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Parigi, Rue de la Paix 5 (seconda parte)

La nuova opera di C. Mori e A. Ceccomori «Rue des Lombards - la famiglia Mellerio raccontata da Joseph Mellerio» (2012) ci presenta una storia di «fortunata» emigrazione dalla Valle Vigezzo, sorprendente Macondo alpina. Con interpreti e testimonianze eccezionali.
Parigi,  Rue de la Paix 5 (seconda parte)

Parigi, Rue de la Paix 5

4 L’opera di Joseph Mellerio è molto curata. I diversi capitoli della biografia seguono un percorso lineare, ricco di riferimenti storici sia per i luoghi originari (Craveggia e siti della Valle Vigezzo), passi alpini e località di emigrazione, regioni e città francesi. In particolar modo per Parigi e per il periodo in cui Francesco Mellerio (nato nel 1772 e deceduto nel 1843) trascorse nell’esercito francese. La breve parte introduttiva tocca le origini dei Mellerio e delle famiglie storiche vigezzine. Presenta l’emigrazione dalla valle, nascita e sviluppo della Rue des Lombards, privilegi e decreti per i vigezzini operanti in Francia e gli interventi di beneficenza a favore dei luoghi originari (ne è una testimonianza il «tesoro di Craveggia», «raccolta di beni preziosi in ambito sacro … frutto di acquisti della Chiesa e di generose donazioni. Tra queste: il manto funebre di Luigi XIV acquisito attraverso G. A. Guglielmazzi; il piviale ricavato dal manto nuziale di Maria Antonietta, regina di Francia, regalato dai fratelli Borgnis Gallanty; un ostensorio d’oro tempestato di gemme regalato dai fratelli Francesco e Giovanni Giacomo Mellerio; un pugnale e corona della Madonna addolorata in argento dorato dono di Giovanni Mellerio; una pianeta intessuta d’oro; un crocefisso del 1300; una croce con dieci ametiste; una raggiera del Gesù Bambino in argento dorato con topazio centrale e quattro rubini; statuine del presepio del 1700; drappo con fiori dipinti a mano su seta cinto da due lanterne in argento», secondo la relativa nota).

Nella fatica di Joseph Mellerio veniamo a conoscere diverse famiglie craveggesi e vigezzine stabilitesi a Parigi o in Francia. Tra queste: Mozzanino, Guglielmazzi, pure gioiellieri nel ‘700, Cottini, della Costa, Acerro, Marcelli, Bonzani. Purtroppo neanche un cenno per il leggendario Jean-Marie Joseph Farina (1785-1864) e la sua Eau de Cologne. Difficile individuare i motivi di questo silenzio, in quanto Jean-Marie Joseph Farina (1785-1864) era pur sempre uno dei vigezzini più in vista nella capitale francese, in Europa e nella Valle. Tra i più ricchi e intraprendenti, risoluto e scaltro.

L’opera di Joseph Mellerio è una vera chicca, come si dice. Fonte di informazioni su percorsi, mezzi di trasporto, tradizioni, attività, valligiani, corredi per le nozze, i piaceri del tempo libero, l’educazione dei giovani all’emigrazione, amori e matrimoni, nascite e decessi, incidenti, clienti e soci in affari, fallimenti e ricchezze che si riducono in cenere, scelte di carattere economico e altre che mettono a repentaglio la vita. Gli insegnanti di italiano e di musica. Persino le marachelle dei ragazzini e la gioia della vendemmia in patria. Ricordando chi «amava giocare a biliardo» o andava «dopo che le funzioni della domenica erano terminate … ai Champs-Elisées, per vedere giocare a bocce. Vi restava delle ore, le mani dietro la schiena».

Un mese durava all’incirca il tragitto a piedi dalla Valle a Parigi, quindici giorni con la carrozza. E il superamento dei valichi alpini avveniva in ogni stagione: «varcare la frontiera attraverso le Alpi per i valligiani non è cosa difficile. Conoscono sentieri e passaggi meglio di qualunque altro. Vi passano da sempre per emigrare, per sfuggire alla miseria, alla giustizia, al servizio militare, per fare contrabbando. E talvolta, tra quelle rocce, qualcuno ci lascia la vita».

I carichi di mercanzia che pesavano sulle spalle, i carri tirati dai cavalli, mercati e postazioni di vendita, dove i «gioiellieri» esibivano su un tavolino le proprie mercanzie (almeno sino a quando non riuscivano ad aprire un negozio). «Gli emigrati della nostra valle, erano nel 1635 divisi in due categorie: i mercanti e gli spazzacamini o fumisti. Le famiglie di Craveggia Acerro, Guglielmazzi, Mellerio, Borgnis erano mercanti. Le famiglie, sempre di Craveggia, Cottini, Gubetta, Delbraccio, Dell’Angelo, Guglielmi erano fumisti. Gli abitanti di Malesco e Villette erano tutti fumisti. Ciascuna di queste famiglie conservò la propria professione fino al diciannovesimo secolo, di padre in figlio».

Francesco Mellerio aveva notato che «i grandi signori e i loro bei seguiti si recavano a corte dalla parte del cancello di fronte al grande viale di Parigi. È là che mise la propria tavola. La regina Maria Antonietta, tornando da una passeggiata, notò questo giovane mercante sistemato contro il cancello e ordinò a una del suo seguito di andare a vedere cosa vendesse. La dama si avvicinò al piccolo tavolo dove i gingilli erano disposti con cura. Il giovane venditore ambulante fece valere la propria mercanzia con tale persuasione che la dama d’onore acconsentì a fare qualche acquisto. Per tutto il tempo che suo padre rimase a Versailles, il giovane mercante conservò il suo posto davanti al cancello del castello. Si finì per riconoscerlo, ci si interessò a lui e gli si fecero delle piccole ordinazioni che egli sbrigò con intelligenza e sollecitudine… Finì per avere la clientela dei signori della corte».

La rivoluzione del 1793 coglie di sorpresa la comunità vigezzina residente a Parigi. «Il commercio era sparito, ogni cosa sconvolta. Il 21 gennaio Luigi XVI era morto sul patibolo. Parigi era nella costernazione. Il terrore regnava in Francia».

Fu così che l’intera colonia di Ossolani si incolonnò e ritornò in patria, superando il Sempione. Al momento della partenza «vennero contati cinquecento partenti».

Dopo gli anni passati nell’esercito napoleonico, nel 1801 Francesco Mellerio ritornò a Parigi. «Riprese la sua cassetta come un tempo. Si presentò presso i favoriti del momento, i bonapartisti, che erano ricoperti di onori e di ricchezze dal futuro imperatore. Tutti questi nuovi ricchi avevano una gran voglia di apparire. Il primo console dava feste sontuose. Il lusso ricomparve sulle passeggiate pubbliche e nei salotti. Tutto ciò riportava la fiducia e risvegliava il commercio. Fu a forza di pazienza, fatica e attività che la ditta Mellerio, detta Meller, ricominciò a far parlare di sé».

La contessa de Ségur lo faceva salire negli appartamenti privati dell’imperatrice Giuseppina. Erano definitivamente lontani i tempi in cui si vendevano «fibbie da scarpa in strass e bottoni in cristallo tagliato».

Joseph Mellerio racconta, con un certo compiacimento, l’avventura (sicuramente non l’unica) in cui una principessa, dopo aver invitato Francesco nella sua camera da letto per visionare alcuni oggetti, «con due rapidi movimenti scoperse le sue belle braccia e il suo superbo petto d’alabastro», gesti cui la madame era abituata. E l’autore aggiunge: «quel tipo di cliente non era raro: voleva farsi ammirare e tentare di avere gioielli a buon mercato». Inutile aggiungere che Francesco Mellerio era refrattario a certe tentazioni.

Gli aneddoti si susseguono. Così viene descritta una partenza nel 1839. Destinazione la valle originaria. «L’imbarco fu imponente. Ebbe luogo in rue Notre-Dame-des-Victoires, alle messaggerie di Lafitte et Gaillard. Molti compatrioti erano accorsi per salutare e per consegnare ai partenti lettere, soldi, piccoli regali e un sacco di raccomandazioni e commissioni per i loro parenti. Gli abbracci durarono un tempo infinito, alcuni piangevano, non si sa perché. Finalmente ci si sistemò in quella pesante vettura stipata di bagagli che a fatica cinque cavalli riuscivano a trainare…».

Diversi i ritratti di parenti, amici e conoscenti. Uno tra i tanti è quello dedicato al «signor Moiana … fiorentino» che «aveva un aspetto distinto e modi da gentiluomo. Era uno dei più grandi mercanti di diamanti dell’epoca. Fece affari per milioni di franchi con Francesco [Mellerio] e sempre con grande correttezza da una parte e dall’altra».

 

5 Ritratti e rimembranze. Paesaggi e percorsi riprodotti con maestria. Aneddoti che sembrano uscire da racconti d’avventura. Memoria della povertà e della ricchezza, del sacrificio e della rinuncia, come di memorabili ricevimenti e festeggiamenti. Di capovolgimenti politici, di fede e caparbietà. Di straordinarie capacità imprenditoriali. Le testimonianze della mitica ed epica emigrazione vigezzina attendono ancora la grande occasione per ritornare ad essere visibili e che si riconosca a questo esodo plurisecolare d’aver letteralmente «salvato» la Valle.

A Claudio Mori e Arnaldo Ceccomori auguro di rinvenire altre storie e personaggi e di continuare a farcene dono.

Concludo facendo mia la chiusura di Joseph Mellerio alla sua opera: « … ho mantenuto la promessa che vi avevo fatta. Vi ho raccontato la vita dei vostri nonni, anno dopo anno, durante quasi un secolo. Sarei felice se questa lettura vi avesse lasciato una buona impressione. Che begli esempi da seguire potete trovare nella vita di vostro nonno Francesco Mellerio! Il suo ardore nel lavoro, la sua probità nelle relazioni che ebbe con piccoli e grandi della terra, la sua pietà filiale, la sua generosità verso il fratello, il suo orrore dell’ingratitudine, l’amore inalterabile per la patria e la famiglia, due sentimenti che difficilmente camminano l’uno senza l’altro, la sua fede nell’aiuto provvidenziale e la sua fedeltà alla religione dei padri. Date questo libro da leggere ai vostri figli: è l’esempio morale che può indurli a imitare le virtù dei loro antenati».

 

 

Claudio Mori – Arnaldo Ceccomori

L’emigrazione dalla Valle Vigezzo in Francia e in Europa

Rue des Lombards

e

la Famiglia Mellerio (raccontata da Joseph Mellerio)

pag. 278

CM Edizioni (Parma)

ISBN 9781475034615

Prezzo 20 €

 

Claudio Mori

Peccati. E reati

ebook Kindle, 2012

ASIN: B006YAU6SQ

Prezzo 5,15 €

 

 

Luigi Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

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Editoriale

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