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61° Lindau Nobel Laureates Meeting: testimonianza di Cristian Ripoli

Laureato in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche (CTF), con un Dottorato in Biofisica, è nato a Cosenza il 19.11.1982 proviene da una famiglia che da tre generazioni svolge la professione del Farmacista.
61° Lindau Nobel Laureates Meeting: testimonianza di Cristian Ripoli

Cristian Ripoli

“Mi sento fortunato rispetto a tanti ragazzi della mia età che devono lasciare quasi per obbligo la Calabria”, dice.

Dal 26 giugno al 1 luglio 2011, il Dott. Cristian Ripoli è stato uno dei giovani ricercatori che hanno partecipato al congresso di medicina al quale hanno presenziato i Nobel della materia, nel corso del quale Giovani ricercatori con diversi background riuniti per una settimana a parlare di scienza con alcune delle menti più brillanti del pianeta.

 

Quale percorso compiuto fino ad oggi, per essere arrivato dove sei?

Sono una persona molto fortunata, ho avuto la possibilità di lavorare subito in Calabria, a differenza di tanti colleghi che sono costretti ad emigrare altrove. Poi però ho incontrato alcune persone che mi hanno fatto appassionare alla ricerca scientifica. Non pensavo fino al giorno della mia laurea di poter fare questo mestiere. Dopo il conseguimento della laurea, c’è stata la possibilità di partecipare al concorso per il Dottorato di ricerca. Ho vinto il concorso, e sono rimasto a Roma, dove vivo tuttora.

 

Quali aspettative nutri per il futuro rispetto alla tua professione?

La mia passione per la ricerca a oggi prosegue grazie ad un gruppo dinamico, con il quale lavoro all’Università Sacro Cuore di Roma, grazie al prof. Claudio Grassi, col quale collaboro, che mi ha fatto innamorare di questo mestiere. Potrei trasferirmi all’estero, ma abbandonare l’Italia per cercare gloria personale non ha senso, ma ha senso continuare a fare ricerca in Italia perché ci sono degli ottimi gruppi. Io sono un sognatore, quindi credo che in Italia si possa ancora fare buona ricerca.

 

Che cos’è il meeting of Nobel Laureates in medicina?

Dal 1950 sulle rive del lago di Costanza si svolge il Lindau Nobelprizewinners Meeting. Questo meeting, unico al mondo, offre un’opportunità per lo scambio di conoscenza tra premi Nobel e giovani ricercatori selezionati da un Comitato Internazionale (comprendente anche alcuni Premi Nobel) in seno al Council for the Lindau Nobel Laureate Meetings. La selezione segue i tradizionali meccanismi di peer-review ed è compiuta da un Comitato Indipendente che annovera rinomati scienziati a livello internazionale. “Congratulations: only the 550 most qualified Young Researchers are accepted to contribute to and share the scientific excellence of the Lindau Nobel Laureate Meetings!” era il messaggio contenuto nella mail che dopo la selezione. Obiettivo del Meeting: “Educate. Inspire. Connect”. Dal 2010, anche l’Italia, grazie alla Fondazione Cariplo è stata accreditata per selezionare giovani ricercatori del nostro Paese. Il programma scientifico comprende discussioni interdisciplinari e seminari presentati dai Nobel. Il programma sociale è un elemento integrante del Lindau Nobel Meeting poiché permette un’interazione personale con i Nobel. Questo Meeting favorisce la cooperazione internazionale ed è considerato “un laboratorio dove progettare il futuro”.

 

Cos’ha rappresentato per te la possibilità di partecipare al 61simo meeting of Nobel Laureates in medicina sponsorizzato dalla Fondazione Cariplo della Regione Lombardia?

Un’esperienza che mi ha lasciato una motivazione fortissima nel continuare il lavoro che sto svolgendo. Elencare 23 premi Nobel è difficile, in quanto è stato fantastico ascoltare ognuno di loro durante le loro lezioni e con ognuno ho potuto confrontarmi prendendo un caffè, passeggiando o facendo un giro in barca.

 

Potresti condividere con i lettori alcune voci dei Premi Nobel incontrati nel corso del Meeting, o riportare alcune citazioni e impressioni rimaste nella tua memoria?

Sicuramente tra coloro che mi sono rimasti più a cuore ci sono Erwin Neher e Bert Sakmann perché sono coloro che hanno messo a punto la tecnica del patch-clamp che utilizzo quotidianamente per le mie ricerche. Cosa faresti se vincessi un milione di dollari (premio Nobel) ha chiesto Sakmann? “Continuerei a fare ricerca” abbiamo risposto in coro tutti quelli seduti a tavola con lui, e con un sorriso ci ha detto “siete una buona generazione di scienziati”. Continuare a fare questo lavoro a prescindere dai soldi, lo si fa per passione, il guadagno è veramente minimo. Tra i Nobel presenti quella che ha avuto più attenzioni dai media è stata Elizabeth Blackburn in quanto è famosa nel mondo per la scoperta dell’enzima telomerasi definito “il segreto della giovinezza”. Dalle sue ricerche c’è grande aspettativa, una speranza vera nel combattere il cancro.

 

Aspettative e desideri per il futuro?

Il mio sogno è cercare di scoprire qualcosa che possa rappresentare una soluzione per le sfide del futuro. In particolare, trovare una soluzione per migliorare la vita delle persone afflitte dalla malattia di Alzheimer. Questa patologia è destinata ad aumentare perché il principale fattore di rischio è l’invecchiamento. Le persone che hanno questo male, perdono l’essenza dell’essere umano, la capacità di riconoscere le persone e di vivere i ricordi. Spero di dare, con il mio lavoro, un contributo per sconggere questa patologia devastante e molto grave.

 

Di Antonella De Bonis
4/10/2011

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