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La Lombardia incanta l'Unesco, è la regione record

Con l'inserimento del monte San Giorgio nei «World heritage sites», è diventata la zona italiana più ricca di aree sotto tutela. Aumentano i siti ma mancano i fondi. Il versante varesino del Monte è per i lombardi il settimo sigillo nella lista dei Patrimoni dell'umanità

VARESE - Insomma, altro che Toscana o Sicilia: se cercate la regione d'Italia più ricca di tesori, è in Lombardia che dovete venire. Detta così, fa un po' sparata da bauscia. O da piazzista del federalismo demaniale. Ma è l'Unesco che lo dice. Perché l'inserimento, l'altro giorno, del versante varesino del Monte di San Giorgio è, per i lombardi, il settimo sigillo nella lista dei Patrimoni dell'umanità (World heritage sites). Nessuna regione italiana ne può vantare altrettanti.

Ma, a parte la gratificazione morale, ce n'è anche una economica? Visto che ormai si mettono i cartellini dei prezzi anche alle cime dolomitiche, quanto vale, in soldoni, la «medaglia» Unesco?

«Secondo i dati dell'Osservatorio centrale del turismo - rispondono da Ferrara, sede del segretariato dell'Associazione città e siti italiani Unesco - il riconoscimento fa aumentare i turisti del 20%. Però è una stima media, bisogna valutare caso per caso».

E, allora, sotto con la verifica. Partendo dai patrimoni «promossi» più di recente. «Con il riconoscimento Unesco del 2008 e il centenario della ferrovia quest'anno, le prenotazioni per il Bernina Express da noi sono cresciute del 30%», spiega Dario Medde dell'agenzia Adrastea di Tirano (Sondrio), specializzata in viaggi sul Trenino Rosso che collega la Valtellina a Sankt Moritz. «Da noi i visitatori sono triplicati" - proclama soddisfatta Alda Bordali, vicesindaco di Ossuccio (Como), il cui Sacro Monte è entrato nella lista nel 2003, assieme a quello di Varese e ad altri sette piemontesi. E, da Crea, dove si trova il Centro di documentazione sui Sacri Monti, il direttore Sergio Battezzati conferma: «L'aumento di turisti c'è stato, anche se vorremmo affidare alla Bocconi uno studio sull'impatto del riconoscimento Unesco. E sono aumentati gli scambi e le iniziative culturali con altri Sacri Monti, anche stranieri». Semmai, lamenta Battezzati, a non essere aumentati sono i fondi: «La Regione Piemonte ha finanziato il centro di documentazione, ma i soldi per restauri e manutenzioni restano difficili da trovare».

Curioso, ma a Mantova e Sabbioneta (inserite nel 2008), la situazione è quasi ribaltata: l'aumento di turisti è molto più contenuto (+2% a Mantova, +7,3% a Sabbioneta nel 2009, ma l'assessore provinciale Roberto Pedrazzoli e il vicesindaco di Sabbioneta Luca Serini fanno notare che si è trattato di un anno difficile per il turismo), in compenso sono arrivati i soldi. «La Fondazione Cariplo - spiega Pedrazzoli - erogherà 3,4 milioni di euro per il distretto culturale Regge Gonzaghesche, e altrettanti ne metteranno gli enti locali». Con quei soldi si restaureranno anche palazzo Te e le mura della Piccola Atene. Dunque, in un modo o nell'altro, sul mercato culturale il marchio Unesco premia. Ma regge nel tempo? «Da noi il picco di visite fu nei primi anni Novanta - spiegano al Parco nazionale delle incisioni rupestri in Valcamonica - con 100mila ingressi l'anno, merito anche di una grande mostra a Milano sulle incisioni rupestri. Adesso ci siamo stabilizzati su 45-50mila». Però, l'anno scorso, per festeggiare il trentennale del riconoscimento Unesco, i Comuni della valle hanno messo in piedi un bel calendario di iniziative. La medaglia, insomma, ogni tanto va rilucidata.

Ma chi dentro un patrimonio dell'umanità ci vive, come gli abitanti del Villaggio Crespi, che ne pensa? «Nel 2005 - spiega Stefano Scattini, dell'associazione che organizza le visite guidate al villaggio operaio sull'Adda (circa 15 mila partecipanti l'anno) - ci fu un'indagine dell'Università di Bergamo e della Statale di Milano. Per il 59,2% degli abitanti l'inserimento, dieci anni prima, fra i siti Unesco era stato positivo, perché aveva dato lustro e portato turisti; per il 26,4% negativo, per troppi vincoli e scarsi benefici e il 14,4% era indeciso. Però l'82% degli intervistati, anche potendo, non sarebbe andato a vivere altrove». In un posto più tranquillo se ne andrebbe magari il Cenacolo di Leonardo: i visitatori (oltre 300 mila l'anno) ormai tocca contingentarli. «Colpa» del marchio Unesco o del Codice da Vinci?

Luca Angelini

http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_agosto_4/lombardia-unesco-record-angelini-1703519693953.shtml

 

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