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New York legge il Garda

Nella Grande Mela, ora, del Garda bresciano conoscono tutto: la storia, le bellezze. Sanno dove soffermare lo sguardo su «un mondo ricco di meraviglie e tesori da ammirare».

La definizione è di Goffredo Palmerini, giornalista nato a L’Aquila, del quale è stato vicesindaco, e compare sul numero di novembre-dicembre di i-Italia NY, una rivista in distribuzione in 60 mila copie a New York. Al reportage di Palmerini i-Italia NY dedica 7 pagine, corredate di foto suggestive. Un viaggio sulla sponda bresciana del lago di Garda, che tocca Sirmione e Desenzano, Salò e Gardone Riviera, ultima tappa.

PALMERINI descrive il Garda con l’orgoglio di un italiano ma nello stesso tempo con lo stupore di un turista americano che arriva in Italia. La sua meraviglia è la stessa - uguale e contraria - di un italiano che visita per la prima volta gli Usa. Abituato agli spazi immensi, alle metropoli col panorama dominato dai grattacieli, a lunghi tratti desertici, ora si trova in una terra così suggestiva, «dal clima temperato e mite che favorisce fecondi vigneti - e tra i vini tipici del lago vengono citati Lugana, Bardolino e Garda -, un’intensa coltura di ulivi e persino la crescita di cedri, aranci, limoni altrimenti impossibile a questa latitudine».

Il viaggio di Palmerini, che risale allo scorso anno autunno «in una giornata di sole e con un venticello leggero che increspa le onde che disegnano arabeschi di schiuma», inizia uscendo dal casello di Sirmione dell’autostrada A4 e la prima segnalazione riguarda la Torre di San Martino della Battaglia, «che richiama il sanguinoso scontro dell’esercito piemontese contro quello austriaco nella Seconda guerra d’Indipendenza del nostro Risorigimento».

Nella discesa verso il lago, «gagliardo, di un azzurro intenso, trapiantato di vele», vengono sottolineate «la gradevolezza delle architetture», a Colombare «le piante ben curate e le case pastello». Poi Sirmione con il suo «magnifico maniero, costruito alla fine del Duecento». E ancora «l’impianto medievale del borgo, i negozietti, bar e le fantasiose vetrine che si affacciano sulle stradine d’acciottolato».

E sottolineando «la vista stupenda del lago dall’apice del promontorio», si passa a Desenzano, «la capitale del Garda non solo per la sua dimensione - ha quasi 29 mila abitanti - ma per l’abbondanza di meraviglie, per la qualità delle iniziative culturali che si svolgono tutto l’anno».

NEL RISALIRE la sponda bresciana vengono menzionati come meritevoli di una visita i castelli di Lonato, Soiano, Moniga e San Felice, la Rocca di Manerba. Ed ecco Salò, «incantevole cittadina», che conserva «ancora in parte una limpida struttura di ricco e potente borgo medievale la cui impronta fu purtroppo mutilata dal terremoto del 1901». Il centro storico è «splendido», dominato dalla «mole del Duomo tardogotico col suo magnifico portale», con l’impianto urbano «riconoscibile seguendo il profilo del lungolago».

Il viaggio si chiude a Gardone Riviera, che significa «Vittoriale degli Italiani». Palmerini, abruzzese, sente forte la suggestione dell’omaggio a Gabriele d’Annunzio, il Vate nato a Pescara, «seduttore implacabile come implacabili erano le sue passioni».

E il viaggio, tra un cenno storico e una descrizione architettonica, si chiude con «la vista mozzafiato sul lago imperlato di riflessi e nell’azzurro il profilo verdeggiante dell’isola del Garda, regina del Benaco». Sì, ora nella Grande Mela della sponda bresciana del lago sanno tutto.

fonte: bresciaoggi

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Editoriale

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