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Milano prepara il Distretto Finanziario per i transfughi della Brexit

Milano si prepara ad accogliere le imprese finanziarie “esuli” da Londra per via della Brexit.

Se infatti il mattone della capitale britannica resiste alla Brexit, qualcosa sta cambiando. Alcuni dei principali centri finanziari stanno già spostando un buon numero di dipendenti in altre città europee, di contro però i colossi del tech si stanno organizzando per entrare. Nel corso del 2016 gli investimenti in immobili commerciali nel centro della città si sono attestati a 15,6 miliardi di euro, in linea con i valori di un anno prima, mentre l’offerta è salita del 29% attestandosi a 3,75 milioni di metri quadri. I dati sono contenuti nell’ultimo rapporto di Bnp Paribas Real Estate secondo cui la City starebbe progressivamente cambiando pelle trasformandosi in base operativa delle maggiori media company del pianeta. A conferma di questo, i dati sulla richiesta di spazi a uso ufficio in affitto in città da parte dei colossi del web, pari al 21% del totale della domanda, a cominciare da Google, Facebook e Apple.

«Nel periodo 2007-2011 il settore bancario e finanziario ha dominato il take-up (assorbimento, ndr.) del centro di Londra con il 23% del totale delle transazioni», si legge nel rapporto di Bnp Paribas RE. «Negli ultimi cinque anni, questa quota è scesa al 17% a seguito dell’interesse crescente mostrato da parte delle società media-tech».

 

Scivolone dei colossi finanziari

Nella giornata del 21 febbraio 2017 il titolo Hsbc alla Borsa di Londra, dopo l’annuncio dei conti del 2016 e del piano di buy back, entrambi sotto le attese, perdeva il 6,6%. Il gruppo, numero uno europeo del credito, ha annunciato una flessione dell’utile netto dell’82% a 2,48 miliardi di dollari dai 13,52 miliardi del 2015. Il gruppo ha motivato il calo dell’utile con il rallentamento della crescita economica nei suoi principali mercati, Hong Kong e il Regno Unito, come pure con la svalutazione per 3,2 miliardi dell’avviamento della filiale nel private banking in Europa e l’impatto della vendita delle attività in Brasile. E ha messo l’accento sulle numerose incertezze che pesano a livello globale, quali la Brexit e la politica Usa. «Il rischio populismo ci fa paura perché ha un forte impatto sulle scelte politiche in occasione delle prossime elezioni europee e sono troppe le incertezze che attendono la Gran Bretagna e l’Unione Europea nel momento in cui avviano le trattative sulla Brexit», ha dichiarato il presidente del gruppo Douglas Flint.

Secondo Dickie Wong, direttore della ricerca alla Kingston Securities, i risultati di Hsbc rispecchiano il cambiamento dello scenario geo-politico, dopo il referendum sulla Brexit e l’elezione di Trump. Ed ecco che le stesse Hsbc e Ubs si sono dette pronte, rispettivamente, a spostare circa mille posti di lavoro dalla City londinese. L’uscita della Gran Bretagna dalla Ue potrebbe costringere a spostare circa il 20% della forza lavoro da parte di Ubs, mentre Hsbc si è detta pronta a traslocare alcune unità operative nella Piazza di Parigi. E pure l’Università di Oxford potrebbe rompere con la tradizione che la vede stabilmente radicata da sette secoli in Inghilterra dando vita al suo primo campus oltre Manica, in Francia: una novità assoluta, immaginata per evitare di perdere i fondi dell’Unione Europea con la Brexit.

 

Milano si prepara, Bruxelles permettendo

Milano è pronta «a intercettare le attività finanziarie che Londra dovrà abbandonare con la Brexit». Lo ha detto il presidente di Equita, Alessandro Profumo, parlandone a Milano al circolo della stampa.

E l’Italia porta a casa il primo risultato nella corsa ad aggiudicarsi le attività finanziarie in uscita da Londra. Crédit Suisse e Deutsche Bank hanno iniziato a spostare su Milano il personale italiano di Londra.E altri potrebbero arrivare, visti i tanti attori del mondo della finanza sul mercato anglosassone in via di ridefinizione. Commissione Ue permettendo. Già, dato che i falchi di Bruxelles, con in testa il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis (che ha raccolto il portafoglio dei Servizi finanziari dall’inglese dimissionario Jonathan Hill), preoccupati dalla fragilità del sistema politico e finanziario italiano, stanno mettendo le mani avanti. Lo stesso Dombrovskis, infatti, non ha mancato di dichiarare che le due sole città candidate a diventare «le capitali della finanza», una volta che sarà completata la Brexit e Londra avrà perso il suo ruolo centrale in Europa, saranno Parigi e Francoforte.

Milano, in altre parole, sarebbe la grande esclusa. Dichiarazioni che lasciano il tempo che trovano? Forse no. Di certo, però, fino a prova contraria, le decisioni dovrebbero essere guidate dall’economia e non tanto dalla politica. Sta di fatto che Milano si sta preparando a fare la sua parte.

 

Una cittadella finanziaria in via di definizione

Select Milano, il comitato che sta spingendo per la realizzazione della cittadella finanziaria, ritiene che questo possa essere «l’inizio di un’onda lunga. C’è molto interesse da parte delle multinazionali a rafforzare la presenza sul territorio italiano. In primavera partirà il road show per convincere il maggior numero possibile di società. Le chance di ottenere buoni risultati ci sono perché, per una volta, il mondo politico si muove in blocco senza distinzioni di appartenenza», ha detto  il fondatore del comitato, Bepi Pezzulli. E ha spiegato: «Milano è una piazza strategica e finanziaria ideale. Ci sono nuove misure su fisco e giustizia. Noi continueremo a batterci per questo obiettivo. Già ora la città ha una buona infrastruttura finanziaria con la Borsa valori, la Cassa di compensazione e garanzia, la Società Monte titoli e l’Mts, che appartengono al gruppo del London Stock Exchange».

Intanto il presidente di Consob, Giuseppe Vegas, in occasione di un incontro a Milano dedicato alla corporate governance, ha detto: «Non parlo di deregulation ma di una riduzione della quantità di norme che vada anche nella direzione di rendere l’Italia più attrattiva per le società finanziarie straniere, soprattutto a seguito di Brexit. Questo va fatto. Milano è un luogo ideale per la delocalizzazione di alcune imprese britanniche».

 

 

I dettagli del Distretto finanziario

Secondo il piano, a banchieri, manager e professionisti sarà proposto di far parte di un Distretto finanziario consortile che riunirà tutte le attività in uscita da Londra. A chi aderirà saranno applicate norme speciali create ad hoc su fisco e giustizia. I manager delle multinazionali, i professionisti, i protagonisti della finanza che trasferiranno la residenza dall’estero in Italia riceveranno benefici fiscali: ovvero la defiscalizzazione fino al 50% del loro reddito da lavoro per cinque anni. Se un manager guadagna 1 milione di euro, paga le tasse su 500mila euro. È poi previsto che le persone che trasferiscono la residenza in Italia (pur mantenendo un domicilio all’estero) possono optare per una tassa fissa di 100mila euro. Quanto alla giustizia italiana e alla sua lentezza, ci dovrebbe essere qualche apertura. In tema di controversie tra operatori finanziari e clienti non si andrà più in tribunale ma direttamente in Consob, rivolgendosi a una nuova figura: l’arbitro per le controversie finanziarie che avrà competenza per cause fino a 500mila euro e dovrà emettere la decisione entro sei mesi.

L’altra misura andrà a coprire le controversie legali che sorgono tra operatori finanziari. L’adesione al Distretto finanziario di Milano permetterà di sottoscrivere una clausola arbitrale con la quale si rimandano tutte le controversie alla Corte Arbitrale Europea. Una forma di giustizia privata, ma indipendente, che potrà applicare il diritto inglese, lontano dalle lentezze del sistema Italia. L’obiettivo iniziale del nuovo Distretto finanziario è quello di riuscire a trasferire da Londra a Milano le attività di Euroclearing, ovvero le operazioni di compensazione del mercato dei derivati in euro. Un mercato da 570 miliardi di dollari di volumi giornalieri.

 

Da Francesca Vercesi25Febbraio 2017

(https://it.businessinsider.com)


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