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I cantastorie di ieri e di oggi - La voce del coraggio

Il comune di Motteggiana consegna a Francesca Prestia, cantautrice attivista per i diritti delle donne, il premio speciale “Giovanna Daffini”.

di Ashley J. Maffina


Il comune di Motteggiana consegna a Francesca Francesca Prestia il premio speciale "Giovanna Daffini"

 

Giovanna Daffini, la "voce della risaia", nata a Motteggiana nel 1914, portatrice delle istanze del popolo (gruppo Nuovo Canzoniere Italiano).

Francesca Prestia, attivista per i diritti delle donne, cantautrice, insegnante e ricercatrice.

Condividono una passione: il canto.

Date uno strumento a quelle donne, già provviste della propria voce e di una causa da portare avanti!

Affrontano a testa alta e chitarra alla mano la paura che azzittisce molti e raccontano.

Lo fanno con passione, tristezza, ardore, non temono le emozioni, anzi si lasciano coinvolgere. E con queste danno vita alle loro storie, di quelle profonde che attirano il consenso del popolo ma anche lo scontento di figure pericolose, perché con il loro canto mettono in luce le scomode verità di chi abusa del proprio potere sugli altri. Ed è così che con la libertà della parola proteggono valori come giustizia, legalità e uguaglianza.

I cantastorie sono una figura ben radicata nei tempi, ciascun popolo aveva i propri e questi artisti di strada tramandavano parte della letteratura orale e di quella folklorica. Le loro canzoni, le loro storie, diventavano parte del bagaglio culturale di una comunità. Ciascuno raccontava la propria causa e grazie alla loro voce riuscivano a catturare l’attenzione delle folle che si appassionavano a quanto narravano cantando.

<<Ogni città, qualche guaio ha…>> cantava il Cantagallo di “Robin Hood”, in carcere come altri perché non poteva pagare le tasse.

Ed è questo che il cantastorie raffigura e protegge, il popolo, persone semplici. Loro osservano, vivono, e con un paio di accordi, trasmettono emozioni. Con la loro voce toccano e fanno vibrare le corde giuste, in tre minuti riescono a dar vita a un messaggio, emozioni…

...e le emozioni creano ricordi.

Se in questo modo riescono a tramandare l’impegno sociale, la giustizia e tutti i valori di cui si fanno portatori, questi eroi/eroine lo stanno facendo nel modo giusto!

Francesca Prestia - La Cantastorie Antimafia

Francesca Prestia è una donna Calabrese, di Catanzaro. Nata da una famiglia di artisti si è appassionata fin da subito alla musica e l’ha studiata in tutte le sue forme.

Diventa una cantautrice, una cantastorie, la sua è una passione che rientra quotidianamente nella sua vita. Francesca è madre di due figlie, separatasi dal marito, riesce come molte donne a portare avanti la famiglia con tutti i sacrifici e l’impegno che questo richiede.

Al telefono mi parla orgogliosa delle sue figlie e del genero che l’aiutano e la sostengono nella sua passione che negli anni si è trasformata in una mission.

Approfondendo la chiacchierata mi si presenta una Donna poliedrica, mentre parliamo si trova a scuola perché è anche insegnante e non posso fare a meno di pensare che il suo percorso di vita la porta per forza di cose a dover utilizzare la sua voce per tramandare qualcosa, insegnare al prossimo.

Dopo aver letto a fondo il suo curriculum, quello che fa e che rappresenta, prende forma una persona colta e competente, una ricercatrice che riesce a restare semplice, umile e con grandi dosi di grinta da vendere.

«Non bisogna prendersi troppo sul serio», mi dice quando le chiedo come fa a tenere tutto questo sulle sue spalle e mi racconta come il processo della realizzazione nel mondo femminile sia stato un lavoro lungo ma continuo.

Lei canta con una voce di protesta verso quanto accade alle donne nel Sud d’Italia, sottolinea quanto la cultura le abbia aiutate a ribattere le ingiustizie, a far sentire la propria voce.

«Perché se non sai come rispondere come fai a ribellarti?…»

Mi racconta di un Sud Italia che si sta riprendendo, lo fa con entusiasmo, finalmente le persone combattono contro quanto prima veniva taciuto.

Non è sola, negli ultimi vent’anni in tanti si stanno ribellando alla mafia, ciascuno a modo proprio ma uniti verso un obiettivo comune.

La libertà.

E lei, con i piedi ben saldi a terra, tutti i giorni rivolge il suo pensiero alla famiglia e alla sua Terra, rendendosi promotrice e attivista dei diritti delle donne del suo paese, forse inconsapevole di portare avanti i diritti delle donne di tutti i paesi perché alla fine casa loro è anche casa nostra e se non stiamo bene tutti allora stiamo sbagliando qualcosa.

E la ballata di Lea, una storia triste e piena di significato è quella che l’ha portata in luce, quella di una donna che dice basta alla mafia, rompendo le catene del silenzio, lo fa per lei e sua figlia.

Lea sognava la libertà, ha parlato, è stata ascoltata, sognava l’Australia, un grido il suo, la libertà la vedeva fuori da casa sua, lontano dalle ingiustizie.

Per Lea non c’è stato nulla da fare, ma con il suo gesto voleva gettare le basi per un cambiamento, lo ha fatto per sua figlia.

«Mio genero, lui è un buon pittore, mi aiuta a disegnare i teli per gli spettacoli, lo facciamo insieme, mentre le mie figlie mi aiutano a prepararmi agli eventi».

E alla fine ci immaginiamo questa donna, seduta per terra a dipingere un telo, accanto a suo genero mentre le sue figlie le mostrano un accessorio da abbinare al vestito per il prossimo spettacolo.

E così si costruisce il diritto di libertà: partecipando, collaborando, un forte segnale che il cambiamento parte innanzitutto da dentro di noi, ma poi dalla collaborazione da casa a seguire.

Un messaggio delicato nella forma ma forte nella sostanza di chi non si prenderà sul serio ma lavora veramente ogni giorno per il miglioramento nel presente.

Intanto Lea ti stringiamo nel cuore e ti teniamo salda nella mente, perché il tuo gesto non è stato vano.

Il tuo BASTA lo abbiamo sentito forte e chiaro e se loro hanno voluto farti tacere, parleremo noi per te.

Tutti.

Così Motteggiana premia questa artista a tutto tondo e a sua volta si fa promotore di giustizia ed equità.

Il Sindaco Nosari Fabrizio ci ricorda che Francesca Prestia è stata premiata sia per la sostanza dei contenuti che per la capacità canora della Cantante e la loro è diventata una collaborazione, non più solo una premiazione.

“Il giorno di Giovanna” compie il suo 25° anno di età, ed ecco come un’idea, nata dal cantastorie Wainer Mazza e promossa dallo studioso Gian Paolo Borghi ha trovato sempre più consensi fra chi s’impegna per proteggere la memoria collettiva non solo del passato ma anche contemporanea. È diventato un appuntamento imperdibile per gli appassionati del genere e un importante punto di ritrovo per i cantastorie.

E durante le sue nozze d’argento, il concorso nazionale per cantastorie premia gli artisti del canto popolare che esprimono le nostre tradizioni, i conflitti e le vittorie del popolo.

Probabilmente ora Max e Amabilia, due cantastorie di Motteggiana, saranno in viaggio, vivendo con quanto guadagnano cantando storie, le nostre, proprio come da tradizione ma singolare ai nostri tempi.

Un caldo abbraccio a loro e a tutti i portatori della voce popolare proprio come è stata Giovanna Daffini.

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Editoriale

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