonifacio (1240-1270). Fu in questo periodo che iniziò il grande dramma religioso che la Gran Bretagna si è trasci­nata per secoli fino ai nostri giorni e che è incentrato sul rapporto tra il Sovrano e il Papa. Molti arcivescovi di Canterbury ebbero a che fare con monarchi i quali, insofferenti dell'autorità pontificia (del resto male propagandata da intriganti e interessati messi papali), cercarono di assoggettare la cristianità locale. Fu merito dei dottis­simi Lanfranco di Pavia e Anselmo d'Aosta l'aver propugnato quel principio della separazione tra i poteri religioso e politico, che poi lentamente si instaurerà nella cristianità di Occidente ad eccezione della sola Gran Bretagna. Qui, per le bizze di Enrico II e poi la rottura fatale di Enrico VIII, il potere religioso finì per essere in un certo modo asservito alla corona.

            Il B. Lanfranco di Pavia, quale canonista e romanista insigne, non solo propugnò il suddetto principio costituzionale della sepa­razione tra i poteri politico e religioso, ma, in qualità di amico e consigliere di Guglielmo il Conquistatore, operò anche alla trasfor­mazione delle vaghe e contradditorie regole anglosassoni in un di­ritto nuovo e indipendente e introdusse per la prima volta nella terminologia giuridica inglese varie espressioni latine che sussistono tuttora. Altrettanto benemeriti in campo giuridico saranno in se­guito il grande giurista lombardo Vacario (1120-1200) e soprat­tutto il famoso Alberico Gentili (1552-1608). Mentre su questo riferiremo più avanti, ricordiamo qui brevemente la figura di Vacario. Proveniente dalla scuola di Bologna e condotto in Gran Bretagna da Thomas Becket, è considerato il primo professore di diritto ro­mano in Inghilterra. Egli scrisse alcuni compendi di diritto e fu tale la sua fama nel dirimere le controversie giuridiche da meritare l'appellativo di Magister Vacarius.

            Del suo insegnamento si valse la neonata università di Oxford.

 

Fine seconda puntata

Per gentile concessione di CSER – Roma

 

A cura di L. Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

 

immagine: il volume di Umberto Marin

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Editoriale

Giovani italiani all’estero: rientro, popolamento e solidarietà

Workshop organizzato per mettere a punto le proposte emerse nel seminario organizzato l’11 ottobre u.s., presentato a sua volta dal giornalista Luciano Ghelfi e introdotto dallo storico Emilio Franzina, moderato in entrambe le occasioni da Gianni Lattanzio, ha visto entrambe le volte la partecipazione di consiglieri del CGIE, esponenti politici quali i deputati Fucsia Fritzgerald Nissoli (FI) Gianni Marilotti (5 Stelle) e Massimo Ungaro (PD) e poi Simone Billi, Presidente del Comitato per gli Italiani all’Estero della Camera dei Deputati (Lega) e la Senatrice Laura Garavini (PD), quindi esperti come Toni Ricciardi (Università di GINEVRA), Maddalena Tirabassi (Direttrice Centro Altreitalie sulle Migrazioni Italiane, Globus et Locus) Riccardo Giumelli (Università di Verona), Delfina Licata (Fondazione Migrantes) e Franco Pittau (Centro Studi Idos). Le conclusioni del workshop sono state affidate al Dir. Gen. per gli Italiani all’Estero e Politiche Migratorie del MAECI, Amb. Luigi Maria Vignali, e all’On. Fabio Porta, del coordinamento del Comitato. continua>>
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