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Umberto Marin - Italiani in Gran Bretagna (Nona puntata)

Presentiamo alcuni capitoli tratti dal volume «Italiani in Gran Bretagna» (Ed. CSER, Roma 1975) sulla plurisecolare storia della presenza italiana in Inghilterra sicuri di far cosa gradita a chi segue il portale. Ringraziamo per questa iniziativa il CSER (www.cser.it) per aver permesso la pubblicazione di parte dell’opera di Umberto Marin.
Umberto Marin - Italiani in Gran Bretagna (Nona puntata)

Giuseppe Grimaldi, King of Clowns

Era L’epoca in cui furoreggiavano i cosiddetti «virtuosi», ossia coloro che si ispiravano all’ideale del gentiluomo rinascimentale (descritto due secoli prima dal «Cortegiano» di Castiglione): persona di vasta cultura artistica e letteraria, unita alla familiarità con le scienze esatte e la musica e alla passione per gli esercizi del corpo quali quelli richiesti dalla caccia, dalla scherma e dal ballo. Il tutto coronato dal Grand Tour, ossia da un viaggio di istruzione in Italia.

Trasse ispirazione dall'Italia anche il neoclassicismo dei fratelli Adam, i famosi architetti e decoratori scozzesi. Nel 1767, su loro invito, venne a Londra l'architetto romano Giuseppe Bonomi, il quale collaborò anche con Thomas Leverton (soprattutto nel dise­gnare la Bedford Square, che è considerata tra le più belle piazze di Londra) e fu amico intimo di Joshua Reynolds. Al seguito dei fratelli Adam vi fu pure il pittore veneziano Antonio Zucchi che, prima di trasferirsi in Inghilterra, aveva percorso l'Italia con gli Adam disegnando i monumenti antichi. Dalla Penisola Robert Adam trasse ispirazione anche per le sue meravigliose “stanze etrusche”, campo in cui subì la concorrenza di Wyatt. Per l'uno e per l'altro lavorò il pittore italiano Biagio Rebecca (1735-1808), il quale di­morò a lungo in Inghilterra e divenne membro della Royal Academy.

Sulla scia rinascimentale, a completare il grande contributo nelle arti figurative, non potevano non giungere dall'Italia gli espo­nenti di quella musica teatrale che, dopo l'incubazione dell'epoca di Monteverdi e poi di Nulli (autore tra l'altro della musica adottata poi per l'inno nazionale britannico), giunse a splendida fioritura nei secoli seguenti. Durante il secolo XVIII vissero in Gran Bre­tagna oltre un centinaio di compositori e concertisti italiani. Ci limitiamo a ricordare G. B. Bononcini (1672-1750) e Attilio Ariosti (1666-1740), che fondarono con Haendel la Royal Academy of Music (famose furono le rivalità tra Bononcini e Haendel) e soprat­tutto il grande pianista Muzio Clementi (1752-1832). Questi, ve­nuto a Londra nel 1777, rinnovò lo stile e la tecnica pianistica, divenendo il fondatore della moderna scuola di pianoforte e me­ritando così l'appellativo di “Padre del Pianoforte”. Esercitò note­vole influsso nel mondo musicale tra la fine del '700 e gli inizi dell'800. Fu anche clavicembalista all'Italian Opera House ed inol­tre fu fondatore e direttore della Royal Philarmonic Society. Morì a Evesham nel 1832 ed ebbe l'onore, unico italiano, di essere se­polto tra i grandi di Westminster Abbey. Una lapide, nel chiostro dell'abbazia, ne indica la tomba.

Altri rappresentanti della cultura italiana in Gran Bretagna furono allora il poeta romano Paolo Rolli (1687-1765), che visse a lungo a Londra e fu poeta di corte sotto Giacomo II, e il critico e polemista torinese Giuseppe Baretti (1719-1789). Questi venne a Londra nel 1751, vi rimase a lungo e pubblicò varie opere tra cui un rinomato dizionario italo-inglese. Fu stimato membro e segre­tario per l'estero della Royal Academy of Arts.

Sempre nel secolo XVIII soggiornarono qualche tempo in In­ghilterra altri illustri italiani quali Pietro Verri, Vittorio Alfieri, che fu soggiogato dall'ideale britannico della libertà e nello stesso tempo dalla grazia di qualche nobildonna (con il conseguente duello di Green Park nel 1771) e inoltre Alessandro Volta che visitò l’Inghilterra nel 1777 e nel 1782 per prendere contatto con il mondo scientifico britannico e illustrare a sua volta i pregi della sua celebre Pila. Nel 1791 divenne membro della Royal Society, la più antica accademia scientifica britannica, dalla quale nel 1794 ebbe l'onore di ricevere la Copley Medal. Scorribande per la Gran Bretagna fecero pure avventurieri come Casanova e Cagliostro, dei quali però sarebbe troppo arduo per noi ricercare le tracce.

Prima di concludere questo capitolo, ricordiamo altri due ita­liani che ebbero allora una grande notorietà in Gran Bretagna. ll primo fu il lucchese Vincenzo Lunardi (1759 -1799), che è consi­derato uno dei pionieri dell'aeronautíca. Trovandosí a Londra come segretario presso 1'ambascíata del Re di Napoli, effettuò nel 1784 da Chelsea l'ascensione con pallone aerostatico di sua invenzione e costruzione. Fu la prima ascensione avvenuta in Grati Bretagna e seguì di pochi mesi quella dei fratelli Montgolfier, i quali però si erano serviti non di gas come il Lunardi, ma di aria rarefatta. L'altro celebre personaggio fu Giuseppe Grimaldi, vissuto a cavallo dei due secoli (1778-1837) e soprannominato King of Clowns. Di lui scrisse un libro di ricordi lo stesso Charles Dickens. Egli fu sepolto nel piccolo cimitero di St. James in Pentonville Road, oggi convertito in parco-giochi. La sua è l'unica tomba rimasta, forse a indicare che egli si trova a suo agio fra quei bambini che in vita egli aveva tanto divertito.

 

Fine nona puntata

       Per gentile concessione di CSER – Roma

 

A cura di L. Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

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Editoriale

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