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Meno tasse e vincoli. L’Austria fa la corte alle nostre aziende

Lettera alla Techne, azienda gioiello di Erba. Il titolare: «Sto pensando seriamente a una sede là. Sconfitta per noi, ma qui ci mettono i bastoni fra le ruote»

«Mi fanno ponti d’oro per andare in Carinzia. E io ci sto pensando seriamente. Perché non posso fare altro».

Non è contento Alberto Croci, titolare con Giuseppe Besana della Techne di Erba, industria meccanica che fabbrica componenti speciali per il settore petrolifero, un fiore all’occhiello non solo comasco.

Non è contento perché se da una parte la lettera piena di lusinghe arrivata da Aba-Invest in Austria - agenzia governativa per la promozione e lo sviluppo degli investimenti stranieri nel paese transalpino - certifica che la sua azienda è talmente virtuosa da far gola all’estero, dall’altra l’idea di accettare l’offerta di aprire una sede in un altro Paese è una sconfitta che brucia: «Roba da farmi venire il magone. Io che sono erbese da sempre, un alpino, un italiano con la “i” maiuscola. Mica per politica, a me della politica non è mai importato nulla, a me importa solo il “laurà”. Ma nel laurà noi siamo meglio di tutti, meglio anche degli austriaci e degli svizzeri, e invece ci costringono ad andare via».

Troppo allettanti le condizioni offerte: un paese stabile dalla burocrazia rapida e snella, imposta unica sugli utili al 25%, flessibilità del lavoro, incentivi per nuovi siti produttivi, premio fiscale del 12% per ricerca e sviluppo. «Cosa devo fare? La burocrazia ci paralizza, è vergognosa. Gli adempimenti non finiscono mai, una richiesta più assurda dell’altra. E la pressione fiscale nel suo complesso arriva al 70%, siamo al 43% con la sola Irpef». Ma pensa di trasferire la produzione? «La mia opinione personale è che non ho mai fatto perdere un’ora di lavoro ai miei 40 dipendenti e sarà così finché avrò gli occhi aperti. Pensiamo all’Austria per un programma di sviluppo, una nuova sede. I nostri cugini sono più intelligenti di noi, e in fondo a noi un po’ di nostalgia della Maria Teresa è rimasta...».

fonte: la provincia di como

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Editoriale

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