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Umberto Marin - Italiani in Gran Bretagna (Terza puntata)

Presentiamo alcuni capitoli tratti dal volume «Italiani in Gran Bretagna» (Ed. CSER, Roma 1975) sulla plurisecolare storia della presenza italiana in Inghilterra sicuri di far cosa gradita a chi segue il portale. Ringraziamo per questa iniziativa il CSER (www.cser.it) per aver permesso la pubblicazione di parte dell’opera di Umberto Marin.
Umberto Marin - Italiani in Gran Bretagna (Terza puntata)

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Tra le altre personalità italiane del Medio Evo va ricordato anche il Vescovo Pandolfo, il quale, venuto in Inghilterra quale messo papale nel 1211, fu poi consigliere del re Giovanni senza Terra nella promulgazione della celebre Magna Charta Libertatum (1215). Egli è sepolto nella cattedrale di Norwich dove fu vescovo dal 1222 al 1226.

            Grande influsso, sia nel campo religioso come in quello cultu­rale, ebbero anche i Frati Francescani. I primi a giungere in Gran Bretagna furono il Beato Agnello e i suoi cinque compagni, i quali sbarcarono a Dover nel settembre del 1224, proprio nello stesso giorno in cui a La Verna S. Francesco aveva la grande esperienza mistica. Dopo alcuni anni giunse il Beato Alberto e tutti gli altri che sono considerati i pionieri del Francescanesimo in Gran Bretagna. Il movimento francescano recherà un rilevante influsso culturale per gli interi secoli XIII e XIV.

Al via vai di messi papali e di monaci non poteva non aggiun­gersi quello dei commercianti, dei quali parleremo più avanti, e anche degli artisti. A proposito di questi ci limitiamo a ricordare alcuni esponenti della scuola romana dei Cosmati. Essi giunsero in Gran Bretagna nel secolo XIII e di essi rimasero famosi Petrus Romanus e il padre Odericus. Nella Westminster Abbey si possono ammirare la tomba di Edoardo il Confessore di Petrus e uno splen­dido pavimento di Odericus.

Anche le università britanniche, quelle di Oxford e Cambridge prima e poi le altre, comprese quelle scozzesi, si valsero di un rile­vante contributo culturale dall'Italia, anche se l'influsso maggiore venne loro dalla più vicina università di Parigi.

Più tardi, di matrice italiana, nascerà anche la letteratura in­glese per merito di Geoffrey Chaucer (1330-1400), che per incarico del Re visitò più volte l'Italia subendo un rilevante influsso dai grandi trecentisti italiani.

Durante il Medio Evo, attorno ai centri religiosi e culturali, sorse ben presto un attivo mondo commerciale. La presenza poi di tanti messi papali, vescovi e abati italiani fece sì che gli italiani conquistassero il dominio dei commerci e costituissero perfino dei monopoli come quello della lana da parte dei mercanti fiorentini e lucchesi. La lana rappresentava allora la maggior risorsa del paese e costituiva anche il più comune mezzo di trasferimento per le stesse abbondanti decime pontificie.

Le vere e proprie “migrazioni commerciali” presero il via con il secondo millennio. In un primo tempo i viaggi avvenivano soprat­tutto per terra. In Inghilterra esiste ancora un ricordo di tali migra­zioni: il tribunale commerciale si chiama infatti Court of Piepowders (Tribunale dei piedi polverosi). I rapporti commerciali tra l'Italia e la Gran Bretagna si svilupparono soprattutto nei secoli XII-XV, cioè con l'avvento in Italia della civiltà marinara. Le grosse galee italiane che, aggirando il continente europeo, raggiunsero ben presto la costa britannica, costituirono anche il legame commerciale tra il Medio Oriente e il Nord Europa.

A Southampton, dove nel 1307 approdò la prima galea ita­liana e che era allora l'unico porto inglese, si costituì nel volger di qualche anno la prima Little Italy della Gran Bretagna. Tra l'altro gli italiani, cui va attribuita anche la ristrutturazione e l'organizza­zione del porto, vi fondarono una loro istituzione che era un insieme di magazzino, camera di commercio e luogo di ritrovo. In una chiesa di North Stoneham esiste ancora una pietra sepolcrale su cui è scritto “Sepoltura della Schola de Scavoni”. Saranno ancora le galee italiane a risalire per prime il Tamigi fino a Londra. L'abilità ma­rinara dei genovesi e dei venezíani dettò legge alla flotta mercantile britannica, che ne adottò sistemi e organizzazione. Nel secolo XIV venne così formandosi un industrioso quartiere italiano sulla riva sinistra del Tamigi, nel tratto dove più tardi sorgerà la Torre di Londra. In questo quartiere aveva corso persino una moneta ge­novese che era chiamata “Galley half pence”. Da questa roccaforte com­merciale gli italiani si recavano nel resto della città e nelle regioni circostanti. I commercianti italiani devono essere arrivati ben presto anche in Scozia. In cronache del secolo XIV si parla infatti di certi Pullici e Rembertini i cui beni sarebbero stati confiscati per ordine reale dal Cancelliere di Scozia. Spesso questi commercianti venivano chiamati “Corsini” a motivo di una famosa famiglia Corsini che era diventata una potenza commerciale. Nella seconda metà del se­colo XIV grande influenza acquistarono soprattutto i veneziani, grazie all'aiuto che la Repubblica Veneta offrì agli Inglesi nelle guerre contro la Francia. Gli ambasciatori veneziani a Londra in quel tempo lasciarono dei rapporti interessantissimi che costituiscono degli importanti documenti storici. Come segno di gratitudine il re Edoardo III concesse ai cittadini di Venezia gli stessi privilegi dei propri sudditi.

 

Fine terza puntata

Per gentile concessione di CSER – Roma

 

A cura di L. Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

 

immagine: cambiavalute

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Editoriale

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