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Genti e storie di una Macondo alpina (seconda parte)

Dalla Valle Vigezzo al Rio Grande do Sul ci permette di seguire passo passo l’avventura migratoria dei cugini Giorgis (1853-1927). La Valle Vigezzo si dimostra ancora una volta una delle maggiori fonti della storia dell’emigrazione italiana. Un serbatoio di storia e storie. Una Macondo alpina, appunto.

Leggendo il volume Dalla Valle Vigezzo al Rio Grande do Sul (storia dei quattro cugini Giorgis, 1853-1927) di Arnaldo Ceccomori e Claudio Mori sono riandato a Macondo e ai suoi abitanti. La memoria, a Santa Maria Maggiore e Crana, è sempre stata raccolta e trasmessa, di generazione in generazione, con amore e rispetto. Arnaldo Ceccomori, nella sua breve introduzione, racconta: «ogni estate la nonna Figlina (...) ci ospitava nella sua casa di Crana, che suo padre Bernardo Giorgis di ritorno dal Brasile aveva trasformato in una bella e spaziosa villa che poteva accogliere ... tutti i nipotini... La casa, circondata da un giardino immenso, era per me un paradiso terrestre. Oltre il giardino c’erano distese di campi e foreste di castani e abeti». Nonna Figlina, come la Pilar Ternera di G. G. Márquez, era destinata a conservare la memoria della Macondo vigezzina. Nei suoi ricordi e nelle lettere degli antenati c’era un libro di storia e «quelle lettere raccontavano tutto». La povertà, le tradizioni, i mestieri, i viaggi e i sogni. La vita e la morte. Persino i miracoli, le conversioni o la trasmissione dei segreti per una felice gravidanza. Figlina, leggendo quelle lettere, «continuava a rivivere l’avventura della sua famiglia. Lei era nata a Pelotas» e tra Pelotas, Bagé e Dom Pedrito s’era formata una colonia vigezzina. Ritornata in Valle Vigezzo dal Brasile, «lasciava ai nipoti la storia di suo padre Bernardo Giorgis, emigrato in Brasile a 16 anni, e dei suoi zii: Paolino Giorgis, sposato con Marlizia, Bernardino Giorgis con Cechina, Paolo Giorgis con Carlinda. E lasciava  anche la storia di tanti altri vigezzini». E Cranesi, perché «Crana ha figli che sono sparsi per tutto l’orbe terrestre simili ai figli della volpe».

Claudio Mori racconta: «L’occasione del libro è data da un pacco di lettere ricevute da Francesca Borgnis (Cechina) in Brasile, nello Stato di Rio Grande do Sul, dove aveva seguito il marito Bernardino Borgnis, sposato a Crana nel 1879. Genitori, parenti, fratelli, amici le inviavano notizie, rispondendo alle sue lettere, attenuando da entrambe le parti la nostalgia e il dolore per una separazione durata per molti anni». Da queste lettere nasce un viaggio nell’emigrazione. Passo passo si segue la colonia vigezzina che si stabilisce a Rio Grande do Sul, incrociando altri emigranti vigezzini diretti in California, Nevada, Germania e Francia. Lettere che rimandano alla corrispondenza dei Vigezzini stabilitisi a Colonia, Düsseldorf e Maastricht tra 1600 e 1800: migliaia di lettere che raccontano di famiglie, parenti, decessi, nascite, incidenti, giovani assunti, mercati e fiere e che attendono di venir rilette e inventariate per il rispetto che si deve alla «memoria» di chi visse l’emigrazione. I suoi successi e insuccessi, permettendo la fioritura dell’universo vigezzino che oggi possiamo ammirare. Una documentazione, nel suo genere, unica.

Qualcuno dirà: un altro libro sull’emigrazione. Ben vengano tali opere che raccontano un passato finito in soffitta o in cantina, se non cancellato del tutto. Ben vengano simili lavori che raccontano «quell’altra Italia», quella dei cafoni, dei montanari, degli avventurieri, dei mercanti, degli espatriati. Queste pagine ci aiutano a comprendere l’attuale Repubblica, le nostre origini, le nuove realtà, le incertezze e le ambiguità dei nostri giorni.

 

Luigi Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

 

Arnaldo Ceccomori

Claudio Mori

 

Dalla Valle Vigezzo al Rio Grande do Sul

(storia dei quattro cugini Giorgis, 1853-1927)

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Editoriale

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