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Pierpaolo Spinazzè, street artist – il cibo che disinnesca

Milano 18 luglio 2018 - La street art fa scuola e insegna l’educazione. Questa forma d’arte, insieme ai graffiti e ai murales è sempre stata presente nelle città e negli ultimi trent'anni ha vissuto una crescita esponenziale tanto da diventare, grazie ai social e a canali comunicativi veloci, un fenomeno mediatico d’interesse culturale

 

 

di Ashley J. Maffina

 

 

Pierpaolo Spinazzè è un artista che si esprime fuori dalle gallerie d'arte, è un walldesigner veneto che ha fatto del cibo la sua arte e il suo strumento per disarmare il razzismo.

Quando gli chiediamo quale sia il suo sogno nel cassetto ci risponde che grazie a “CIBO”, la sua attività, lo sta vivendo perché diversamente i sogni chiusi nel cassetto vanno a male.

Pierpaolo non è un semplice graffitaro ma un cittadino impegnato. Dedica parte della sua quotidianità a contrastare gli scarabocchiatori che deturpano il nostro paese riempiendolo di messaggi di odio, veicola l’arte e utilizza il cibo, orgoglio italiano, per riqualificare le aree rovinate da messaggi a timbro razziale.

Si è aperto un dibattito fra lui e gli scarabocchiatori di quartiere. Loro si esprimono tracciando una svastica? Spinazzè risponde coprendola, al razzismo proprio non ci sta.

Indispettiti, rovinano il suo lavoro?

Dove c’è odio questo street artist trova terreno fertile per coltivare e far fiorire le sue opere che non si limitano ad essere semplici rappresentazioni ma hanno l’obiettivo di lasciare un insegnamento.

Lo abbiamo voluto intervistare e ci ha risposto nella speranza di poter essere d’esempio per altri.

D. Quando e come è nata la sua idea?

Ho sempre amato disegnare e farlo in grande mi è venuto naturale. Quest'anno sono ventun anni che disegno sui muri.

D. Viene finanziato oppure disegna per volontariato?

Per alcune cose non chiedo soldi perché penso faccia parte del volontariato civico che ognuno dovrebbe fare, sempre nel rispetto dei propri mezzi e delle proprie capacità.

In altre situazioni invece emetto fattura come tutti i professionisti.

D. Ho visto che vuole operare solo nella sua zona. Perché?

In verità viaggio molto per lavoro ma è importante che la gente del posto curi il proprio territorio.

D. È nata una sfida fra lei e gli scarabocchiatori di quartiere?

Ah! Son dei perditempo, ma che veicolano l'odio attraverso simboli che probabilmente nemmeno capiscono. Per questo motivo ho ritenuto necessario, se non doveroso, che fosse proprio l'arte a sanare questa ignoranza. In verità la sfida è a senso unico perché per me è uno spasso e sempre un’opportunità da cogliere e valorizzare, anche quando rovinano i miei murales.

D. Ha un sogno nel cassetto?

Questo è il mio sogno! I sogni vanno realizzati, nel cassetto vanno a male.

D. Cosa ha avuto il piacere di coprire da quando ha iniziato la sua opera?

Un po’ di tutto, ma ho la predilezione per le scritte politiche o che creano divisione.

Il mondo non ha bisogno di essere diviso, ma unito.

D. Ha qualcosa da dire a questi scarabocchiatori?

Grazie! Siete stati il segreto del mio successo e avete dimostrato ad altri come non deve essere un bravo cittadino.

Sulla pagina di facebook di "Cibo" potrete seguire il suo lavoro, questo artista è deciso a lasciare un segno positivo del proprio passaggio, magari risistemando proprio un edificio vicino a casa vostra.

La violenza genera violenza e questo circolo vizioso va fermato, bisogna imparare a saper disinnescare perché tutti siamo liberi di esprimerci ma ci chiediamo mai quale sia l’effetto del nostro messaggio verso il prossimo?

Siamo umani, siamo italiani, non viviamo in un mondo diviso, impariamo invece a convivere nello stesso mondo.

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