Tu sei qui: Home Lombardi nel Mondo Nazioni Province Lombarde Articoli Mantova L'esodo Venezuelano
Accedi a ..
Ospitalità Mantovana .....
logo-albergo-hotel-bianchi-mantova.png
In Evidenza ...

L'esodo Venezuelano

La crisi umanitaria in Venezuela è sempre più forte, migliaia di persone ogni giorno fuggono a piedi, il costo del biglietto di un pulmann è troppo elevato. Chi rimane deve sopravvivere in una situazione precaria, sempre più estrema. Serve un intervento urgente e mirato per risolvere quanto sta accadendo al popolo venezuelano, un popolo che fino a pochi anni fa era come noi.

Di Ashley J. Maffina

 

Ogni giorno 30.000 persone stanno varcando i confini; lo fanno come meglio riescono ma la maggior parte, se le condizioni fisiche glielo permettono, intraprende un lungo viaggio a piedi per fuggire in cerca di asilo e di una vita dignitosa per sé e per la propria famiglia. Per i vicini ospitanti è ormai all’attivo una crisi umanitaria di difficile e delicata gestione.

Il Venezuela è uno stato che non funziona più, l’intero sistema è al collasso.

Si stima che i Venezuelani fuggiti siano circa sei milioni.

Qualsiasi bene primario non è più garantito, mangiare costa troppo, curarsi, comprare medicinali è diventato economicamente impossibile, i rifornimenti di acqua sono sempre meno e qualitativamente pessimi.

Ogni giorno in molti muoiono di fame e stenti, i neonati specialmente, le madri non hanno da mangiare a sufficienza neppure per sé stesse.

L’energia elettrica è discontinua, i cittadini restano per intere settimane senza corrente.

Persino la carta è diventata merce da contrabbando e la benzina è difficilmente reperibile (impensabile per un paese che ha avuto il greggio come principale fonte di economia).

Il Venezuela si è svuotato di professionisti competenti, chi poteva permetterselo e aveva intuito la situazione è emigrato all’estero anni fa, lasciando il proprio lavoro a chi non era in grado di ricoprirne il ruolo, le scuole sono rimaste sguarnite, interi reparti ospedalieri sono chiusi.

Medici, Insegnanti, Infermieri, tecnici, polizia, enti pubblici, un intero popolo è fuggito prima che arrivasse il peggio…

e poi il peggio è arrivato.

La quotidianità come la intendiamo per il popolo Venezuelano non esiste più. È venuta a mancare e ora, chi è rimasto, si trova ad arrancare fronteggiando una delle più gravi crisi che abbia colpito l’America latina negli ultimi 50 anni.

La cosa che ci ha colpiti di più è la confusione delle notizie che arrivano, quasi a voler lanciare la patata bollente da uno stato all’altro, ma mentre i grandi governi giocano a monopoli il popolo sta affrontando una crisi umanitaria che ci immagineremmo più in Africa che non in quello che è stato fino a pochi anni fa lo stato più ricco del Sud America.

Per capire cosa stia effettivamente accadendo abbiamo contattato i membri delle comunità venezuelane sul territorio e in giro per il mondo e il quadro che è andato a formarsi assomiglia più a quello che molti di noi ,per fortuna, hanno solo visto in film da stampo apocalittico.

Un denominatore comune quello di persone che, con il nodo in gola e con la rabbia di chi non viene ascoltato e non ne capisce il motivo, ci raccontano che la Democrazia in Venezuela non esiste più, da anni.

Ma come siamo arrivati al punto di non potersi permettere un pasto senza l’aiuto economico di famiglia e amici dall’estero?

Oppure di dover fare 3, 4 lavori per arrivare sempre peggio a fine mese?

Com’è possibile che una pastiglia per la pressione costi più di uno stipendio e che un intero popolo abbia perso in media 10 Kg di peso corporeo?

La denuncia di quanto accade in Venezuela per chi vive nel territorio è molto rischiosa.

«Io Vivo a Caracas, non posso parlare, mi dispiace…»

«Sa, qua si va in galera per un messaggio mal interpretato…»

La ribellione? Pagata con la propria vita o con quella della propria famiglia.

Molti oppositori, politici o libertari (oppositori senza parte politica), studenti che non accettavano più la miseria in cui lo stato del presidente Maduro li ha ridotti sono stati sequestrati e portati in carceri sparse per il Venezuela, all’interno delle quali i detenuti vengono sottoposti a selvagge torture psico-fisiche, pressati come animali da macello e tenuti in condizioni disumane.

Lo stato di accusa?

Desiderare la libertà?

Volere un sistema sanitario che funzioni?

Pretendere il rispetto dei diritti umani?

Se questa è la loro colpa, anche noi saremmo dal lato sbagliato delle sbarre, come molti di loro.

 

Facciamo un salto indietro, quando tutto questo scenario restava ancora chiuso nei televisori, mentre la famiglia media venezuelana era seduta sul divano a guardare quel film a scenario apocalittico che menzionavamo prima.

Abbiamo chiesto ai venezuelani e agli italiani che vivevano sul territorio quale fosse stato il primo campanello d’allarme, quello chiaro e forte, che ha fatto loro capire che le cose stavano prendendo una piega contorta.

«Il primo colpo di stato, il primo attentato alla Democrazia è avvenuto fra gli anni ’80, ’90 ma nel 2000 si stava ancora bene, molte attività imprenditoriali erano italiane perché il Venezuela è sempre stato un paese pro-immigrazione e con le porte aperte verso tutti. Da lì in avanti il distacco fra il ricco e il povero si è fatto sempre più netto, la pressione e l’imposizione statale sempre più forte e molti se ne sono andati. Ma chi restava non se ne curava molto, erano indifferenti e nel tempo le persone si sono dimenticate di quanto era accaduto negli anni passati».

«Girare per la città era diventato pericoloso, a me per fortuna non è mai capitato nulla di significativo ma l’insicurezza che si percepiva nel muoversi da un lato all’altro della strada era palpabile».

Quanto sta accadendo ora non è un fulmine a ciel sereno, bensì un costante peggioramento delle condizioni del popolo, del malgoverno, dell’infiltrazione della mafia e della corruzione ai danni del prossimo.

Il crollo totale è avvenuto con l’impennata spaziale dell’inflazione, una crescita esponenziale dovuta alle sanzioni USA/EU sul petrolio di cui tanto si parla.

Queste misure sono state emanate contro il Governo di Maduro, indubbio, non contro il popolo venezuelano ma è indiscutibile che come sempre vadano per forza a gravare sull’intero insieme e abbiano dato il colpo di grazia ad un Venezuela già in ginocchio.

Infatti, viste le gravi condizioni che imperversano sul Venezuela, l’UE ha rivisto le sanzioni in modo che non vadano a degradare ulteriormente la situazione umanitaria già tragica. UE e USA hanno esposto la propria enorme preoccupazione sulla condizione in cui Maduro ha ridotto un intero Stato con un mix di scorrettezze, criminalità e incompetenza.

A peggiorare ulteriormente il quadro della situazione c'è l’impossibilità di far pervenire gli aiuti umanitari partiti da tutto il mondo, che sono stati molti, ma mai giunti a destinazione.

Rubati, fermati e smistati altrove ancor prima di entrare, tutto questo per 5 lunghi anni…

La situazione è oltremodo intricata ma la necessità chiara, il Venezuela ha un URGENTE BISOGNO DI UN AIUTO ESTERNO, DI TUTTI. IL PAESE DA SOLO NON È IN GRADO DI FARCELA, I PROBLEMI CHE GRAVANO CONTEMPORANEAMENTE SONO TROPPI, IL POPOLO È STANCO E CHI REAGISCE O REAGIREBBE, SE ANCORA VIVO, È RINCHIUSO IN QUALCHE CELLA SOTTOTERRA CHISSÁ DOVE.

PRIMA DI TUTTO BISOGNA INTERVENIRE SULLE URGENZE UMANITARIE LADDOVE IL POPOLO HA BISOGNO NELL’IMMEDIATO PER POI RISTABILIRE UNA SOLUZIONE POLITICA CHE SIA REALMENTE DEMOCRATICA E NON SOLO RIVESTITA DI DEMOCRAZIA.

Il Venezuela non ha mai chiuso le porte a nessuno, serve che ora attraverso quelle porte giunga una soluzione che non sia peggio del danno in sé, ma attuabile e specialmente concreta.

Azioni sul documento
Share |
Editoriale

Manifesto dei Lombardi nel Mondo

Milano 12 gennaio 2018 - Appello per una maggiore rappresentanza dei Lombardi nel Mondo. Il Manifesto si prefigge di promuovere una serie di azioni positive, concrete e incisive, atte a restituire quella dignità che gli emigrati lombardi e le loro famiglie meritano di vedere riconosciuta non solo in ambito istituzionalecontinua>>
Altro…