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Genti e storie di una Macondo alpina (prima parte)

Dalla Valle Vigezzo al Rio Grande do Sul ci permette di seguire passo passo l’avventura migratoria dei cugini Giorgis (1853-1927). La Valle Vigezzo si dimostra ancora una volta una delle maggiori fonti della storia dell’emigrazione italiana. Un serbatoio di storia e storie. Una Macondo alpina, appunto.

1 È un luogo magico. Si srotola, dall’imbocco della Valle a Masera, sino a Re dove iniziano le Centovalli, tra le alture che lo contengono. Chi, come John Ruffini e altri illustri visitatori, lo percorse tra Settecento e Ottocento ne restò affascinato dalle acque e dai monti, dai boschi, prati e cielo. Ma, soprattutto, dai suoi abitanti. La Valle Vigezzo, con i centri di Druogno, Toceno, Malesco, Craveggia, Villette e Re, Santa Maria Maggiore e Crana, ha fornito per secoli emigranti alla Spagna, Francia, Germania, Olanda e Russie. Bambini e donne e uomini che, dovunque siano andati, hanno lasciato memoria e opere che rimandano a una instancabile operosità e fantasia. Le dinastie dei Mellerio, dei Feminis, dei Farina, dei Barbieri, Guglielmi, Gennari, Mattei, Gasparoli, Allesina, Bona, Borgnis, Cantadore, Ciolina, Zanoli e Bernardi, per citarne alcune, testimoniano interessi e successi che vanno dalle spedizioni alla gioielleria, dal commercio alla distillazione, dal prestito alla gestione delle lotterie. Non solo spazzacamini, quindi. Nomi che rimbalzano tra Parigi e Colonia, Amsterdam e Maastricht, Francoforte e Liegi, Lipsia e Basilea tra 1600 e 1800, lasciando intravedere una più antica vocazione all’espatrio.

Per raggiungere Santa Maria Maggiore e Crana, a Masera,  s’imbocca oggi una bella strada. Duecent’anni orsono si percorreva un sentiero, prima che Jean Marie Joseph Farina (1783-1864) mettesse mano alla borsa, in modo che un carro o una carrozza potesse percorrerlo, congiungendo i luoghi in cui era nato con la magione acquistata, grazie ai fortunati commerci, all’imbocco della Valle. Chi raggiunge Santa Maria Maggiore, Crana e gli altri centri, quasi non s’accorge di sprofondare nel tempo, di posare il piede in una Macondo alpina. Qui, chi ha fortuna e sa cercarli ed evocarli, incontra personaggi fantastici che sembrano usciti da uno di quei romanzi che si rinvengono casualmente nelle vecchie soffitte. Romanzi abitati da uomini e donne e bambini e vecchi che raccontano storie incredibili e, se vedono l’ombra dello scetticismo che ti solca la fronte, immediatamente mettono sul tavolo lettere, stampe, acquarelli e fotografie. Alcune sbiadite e rovinate dal tempo, altre d’un magico color seppia, ognuna proveniente dai luoghi più strani del pianeta. Da città e villaggi sperduti nelle Americhe, in Europa e nell’Asia. Oppure si rifà ad antiche carte, come a ritratti appesi nella chiesa e nelle cappelle, nei palazzi e nel municipio, e ogni ritratto narra altre storie e leggende che si dipanano lungo il corso dei fiumi dei cinque continenti.  Di generazione in generazione, confessa un valligiano, si trasmisero le vicende dei nostri antenati e quei racconti erano infarciti di parole straniere giunte nella nostra patria dai sentieri del mondo. Fortunato, conclude il valligiano, chi ascoltò queste storie di fame e indigenza e successi, quasi cancellate dalla ricchezza che ammanta, oggi, il nostro territorio.

 

Chi capita a Santa Maria Maggiore e a Crana, ma anche a Craveggia e Druogno, Toceno, Malesco, Villette e Re, può pensare che Gabriel Garcia Márquez sia finito da queste parti per raccogliere centinaia di racconti e testimonianze, incontrando personaggi che, per la loro personalità, bisogni e, perché no, spirito d’avventura, gli ricordavano quelli descritti dalla sua magica e icontenibile arte. Nel cuore della Valle Vigezzo è possibile imbattersi in José Arcadio Buendìa, Pilar Ternera e Ursula, gli ebrei, gli zingari, persino gli arabi. E distillatori e alchimisti, storici e poeti e pittori, preti e miracoli. Persino il Melezzo, il corso d’acqua che fende la valle, rimanda a Melez che dovrebbe significare “mescolanza”, “ibrido”. Forse una traccia della medievale presenza musulmana nelle Alpi, mi ricorda il mio interlocutore.

I racconti della Valle Vigezzo hanno innesti, grazie alla plurisecolare emigrazione, con lontane culture, paesi e lingue. Diversi studi ne hanno ultimamente sottolineato l’importanza per quel che riguarda la nascita della moderna profumeria. Non è l’Eau Admirable la matrice dell’Eau de Cologne? Un vigezzino ne è il padre. Un emigrato di Crana a Colonia. Vigezzini ne sono i creatori del successo economico e culturale, un successo che si tende tra Colonia, Düsseldorf e Parigi e si spande per l’orbe terrestre.

I Vigezzini, tra Amsterdam e Rotterdam, Bruxelles e Liegi e Parigi, Milano e Torino e Venezia, Madrid e Lisbona, tessono una meravigliosa rete spedizioniera e bancaria su tutta l’Europa del Seicento e Settecento. Da ogni sito rimbalzano, grazie alle lettere e a chi ritornava definitivamente o temporaneamente in Valle, notizie e informazioni che i valligiani conserveranno con la massima cura. Nella Valle originaria nascono miti, racconti su fortune economiche incredibili, storie di naufragi, matrimoni e decessi e lasciti. L’emigrazione, originata dalla fame e dalla miseria più nera, salverà (nel vero senso della parola) i centri della Valle. Nasceranno scuole e asili infantili. Si benedirà Iddio per i lasciti in favore dei bisognosi, delle vedove, degli anziani e della chiesa. L’emigrazione, come un’epidemia, colpì tra 1500 e 1900 tutto l’arco alpino, senza scordare le Valli che contornano il Monte Rosa, scendono verso Varallo, lambiscono il lago d’Orta e il lago Maggiore o puntano al Sempione. Dall’espatrio nasceranno mestieri trasmessi di generazione in generazione e che permetteranno alle Valli di sopravvivere e di presentarsi come oggi le vediamo. Ne ammiriamo i palazzi, i giardini, le fontane, i sentieri, le chiese e le cappelle, i cimiteri e gli affreschi. I libri e le lettere, le fotografie e i ritratti, i racconti e le leggende.

Macondo è qui. E Pilar Ternera, racconta Gabriel Garcia Márquez, “seduta sulla poltrona di giunco, evocava il passato, ricostruiva la grandezza e la decadenza della famiglia e lo scomparso splendore di Macondo...”

 

 

Luigi Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

 

Arnaldo Ceccomori

Claudio Mori

 

Dalla Valle Vigezzo al Rio Grande do Sul

(storia dei quattro cugini Giorgis, 1853-1927)

collana Memorie

Pagine 152, con immagini fotografiche

CMedizioni – Parma

Prezzo di vendita 15 euro

ISBN 978 – 88 – 904396-1-2

Il volume è in vendita su www.ilmiolibro.it

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Editoriale

Giovani italiani all’estero: rientro, popolamento e solidarietà

Workshop organizzato per mettere a punto le proposte emerse nel seminario organizzato l’11 ottobre u.s., presentato a sua volta dal giornalista Luciano Ghelfi e introdotto dallo storico Emilio Franzina, moderato in entrambe le occasioni da Gianni Lattanzio, ha visto entrambe le volte la partecipazione di consiglieri del CGIE, esponenti politici quali i deputati Fucsia Fritzgerald Nissoli (FI) Gianni Marilotti (5 Stelle) e Massimo Ungaro (PD) e poi Simone Billi, Presidente del Comitato per gli Italiani all’Estero della Camera dei Deputati (Lega) e la Senatrice Laura Garavini (PD), quindi esperti come Toni Ricciardi (Università di GINEVRA), Maddalena Tirabassi (Direttrice Centro Altreitalie sulle Migrazioni Italiane, Globus et Locus) Riccardo Giumelli (Università di Verona), Delfina Licata (Fondazione Migrantes) e Franco Pittau (Centro Studi Idos). Le conclusioni del workshop sono state affidate al Dir. Gen. per gli Italiani all’Estero e Politiche Migratorie del MAECI, Amb. Luigi Maria Vignali, e all’On. Fabio Porta, del coordinamento del Comitato. continua>>
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