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Lettera aperta al Corriere d'Italia

Questa lettera è stata originata da un articolo apparso sul numero di marzo 2010 del mensile Corriere d’Italia (Francoforte). L’articolo, intitolato Il padre della moderna profumeria e firmato da Iulca Pennacchia, mi spinse ad inviare una prima lettera al Direttore del mensile che, con una risposta di I. Pennacchia, è apparsa sul numero di aprile 2010. La presente è, per me, la conclusione del caso. Ricordo che il Corriere d’Italia è l’ultima testata in lingua italiana per l’area tedesca. Fondato nel 1951, è edito dalle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia.

Egregio Signor Direttore,

Le invio la presente sicuro che ne inoltrerà copia alla Signora Iulca Pennacchia, membro del Comitato di Redazione. È la via seguita da un comune lettore del Corriere d’Italia per comunicare con il mensile e non “mancanza di  rispetto” nei confronti della giornalista.

Non intervenire a proposito dell’articolo Il padre della moderna profumeria sarebbe stato come rinnegare i risultati della ricerca storica. Ritengo d’essere stato schietto verso la redattrice. Diversamente mi sarei comportato da ipocrita.

La pagina dedicata alla “lite Francoforte - Colonia”(?) e a “Rossi contra Pennacchia” (!) (numero di aprile 2010) resta un’occasione sprecata: un perdere di vista Il padre della moderna profumeria (del quale anche la Dr.ssa Silvia Ceccomori chiedeva la rettifica). La redazione ha rinunciato, con questa scelta, a soluzioni giornalistiche più utili per i lettori (Le ricordo che Le inviai materiali in occasione del trecentenario della ditta Farina gegenüber... che Lei ritenne di non utilizzare. Circostanza che si è ripetuta quando, un paio di settimane orsono, Le inoltrai informazioni provenienti dall’Archivio Farina).

La Signora Pennacchia, nella sua piccata risposta, riferisce che “la libertà di esprimere la propria opinione esiste solo se si riconosce quella degli altri”. Ella scorda che proprio l’articolo Il padre della moderna profumeria, nella più completa negazione delle fonti, della bibliografia, della complessa realtà legata all’Acqua di Colonia, fors’anche della non conoscenza del luogo descritto, affossa e libertà e verità.

La Signora Pennacchia, a mo’ di giustificazione, riferisce che la storia “è fatta di interpretazioni”. Ciò non significa che ogni “interpretazione”, anche la più bislacca, abbia diritto d’asilo sul Corriere d’Italia (o altrove). Ricordo che ogni “interpretazione” abbisogna di documentazioni serie e valide. Ogni “interpretazione” presuppone onestà e confronto. L’articolo in questione riportava un “dogma” che glorifica questa o quella ditta in base a un accordo tra i produttori renani di Acqua di Colonia (7 giugno 1961, fotocopia in mio possesso). Accordo che paralizza ricerche d’archivio, cancella la plurisecolare presenza vigezzina nell’area compresa tra Bonn, Colonia, Düsseldorf e Parigi, eliminando un successo culturale ed economico corale, come l’importanza dell’emigrazione femminile e numerosi esempi di integrazione.

La Signora Pennacchia condisce il suo risentimento scomodando addirittura Norberto Bobbio, senza accorgersi d’aver perso ella stessa “misura, ponderatezza e circospezione”. La disinvoltura con la quale si giustifica è disarmante. Un oracolare tipico di chi utilizza come fonti le guide turistiche e gli opuscoli di questo o quel Ministero, inviandone i risultati (come se non bastasse) a www.l-arcadinoe.com coinvolgendo in questa disinformazione altri ignari lettori.

Ho impiegato anni, tra consultazioni e ricerche, per rendermi conto che i riporti dell’Avvocato Ernst A. Utescher (cfr. Der Mailand-Prozess, 1951) e la seconda parte di Kölnisch Wasser di Ernst Rosenbohm (1951) sono veritieri, due opere sulle quali, grazie all’accordo del 7 giugno 1961, è caduta la mannaia della censura imposta da un cartello di industriali a tutto discapito della verità storica  e delle persone coinvolte.

Ai riporti dell’Avv. Utescher se ne aggiungono altri: dallo stesso Archivio Farina, dalla Francia, dalla Valle Vigezzo e dall’Archivio della Curia vescovile di Novara. Il tutto raccolto in un volume dedicato a 500 anni di presenza vigezzina in Germania. Dove Giovanni Paolo Feminis non è il personaggio immaginario che qualcuno (tra questi, purtroppo, anche il Corriere d’Italia) vuol far credere.

Se sapevo che per scoprire il “padre della moderna profumeria” bastava acquistare la guida illustrata di Markus Eckstein (che dà diritto all’entrata gratuita per una persona al Duftmuseum di Farina gegenüber...) o procurarmi l’opuscolo del Bundesministerium für Bildung und Forschung: Die Erforschung der menschlichen Sinne (2006), dove a pag. 66 la signora Tina Farina (madre dell’attuale responsabile di Farina gegenüber..., Johann Maria Friedhelm Farina) afferma che il loro prodotto è un articolo di lusso, creato nel 1709 da J. M. Farina (1685-1766), ricordando con enfasi la frase dello stesso, inserita in ogni falso storico relativo all’Eau de Cologne della ditta in oggetto: “Ho creato un profumo che mi ricorda un mattino italiano...”, mi sarei risparmiato tante fatiche! E l’attuale polemica.

Perciò sono d’accordo con Norberto Bobbio: occorre misura, ponderatezza, circospezione. E onestà. Bisogna informarsi e confrontarsi. Sacrificarsi. Leggere. Chiedere. Discutere e mettersi in discussione. E, per quel che riguarda la storia della presenza italiana nell’area di lingua e cultura tedesca (e nel mondo), rendersi conto che si tratta di una realtà culturale, sociale ed economica da affrontare con il massimo rispetto, soprattutto se si lavora al Corriere d’Italia, ultima testata in lingua della minoranza italiana in Germania.

Pur di giustificarsi, la Signora Pennacchia si arrampica sui vetri. L’accenno da me fatto “al modo degli ebrei”, relativamente alla vendita ambulante o gestione di negozietti di chincaglieria, diventa una non velata accusa di antisemitismo nei miei confronti. “Al modo degli ebrei” lo si trova in molti documenti dell’epoca. Mentre il mio passato e presente, come tutto il mio operato, possono dimostrare un quotidiano impegno per le minoranze (e la cultura ebraica).

Con un’alzatina di spalle, la redattrice del Corriere d’Italia liquida anche la ridicola questione relativa all’olfatto (o “naso assoluto” come la stessa definisce questo senso) della nonna di G. M. Farina (1685-1766). È come se io affermassi: il talento di Giuseppe Verdi è dovuto al fatto che il nonno suonava magnificamente l’ocarina.

Nessuno mette in dubbio l’esistenza del Duftmuseum (a questo punto, mi sembra che la Signora Pennacchia legga e capisca ciò che vuole). Ho messo in dubbio che la Signora sia mai entrata nell’edificio di cui parla e lo conosca solo via internet.

In ogni caso, Signor Direttore, onore alla ditta Farina gegenüber..., rispettando sempre la verità storica. Onore al (dimenticato) ramo di Düsseldorf (avviato da un fratello di G. M. Farina,1685-1766). Da questo importantissimo ramo si originano le ditte Zur Stadt Mailand (Colonia) e l’impresa parigina di Jean Marie Farina (1785 – 1864). Napoleone, per l’Eau de Cologne, si serviva da Jean Marie Farina (1785 – 1864) e sarà Napoleone a rendere leggendario e ricchissimo questo vigezzino trapiantato sulle rive della Senna (che John Ruffini fa rivivere in un interessante racconto). Entrambe le ditte furono concorrenti agguerrite di Farina gegenüber..., molto più di 4711.

Purtroppo, Egregio Direttore, non ho accennato a Giovanni Paolo Feminis. A lui dedico queste righe, sperando che prima o poi (per amore della verità) “qualcuno” metta a disposizione la documentazione dell’archivio feminisiano.

 

Con i migliori auguri per un proficuo lavoro a Lei e alla Redazione del Corriere d’Italia,

 

Luigi Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

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Editoriale

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