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Quando un aeroporto regala arte ed emozione…

L’aeroporto di Orio al Serio ha un dettaglio che, più di molti altri, lo rende cosmopolita e chic: un enorme pianoforte a coda ai gate d’imbarco. Chiunque voglia sedersi sul suo sgabello e provare a...

29/06/2018

di Monia Rota

 

L’aeroporto di Orio al Serio ha un dettaglio che, più di molti altri, lo rende cosmopolita e chic: un enorme pianoforte a coda ai gate d’imbarco. Chiunque voglia sedersi sul suo sgabello e provare a pigiare sui tasti di questo strumento prestigioso e di buona marca è libero di farlo: un cartello cortese fa solo presente che non è un giocattolo per bambini.

Le mezz’ore d’attesa sono lunghe e, come tutti, le passo chiacchierando con altri viaggiatori, leggiucchiando qualche pagina di uno dei libri che ho con me (in questa particolare occasione l’antologia noir Ombre sui quadri di Hopper edita da Einaudi Stile libero) e cercando di immaginare le vite di chi mi passa davanti.

Poi vedo un uomo di mezza età che si siede sullo sgabello vuoto fino al quel momento, aggiusta la postura e un brivido di aspettativa mi passa lungo la colonna vertebrale: il mio istinto mi avvisa che sto per assistere a un momento magico. Troppa abitudine, troppa nonchalance in quei gesti per non pensare che il signore sappia perfettamente cosa sta facendo. Ed è così: la musica meravigliosa del pianoforte ci avvolge tutti e le chiacchiere diminuiscono sensibilmente di volume. Tra un rombo di motore di jet e un annuncio metallico agli altoparlanti del gate si alternano le note di Imagine, di un blues di Zucchero, di Let it Be dei Fab Four di Liverpool. È un’esecuzione semplice, ricca però di emozione e di generosa offerta a noi che ascoltiamo attenti. Un bambino si avvicina sempre di più, fino a sedersi sul suo piccolo trolley accanto alla panchetta foderata di velluto per ammirare da vicino la grazia di quelle mani che creano un incantesimo.

A un certo punto un’introduzione inconfondibile lascia pregustare un finale intenso – è una delle canzoni che amo di più in assoluto – quando dalle scomode sedie dell’attesa un altro uomo si alza e lentamente si avvicina al pianista.

Senza smettere di suonare il musicista alza lo sguardo e tra i due non c’è bisogno di parole: la musica fa il suo corso. Il nuovo arrivato sfodera una voce di tutto rispetto e insieme regalano a tutti noi astanti un’emozione che non scorderemo facilmente. La musica, la voce e il sorriso felice e stupito del bambino: tutto è stato un piccolo momento perfetto.

Io i due li ho filmati e ve li mostro, anche se la qualità video e audio sono quelli di un telefono non proprio di ultima generazione… perché di emozione, di arte e di bello possiamo nutrire la nostra anima in ogni luogo, anche in un aeroporto affollato in un pomeriggio di fine giugno.

Alla prossima emozione,

Monia Rota

 

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