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Umberto Marin - Italiani in Gran Bretagna (Ottava puntata)

Presentiamo alcuni capitoli tratti dal volume «Italiani in Gran Bretagna» (Ed. CSER, Roma 1975) sulla plurisecolare storia della presenza italiana in Inghilterra sicuri di far cosa gradita a chi segue il portale. Ringraziamo per questa iniziativa il CSER (www.cser.it) per aver permesso la pubblicazione di parte dell’opera di Umberto Marin.
Umberto Marin - Italiani in Gran Bretagna (Ottava puntata)

Chiswick House

Nel secolo XVII abbiamo anche una regina italiana. Fu Maria Beatrice di Modena, che, ancora quattordicenne, sposò il Re Gia­como II solo dopo forti pressioni e dopo un intervento dello stesso Papa Clemente X, che con quelle nozze si riprometteva un grosso vantaggio per il Cattolicesimo in Gran Bretagna. Fu un calcolo sbagliato. Giacomo II infatti, in contrasto con la sua presunta con­versione alla religione cattolica e a dispetto della esemplarità della sua santa consorte, fu monarca rozzo e autoritario, per cui i pro­testanti si sollevarono contro di lui e, guidati da Guglielmo d'Orange, lo sconfissero nella famosa battaglia di Boyne (1690), avvenimento che gli orangisti dell'attuale tribolata Irlanda del Nord celebrano ogni anno il 12 luglio.

Il predominio culturale degli italiani continuò oltre Manica anche nel secolo XVIII, benché l'Italia fosse ormai politicamente alla deriva, divisa e dominata dalle potenze straniere. E' il secolo in cui approda in Gran Bretagna anche lo splendore dell'arte ve­neziana per opera di Giovanni Antonio Pellegrini, di Marco e Se­bastiano Ricci e soprattutto di Antonio Canaletto (1697-1768) che a più riprese visitò la Gran Bretagna e ne seppe riprodurre i più suggestivi paesaggi. Molte delle sue opere ornano il Castello di Windsor e il Buckingham Palace. Opere di Sebastiano Ricci si trovano invece alla Burlington House, alla Chiswick House e al Chelsea Hospital dove c'è la famosa Resurrezione, che è considerata la migliore opera prodotta durante il soggiorno londinese.

Altri celebri artisti del tempo furono il pittore rococò Jacopo Amigoni (1675 - 1752); il grande paesaggista Francesco Zuccarelli (1702 - 1788); Francesco Bartolozzi (1727-1815), che fu il massimo esponente della incisione punteggiata; lo scultore Agostino Carlini, che insieme al Ceracchi lasciò pregevoli opere, alcune delle quali adornano la facciata della Somerset House; e il fiorentino Giovanni Battisti Cipriani (1727-1785), famoso disegnatore, decoratore e in­cisore. Cipriani venne a Londra nel 1756 con lo scultore G. B. Capezzuolo con il quale preparò la meravigliosa carrozza chiamata «The Gold State Coach», che viene attualmente usata dai sovrani britannici nel giorno dell'incoronazione. Tanto lo Zuccarelli quanto Carlini e Cipriani furono membri fondatori della Royal Academy of Arts (1768). Altro apprezzato pittore fu Vincenzo Da­miani che dipinse per la cattedrale di Líncoln.

            Tra gli artisti del tempo vanno ricordati anche i numerosi stuccatori italiani tra i quali Michele Angelo Pergolesi, i fratelli Franchini e soprattutto G. Artari e P. Bagutti, fatti venire in In­ghilterra da Gibbs e contesi dall'architetto rivale Colin Campbell. Il loro primo lavoro fu l'elegante soffitto della chiesa londinese di St. Martin-in-Fields.

Nel campo dell'architettura, tra i secoli XVII e XVIII, comparvero i capolavori prima di Wren e poi di Hawksmoor e di Vanbrugh, tutti ispirati al rinascimento e al barocco italiano. E' sintomatico che proprio questi tre artisti abbiano firmato insieme la prefazione del trattato sulla prospettiva di Fratel Pozzo, tradotto da John James. Prolifico seguace del Bernini fu soprattutto Sir Christopher Wren, anche se egli non si spinse mai al di là di Parigi. Egli con i suoi allievi fu incaricato di ricostruire ben 51 chiese della City che era stata in gran parte distrutta dal grande incendio del 1666. Peccato che il secolo scorso lo spopolamento, causato dalla vasta trasformazione urbanistica della City, abbia dato il pretesto alla speculazione edilizia di far demolire molte chiese, 19 delle quali costruite dallo stesso Wren. Ma ritorniamo al secolo XVIII, dopo la parentesi barocca del Wren. Allora fu ripresa la rivolu­zione avviata un secolo prima da Inigo Jones e si ritornò all'ispira­zione palladiana. Oltre ai trattati di Palladio vengono allora studiati e tradotti quelli di Leon Battista Alberti e di Sebastiano Serlio. E' l'epoca degli architetti italiani (o addestrati in Italia) che, con a capo Lord Burlington, danno lo spiccato volto palladiano alla capitale britannica. Londra infatti è una città di colonne: chiese, palazzi, musei, magazzini, intere vie di quartieri residenziali, ovun­que è un susseguirsi di colonne e pilastri ionici e corínzi. Quella delle colonne è una mania recente; la sua origine infatti non è né greca né romana, ma veneta ed è dovuta appunto alla scuola di Inigo Jones prima e di Lord Burlington poi. Una delle costruzioni palladiane che più ispirarono gli architetti inglesi del tempo è la Rotonda o Villa Capra di Vicenza. Diversi sono i rifacimenti. La più famosa imitazione è quella della Chiswick House, costruita da Lord Burlington nel 1730 dopo il suo secondo viaggio in Italia; essa è considerata una pietra miliare nella storia dell'architettura britannica ed è tra l'altro arricchita da una serie di scene mitologiche di Sebastiano Ricci. Unico elemento originale inglese è il parco cir­costante, tracciato da William Kent, che è il primo esempio del cosiddetto Landscape Garden, cioè del giardino a sfondo naturale, che si diversifica da quello italiano e francese dal tracciato geo­metrico.

Il più celebre degli italiani nel gruppo Burlington è l'architetto Giacomo Leoni, che tradusse in inglese i trattati di architettura di Leon Battista Alberti e di Palladio. Tra le sue opere ci limitiamo a ricordare la Queensborough House di May-fair, costruita nella zona a nord della Burlington House, che era il regno dei burlingtoniani e rimaneggiata più tardi da un altro architetto italiano vissuto in Inghilterra, Giuseppe Bonomi; la country-house di Moor Park (Hertfordshire) dove si ammirano pregevoli lavori di altri famosi artisti italiani su ricordati, quali Artari, Bagutti, Amigoni e Cipriani; e inoltre l'elegante Argyll House. Altro seguace di Lord Burlington fu lo scultore bolognese G. B. Guelfi, autore del monumento a .J. Craggs nella Westminster Abbey, opera che influenzò notevol­mente la scultura dell'epoca.

Il gruppo italianeggiante di Lord Burlington stabilì così una specie di dittatura del gusto, investendo tutti i campi dell'arte e del costume e creando un clima di ammirazione per tutto quello che proveniva dall'Italia, dall'architettura alla decorazione, dall'editoría all’opera lirica, dalla pittura all’abbigliamento.

 

Fine ottava puntata

       Per gentile concessione di CSER – Roma

 

A cura di L. Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

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Editoriale

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