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La piccola Brescia in Brasile

C'è in Brasile, per la precisione nello stato più meridionale della Federazione, una città che con la nostra Brescia condivide non solo il nome, ma anche le radici: si tratta di Nova Brescia.
La piccola Brescia in Brasile

Nova Brescia in Brasile

 

di Silvio Ferraglio

 

 

C'è in Brasile, per la precisione nello stato più meridionale della Federazione, una città che con la nostra Brescia condivide non solo il nome, ma anche le radici: si tratta di Nova Brescia.

Un aspetto singolare e affascinante è l'oblio che ha colpito nel tempo questa sorella minore della nostra città: in effetti in un mondo globalizzato come il nostro è ancora possibile ignorare l'esistenza di una città, figlia della nostra Brescia, edificata anche grazie al sangue e alla fatica di coloni partiti proprio da qui.

E, si badi bene, non si tratta di un'antica città abbandonata, i cui ruderi magari giacciono sepolti nella jungla amazzonica, ma di una città viva, la cui mappa la si trova tranquillamente in rete, una città con la quale fino al 1925 si sono mantenuti contatti stretti.

Il flusso migratorio che portava dalla nostra provincia a quella Brescia era ancora costante, con famiglie che si ricongiungevano o che raggiungevano amici e parenti residenti laggiù. Poi, con il regime che dirottava verso l'Impero in Africa i coloni e poi con la guerra, è giunto l'oblio e l'abbiamo rimossa.

È come se Brescia abbia cancellato anche il ricordo di questa sua sorella minore, tanto che oggi, a 93 anni di distanza, sono assai pochi i bresciani che ne hanno memoria. Con queste righe cerchiamo di restituire un poco giustizia ai sacrifici di allora.

È una storia che parte da lontano, dagli anni tragici, eroici delle guerre d'indipendenza. In particolare dal 1870, l'anno della Terza Guerra, quella che ci ha portato il Veneto. Le guerre costano e il nuovo stato italiano si trova con un enorme debito da risanare e lo fa nell'unica maniera possibile: imponendo enormi sacrifici alla popolazione e tasse opprimenti. Nella provincia di Brescia l'industrializzazione è ancora agli albori, prevale sempre la mezzadria e la piccola proprietà terriera, le più colpite dalla pesante tassa sul macinato. Questa colpisce i contadini ogniqualvolta vogliono macinare grano o cereali.

L'emigrazione verso il Nuovo Mondo è vista come una opportunità di sopravvivenza. Mentre i residenti della città e dei centri maggiori opta per il Nord America industrializzato (si tratta in larga parte di operai e artigiani, con scolarizzazione di base), gli abitanti delle campagne si rivolgono al Sud America, al Brasile o all'Argentina.

A indirizzare la scelta è l'opera dei cosiddetti "agenti di emigrazione" che i governi brasiliani e argentini inviano in Europa a sollecitare manodopera. Agenti che, dovendo trattare con gente in larga parte analfabeta, svolgono un prezioso compito, curando per conto delle persone contattate il rilascio di passaporti e nullaosta militari. Viene svolta una capillare opera di propaganda e, a chi accetta il trasferimento, viene pagato il viaggio. Sono gli anni quelli tra il 1870 e il 1890 nei quali le compagnie di navigazione compiono un salto di qualità.

Le Adriatica, Lloyd o Stella iniziano ad adibire le loro navi mercantili anche al trasporto di passeggeri. Le navi giungono dal Sud America cariche di frutta, caucciù, caffè e ripartono con i migranti. Tra l'altro il viaggio costa relativamente poco: in nave cargo, da Genova a San Paolo costa 20 lire.

Se si pensa che nello stesso anno, sempre il 1880, per spostarsi in treno da Milano a Napoli di lire ce ne vogliono 23, ci si può fare un'idea della qualità della sistemazione e dei servizi forniti.

 

Nel 1889 in Brasile, caduto l'Impero, il nuovo regime repubblicano  avvia un grande mutamento economico: viene abolita la schiavitù.

 

Proprio quando si fa più massiccia la richiesta estera di caffè e inizia nel contempo a farsi sentire la concorrenza nella produzione di frutta delle grandi imprese californiane e centroamericane, rendendo più pressante la necessità di estendere le monocultura, cade il sistema primario di manodopera.

I grandi fazendeiros tentano dapprima di accaparrarsi tutti gli ex-schiavi presenti sul territorio, sottraendosi alle piccole proprietà. Ma questo provoca la mancanza di manodopera ai produttori di viveri di prima necessità: un circolo vizioso, la cui unica e valida soluzione è nell'incremento dell'immigrazione.

Si sviluppano così due politiche parallele: l'una stimolata dal governo centrale che mira alla creazione di centri di colonizzazione stranieri dediti alla coltivazione e produzione di quelle derrate alimentari necessarie al sostentamento del Paese e un'altra privata, ma comunque favorita dai governi locali, che tende ad indirizzare la manodopera straniera ai latifondo di monocoltura, che vengono ingranditi.

Attenzione alla differenza burocratica che si forma: gli immigrati sono lavoratori salariati presso le grandi fazende; i coloni non percepiscono alcun compenso, rischiano in prima persona nelle zone assegnate loro in concessione. Nel Rio Grande do Sul, lo Stato dove sorge Nova Brescia, si assegnano ai grandi latifondi gli appezzamenti di terreni collinari, ottimi per la produzione vitivinicola, ma si riservano ampie zone incolte nell'alto Uruguay alla colonizzazione. Le stesse dove oggi sorge Nova Brescia. In buona compagnia poiché vi si trovano anche Nova Rovigo, Nova Vicenza, Nova Milano, Garibaldi, ecc.

Non deve stupire la presenza di un così massiccio numero di insediamenti norditaliani. La loro presenza è il risultato concreto della politica regionale riograndese del tempo. Per comprendere il perché di una simile scelta occorre ricordare che la piccola Repubblica del Rio Grande ha tentato, e in parte vi è riuscita, di staccarsi dall'Impero brasiliano con una sanguinosa guerra nel 1835, nella quale ha combattuto Giuseppe Garibaldi, ancor oggi ricordato come un eroe.

Riassorbito col trattato del 1845, il piccolo Stato marca una precisa identità culturale ed etnica che si distacca da quella latina portoghese del resto del grande Paese. Come a inizio colonizzazione, gli agenti governativi riograndesi si rivolgono dapprima alla Germania.

La risposta è però deludente e il neo costituito Reich del Cancelliere Bismark scoraggia le partenze: c'è bisogno di braccia per la nascente industria pesante e di soldati per l'esercito. E, per chi vuole proprio emigrare, la scelta cade sul Nord America in espansione a ovest e dalle grandi fabbriche dell'est.

La ricerca di coloni si sposta allora nell'Impero austroungarico, contiguo a quello tedesco e nel Nord Italia. Gli agenti reclutatori battono quindi i monti del Friuli e la pianura padana: naturalmente prediligono le campagne. Ciò di cui lo stato brasiliano ha bisogno è manodopera contadina, non operai specializzati e le piccole industrie presenti sono di monopolio di immigrati tedeschi delle generazioni precedenti.

Come già ricordato, gli agenti svolgono un ruolo fondamentale per chi parte, sbrogliando la matassa burocratica e indirizzando ai porti d'imbarco gente che non si è mai mossa dalla sua campagna. Nell'intento di tutelare da truffe chi sosta nei porti in attesa della partenza o di consentire il viaggio anche a chi non è stato direttamente ingaggiato, sorgono associazioni private o semiprivate religiose, che dopo aver assistito i partenti, prendono contatto con altre associazioni o consolati nei porti d'arrivo.

In Brasile viene aperta un'Agenzia consolare italiana a Bage, sulla frontiera uruguaiano e la società "Unione e Filantropia" apre i battenti a s. Vitoria, che funziona da centro di smistamento per chi arriva.

Infatti, fidando sulla coesione e sull'impresa solidale di un gruppo omogeneo, quando si tratta di formare le spedizioni, i funzionari governativi, assistiti dal personale italiano dei consolati, hanno cura di associare coloni provenienti da una medesima area geografica, quando non da una stessa provincia, fidando che lingua, usi e costumi comuni aiutino a far fronte in maniera solidale alle difficoltà. Ed è proprio da s. Vitoria che il 13 ottobre 1877 parte una spedizione di 70 famiglie che provengono tutte dalla nostra provincia: sono i coloni che daranno vita all'insediamento che diverrà Nova Brescia.


Per maggiori informazioni contattare:

Sandra Bandeira

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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