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Umberto Marin - Italiani in Gran Bretagna (Quarta puntata)

Presentiamo alcuni capitoli tratti dal volume «Italiani in Gran Bretagna» (Ed. CSER, Roma 1975) sulla plurisecolare storia della presenza italiana in Inghilterra sicuri di far cosa gradita a chi segue il portale. Ringraziamo per questa iniziativa il CSER (www.cser.it) per aver permesso la pubblicazione di parte dell’opera di Umberto Marin.
Umberto Marin - Italiani in Gran Bretagna (Quarta puntata)

Lombard Street

Ben presto gli italiani introdussero anche il commercio del de­naro e la tecnica bancaria. La fortuna dei banchieri italiani era iniziata dopo l'espulsione degli ebrei da parte di Edoardo I. Alla fine del secolo XIV troviamo a Londra numerose banche intestate a italiani quali Bardi e Peruzzi, Medici, Pallavicini, Cavalcanti, Gui­dotti, Girardi, Ridolfi, Lombardi. Il predominio degli italiani rag­giunse l'apice nel secolo XV e provocò proteste e rivolte da parte della popolazione locale. Il banchiere Otto Degli Gherardini riuscì a far diventare il figlio Walter Governatore del Castello di Windsor. Il caso più clamoroso di rivolte avvenne nel 1456 quando gli ita­liani, in risposta a una sollevazione popolare che aveva imposto l'ostracismo di alcune persone influenti, abbandonarono Londra in massa e si stabilirono a Winchester dove sorse una fiorente colonia italiana. Dopo tre anni, anche in seguito ai disagi provocati dalla loro partenza, a molti di questi fu consentito di rientrare in Londra e riprendere la loro attività.

In quel tempo gli italiani diedero particolare sviluppo, oltre che al commercio e alla tecnica bancaria, anche ad altre attività quali l'industria tessile, la fabbricazione di armi, l'addestramento di cavalli, la scherma e l'arte dell'abbigliamento; le sarte erano allora chiamate “Milleners”, indicando con ciò che le regole di moda provenivano da Milano. Sempre nel secolo XIV fu celebre anche l'ammiraglio della flotta inglese Filippo Albini.

Nel secolo XV esistevano a Londra due palazzi monumentali, una specie di Case d'Italia anzi tempo. Uno si trovava nella famosa Lombard Street, era uno dei più imponenti della città e costituiva il centro finanziario italiano; il secondo palazzo sorgeva invece in Botolph Lane e aveva la funzione di centro commerciale.

Fu tale allora la potenza dei banchieri italiani che giunsero a finanziare la casa reale e a condizionarne perfino la politica. Le disavventure dei Re d'Inghilterra e soprattutto di Enrico VI cau­sarono il fallimento dei Bardi e dei Peruzzi e ne seguì quello che è considerato il crack finanziario più grave del Medio Evo. Testimo­nianza della potenza finanziaria degli Italiani rimane ancor oggi nella Cíty la celebre Lombard Street, ossia la via delle banche, chiamata così per il fatto che vi operavano i Lombardi; tali erano chiamati indistintamente tutti i banchieri italiani che provenivano appunto dalla terra dei Longobardi. Rimangono inoltre altre tracce, come stemmi di istituti bancari, vocaboli commerciali, monetari e bancari di origine italiana. Gli studiosi di economia medievale con­cordano inoltre nell'attribuire agli italiani l'introduzione della doppia contabilità e della cambiale, e l'invenzione di particolari accorgi­menti mercantili tra cui soprattutto la famosa assicurazione marit­tima. Questa, adottata e sviluppata più tardi (sec. XVII) dalla po­tentissima organizzazione del Lloyd's, determinerà il grande svi­luppo della navigazione e del commercio britannico. All'origine di questa potenza marinara, che fece la grandezza dell'Inghilterra mo­derna, troviamo ancora un nome italiano, il navigatore veneziano Giovanni Caboto (1420-1498). Egli, al servizio di Enrico VII, sbarcò per primo nel continente americano, per cui è considerato una specie di fondatore del British Commonwealth.

Sebastiano Caboto seguirà l'esempio del padre. Postosi per alcuni anni al servizio dell'Inghilterra, egli compì varie esplorazioni, divenne cartografo di Enrico VIII e fu messo a capo degli affari marittimi del Regno.

 

Fine quarta puntata

Per gentile concessione di CSER – Roma

 

A cura di L. Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

 

immagine: Lombard Street

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Editoriale

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Workshop organizzato per mettere a punto le proposte emerse nel seminario organizzato l’11 ottobre u.s., presentato a sua volta dal giornalista Luciano Ghelfi e introdotto dallo storico Emilio Franzina, moderato in entrambe le occasioni da Gianni Lattanzio, ha visto entrambe le volte la partecipazione di consiglieri del CGIE, esponenti politici quali i deputati Fucsia Fritzgerald Nissoli (FI) Gianni Marilotti (5 Stelle) e Massimo Ungaro (PD) e poi Simone Billi, Presidente del Comitato per gli Italiani all’Estero della Camera dei Deputati (Lega) e la Senatrice Laura Garavini (PD), quindi esperti come Toni Ricciardi (Università di GINEVRA), Maddalena Tirabassi (Direttrice Centro Altreitalie sulle Migrazioni Italiane, Globus et Locus) Riccardo Giumelli (Università di Verona), Delfina Licata (Fondazione Migrantes) e Franco Pittau (Centro Studi Idos). Le conclusioni del workshop sono state affidate al Dir. Gen. per gli Italiani all’Estero e Politiche Migratorie del MAECI, Amb. Luigi Maria Vignali, e all’On. Fabio Porta, del coordinamento del Comitato. continua>>
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