Per gli Stati Uniti d'Europa. Arcangelo Ghisleri
A differenza dell'amico Filippo Turati, conosciuto in età giovanile quando frequentava il Liceo di Cremona dove si era trasferito per studiare dal paese natale di Canzo, che, nella sua maturazione politica, si concentrerà sulle drammatiche condizioni interne all'Italia e sulla trasformazione del socialismo italiano in riformismo; più in sintonia con l'altro amico giovanile Leonida Bissolati che, con Treves, diventerà uno dei massimi esperti di politica internazionale del Partito socialista italiano, Ghisleri monitorerà con attenzione il quadro europeo in continuo movimento, seguendo da un lato le convulsioni interne all'impero austro-ungarico e, dall'altro, il gioco delle alleanze in grado di ridisegnare gli equilibri e gli assetti europei.
Pur di togliere l'Italia dall'isolamento internazionale, saranno in tanti all'inizio a guardare con simpatia alle mosse della Germania, da storici come Chabod allo stesso Bissolati. Ghisleri invece capisce subito non solo l'errore per l'Italia di schierarsi con la Triplice, ma il pericolo rappresentato dall' ambizione paneuropea della Germania, arrivando alle stesse conclusioni del geopolitico inglese MacKinder che formula la teoria dell'Heartland ( che sarebbe il cuore dell'Eurasia) e la previsione del rischio Germania perché se controllerà l'Europa orientale, controllerà il mondo.
Il rischio dell'imperialismo tedesco e la necessità di fermarlo porterà Ghisleri su posizioni interventiste , forse, più del suo irredentismo. Basti pensare al suo celebre "manifesto agli italiani" dell'11 agosto 1914 che, accanto alla liberazione di Trento e Trieste, pone l'obiettivo strategico del rifacimento della carta d'Europa secondo il principio della federazione delle nazionalità liberate: " a guerra finita per la nuova alleanza dei popoli, per gli stati Uniti d'Europa".
Dunque battere la Germania significa innanzitutto tenere aperta per tutta l'Europa la possibilità di una evoluzione democratica e federalista e, intanto, far emergere quei "popoli senza storia" come era stato progettato ottanta anni prima da quegli esuli che, in rappresentanza di diverse nazionalità oppresse, diedero vita a Basilea con Mazzini alla Giovine Europa ( 15 aprile 1834)
Ghisleri si impegnerà dietro le quinte per il successo della "Conferenza delle nazionalità oppresse" che si concluderà con il " Patto di Roma" del maggio 1918, decisivo per il riconoscimento del diritto nazionale di cecoslovacchi e Jugoslavi. Così come si opporrà al nazionalismo che pretendeva l'annessione all'Italia della Dalmazia, preferendo invece perseguire l'accordo diplomatico con la neonata Jugoslavia sull' Istria.
Ma l'occhio di Ghisleri è attento anche ai nuovi equilibri internazionali che si stanno costruendo sulle macerie della prima guerra mondiale, ai negoziati di pace, ai tentativi di costituire una Società delle Nazioni che garantisca il rispetto del diritto internazionale, memore di quelle splendide frasi scritte da Cattaneo nel suo libro sull'insurrezione di Milano nel 1848: " avremo pace vera quando avremo gli Stati Uniti d'Europa".
Diritto internazionale e il tabù della sovranità degli Stati
Pur apprezzando le buone intenzioni del presidente statunitense, si rende conto della difficile applicabilità dei 14 punti avanzati da Woodrow Wilson alla Conferenza di Versailles e, chiamato a far parte di una Commissione incaricata di incontrare gli esperti di Wilson, porrà la questione della fragilità di un ordine internazionale fondato solo sugli Stati nazionali. Non diversamente dalle posizioni di un giovane economista, Luigi Einaudi, che negli scritti firmati con lo pseudonimo Junius analizza i limiti della nascente Società delle Nazioni: organismo che si arresta di fronte al tabù della sovranità degli Stati nazionali, invece di orientarsi verso la promozione di un federalismo sovranazionale, unico assetto in grado di fermare in Europa il rigenerarsi di fattori di guerra.
Per ammissione dello stesso Altiero Spinelli, sarà anche la riflessione su quei problemi lasciati irrisolti o sviliti dalla pace di Versailles, a spingere nel 1941 alla stesura del Manifesto di Ventotene , dov'era confinato con Ernesto Rossi e Eugenio Colorni. Purtroppo, prima di riprendere il giusto cammino democratico, l'Europa dovrà fare i conti con due guerre mondiali che alcuni storici vedono come un'unica e lunga guerra civile europea.
Forse non si sottolinea mai abbastanza quanto i nazionalismi, la logica ferrea della sovranità assoluta degli Stati, le ambizioni egemoniche, infine i totalitarismi abbiano sacrificato e calpestato anche in Europa diritti umani, diritti dei popoli e delle minoranze, libertà civili e politiche, autonomia delle scienze e dignità delle culture politiche; quanto poi sia costato conquistare o riconquistare la democrazia. La geografia politica e, ancora di più, la geopolitica è stata coinvolta in questi tragici avvenimenti e nei suoi esiti. Considerata come un arma al servizio del potere, è stata utilizzata dall'Inghilterra per la propria libertà di commercio; dalla Francia per sostenere il Fronte di colonizzazione e la propria missione civilizzatrice nei territori d'oltre mare; dagli Stati Uniti per legittimarsi come grande potenza navale (la blue water strategy di Alfred Thayer Mahan); dal nazismo per garantirsi il proprio "spazio vitale" fino ad arrivare al "potere attivo della razza" sullo spazio ( Johann Ulrich Folkers ); dai vari fascismi per sostituire "ordine" a "libertà", moderne forme autocratiche alla democrazia popolare ( Rudolf Kjellen).
Anche l'opera di Friederich Ratzel (1844-1904), padre fondatore della moderna geografia politica e della geopolitica, è stata reinterpretata e manipolata nelle parti che risultano più funzionali ai disegni del nazismo, il concetto di "spazio vitale", prima di tutto. Ecco perché Yves Lacoste, fondatore nel 1976 della rivista geografica francese Herodote, ha affermato che la geopolitica che oggi mira alla comprensione del sottosviluppo e delle disuguaglianze Nord-Sud, al riscatto dei popoli e delle minoranze senza storia, deve assai più a geografi controcorrente come Reclùs che alla " concezione Hitleriana" che ha promosso la geopolitica a scienza strategica di regime. Possiamo pensare ad Arcangelo Ghisleri in Italia come ad Elisèe Reclùs (1830-1905) in Francia, geografo libero e libertario.
La geografia libertaria di Reclùs
Reclùs, in stretto rapporto con i comunardi di Parigi, dopo i fatti del 1871 è costretto a rifugiarsi in Belgio, dove pubblica 6 volumi de " L'homme e la Terre" e ben 19 volumi della Nouvelle Geographie Universelle. Per lui la geografia è lo studio della Terra come casa del genere umano. Libero dal nazionalismo e da ogni pregiudizio razziale, credeva fermamente che le risorse del mondo dovessero essere utilizzate a beneficio di tutti i popoli: per raggiungere una giustizia sociale su scala planetaria era dunque necessario riconfigurare la superficie politica del mondo.
Non molto diversamente si muove in Italia e poi in Svizzera, dove si rifugerà due volte ( circa 6 anni per volta) Arcangelo Ghisleri. Tra la geografia tedesca che è geografia dello Stato o degli Stati, e la geografia francese che è geografia delle Nazioni, Ghisleri è sicuramente per la scuola francese. Ma il concetto di nazione da cui parte è di stretta derivazione cattaneana. Nessuna concessione a micro o macro-nazionalismi, dunque. Riconoscimento fortissimo del primato della società civile rispetto a orientamenti di partiti o a ragioni di Stato. Preferenza e precedenza per la sovranità popolare rispetto alla sovranita' statuale: la sovranità popolare può infatti articolarsi su più livelli istituzionali , anche sovranazionali.
Riconoscimento del legame territoriale per ogni comunità linguistica, civile, culturale e religiosa senza sacralizzare i confini che sono naturali, idrografici, e insieme storici . E, soprattutto, senza giustificare l'identificazione di ogni etnia con un proprio Stato. E' il caso dei Balcani che Ghisleri studiò più volte, sostenedo sempre le ragioni della convivenza multienica e l'organizzazione federale del territorio.
Presentando nel 2002 una edizione completamente rinnovata del suo " Manuale di Geopolitica", Carlo Jean ha scritto: "La geopolitica, in quanto disciplina, ha subito una notevole evoluzione concettuale negli anni Novanta: si sta affermando la cosiddetta "geopolitica critica", che esalta gli aspetti soggettivi e contingenti del ragionamento geopolitico, là dove la geopolitica del passato si incentrava su un approccio deterministico o possibilistico /probabilistico".
Contro fascismi e razzismi: per una democrazia su scala internazionale
Se così è, Ghisleri è un antesignano della geopolitica critica : ne sono esempi la sua polemica con Giovanni Bovio, contro il razzismo e il preteso diritto coloniale delle " razze superiori" a esportare forme di civiltà, questione che apre il capitolo attualissimo del rapporto tra Occidente e culture extraeuropee a favore di un mondo cosmopolitico, multipolare e policentrico, non asservito ad un pensiero unico. La sua opposizione all'avventura coloniale in Libia; la sua opposizione al fascismo e alla cattiva geografia del fascismo che la riteneva poco più che strumento di propaganda, invece che di analisi e di conoscenza; la previsione del fallimento dell' avventurismo militare di Mussolini, incapace di muoversi in un quadro internazionale complesso e di valutare rapporti di forza , potenzialità economiche e militari proprie e altrui. Sempre la rivista Herodote ha spiegato l'eclisse della geografia politica dopo la seconda guerra mondiale con il suo coinvolgimento in progetti politici aberranti: colonialismo, fascismi, nazismo.
Dopo la decolonizzazione e la guerra fredda, durante la quale anche l'URSS ha elaborato proprie posizioni e dottrine geostrategiche subordinate a logiche di potenza e ad aree di influenza a sovranità limitata, la fine del bipolarismo e la globalizzazione hanno riportato in primo piano le esigenze di una nuova geopolitica , meno predittiva e più capace di ipotesi e descrizioni di scenario
Il primo scenario che siamo chiamati a costruire è quella di un mondo multipolare, attraverso il rafforzamento delle istituzioni internazionali da riformare in senso sempre più democratico, cominciando dall'ONU. Il secondo scenario è quello del governo politico della globalizzazione che sta mettendo in crisi la sovranità degli Stati nazionali : un recupero di sovranità è possibile solo se si rilancia per l'Europa e per altre aree del mondo progetti di federazione vera .
Come non vedere che anche in queste grandi prospettive siamo tutti un po’ debitori ad Arcangelo Ghisleri e alla sua visione . Allora perché non riconoscerlo come uno dei Padri fondatori della Repubblica e della democrazia italiana, ma anche come una coraggiosa e intransigente voce profetica che dal passato ci sollecita alla costruzione di una democrazia su scala internazionale, rispettosa delle differenze e dei diritti della persona, a cominciare dalle minoranze e dai più deboli.
Marco Pezzoni














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