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Il ritorno di Caravaggio a Monza: “La flagellazione di Cristo” alla Villa reale

Dal 16 marzo al 17 aprile “La flagellazione di Cristo” alla Villa reale di Monza in una mostra gratuita: è il secondo progetto ideato e organizzato dal Consorzio con il Cittadino. Ecco tutto quello che c’è da sapere.

Tornano l’eleganza della luce, la potenza del gesto, l’intensità dei colori. Tornano le movenze sontuose, le pose plastiche, le rappresentazioni teatrali. Torna Caravaggio a Monza, con un altro imperdibile capolavoro. Per il secondo anno il Consorzio Villa reale e parco di Monza e il Cittadino regalano alla città e non solo una nuova emozione firmata Michelangelo Merisi. “La flagellazione di Cristo”, dal 1972 custodita al Museo nazionale di Capodimonte a Napoli, sarà esposta nel salone delle feste della Reggia di Monza, dal 16 marzo al 17 aprile. Un evento eccezionale realizzato grazie alla collaborazione ormai felicemente collaudata con il Fondo per gli edifici di culto del Ministero dell’Interno, di cui la tela caravaggesca fa parte.

Un colpo d’occhio immenso, una tela che è una rappresentazione teatrale imponente e suggestiva, capace di avvolgere l’osservatore con i suoi 2 metri e 86 centimetri per 2 metri e 13 centimetri. Un olio su tela commissionato al pittore dalla famiglia De Franchis, e che avrebbe dovuto ornare la chiesa di San Domenico maggiore a Napoli. Un’opera che è unanimemente considerata uno degli esiti più importanti della produzione napoletana di Caravaggio, assieme alle “Sette opere di misericordia”, realizzata tra il 1607 e l’anno seguente.

Alla fine del 1606 il pittore era giunto a Napoli dove sarebbe rimasto un anno. Un periodo ricco di impegni e di commissioni, protetto dalla famiglia romana dei Colonna che raccomandò il turbolento artista a un ramo collaterale della famiglia: i Carafa Colonna, esponenti di spicco dell’aristocrazia napoletana.

«Le radiografie svolte nel 1983 a Parigi, così come le recenti indagini diagnostiche portate a compimento dalla Soprintendenza di Napoli tra il 1998 e il ’99 in occasione del restauro affidato a Bruno Arciprete, hanno portato alla luce la presenza nella prima stesura di un personaggio in abito scuro, ritratto con forti connotazioni fisiognomiche, che potrebbe corrispondere alla figura del committente, il banchiere Tommaso De Franchis - spiega Andrea Dusio, curatore della mostra -. Una figura che è stata poi eliminata nella stesura finale, lasciando il posto all’aguzzino alla destra di Cristo». Dunque una composizione complessa, ricca di elementi e rimandi, una tela «dove il dinamismo si fa generalmente più marcato e l’illuminazione più drammatica», aggiunge Dusio.

L’opera sarà inserita, così come era stato lo scorso anno per il “San Francesco in meditazione”, in un percorso espositivo suddiviso in tre spazi, pensati per accompagnare il visitatore alla scoperta della tela, avendo però prima incontrato l’artista, l’uomo e la sue epoca. Una serie di pannelli didascalici accoglierà gli ospiti, fornendo una prima conoscenza sommaria della figura del Merisi. Un filmato, in una stanza successiva, spiegherà attraverso i contributi video di storici dell’arte e critici, il periodo napoletano dell’artista. Verrà inoltre allestita una grande mappa degli spostamenti del pittore tra Napoli, Malta e la Sicilia. Solo dopo aver avere sentito le rocambolesche vicende del pittore, i visitatori verranno condotti dalle guide al cospetto dell’opera. Un percorso di circa una ventina di minuti complessivi, meditato dall’inizio alla fine, che potrà essere ulteriormente arricchito grazie ai QR code che consentiranno di accedere a contenuti di approfondimento relativi alla mostra. Una scelta ecologica e sostenibile, in linea con quanto fatto anche in occasione della mostra su San Francesco presentata lo scorso anno.

 

L’accesso all’opera sarà gratuito, aperto all’intera cittadinanza e in particolare alle scolaresche

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Editoriale

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