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“Accolgano i posteri il nobile esempio!”

In occasione del 150° anniversario di fondazione della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Viggiù, Varese, 1862-2012, si ripropone la storia della mutualità del passato e le sue prospettive nel mondo attuale. (Parte prima).

“Accolgano i posteri il nobile esempio!”. Questo  auspicio è la chiusura del documento del 1 gennaio 1862 che registra l’esito della riunione che servì ad eleggere i primi rappresentanti della nascente Società. Inconsapevolmente è lo spirito con il quale io, e ne sono sicuro, anche chi mi ha preceduto, abbiamo cercato di raccogliere degnamente il testimone dei soci fondatori. Essi hanno dato vita ad una Società che ha inciso in modo significativo nel tessuto sociale di Viggiù sia dal punto di vista della solidarietà tra cittadini che nel promuovere la cultura e la formazione scolastica. È con prudenza, commozione e orgoglio che siamo qui, guidati dal caso,  in questo momento così particolare e che ci apprestiamo a festeggiare i suoi 150 anni di vita nella speranza di esserne degni eredi. Abbiamo pensato di ripercorrere con la memoria il passato per coglierne i valori fondanti e riaffidarli intatti alla nostra comunità con l’augurio che possano stimolare nelle generazioni attuali e future la capacità di trovare soluzioni adeguate ai problemi con i quali dobbiamo inevitabilmente confrontarci.

Con queste parole l’attuale presidente della Società Operaia di Mutuo Soccorso, ing. Dario Sanarico ha aperto il convegno del 19 maggio 2012 a Viggiù per celebrare il 150° di fondazione della Società Operaia di Mutuo Soccorso.

Piero Fontana e Giovanni Molina hanno tracciato la storia della SOMS..

La società viene fondata nel 1862.

L’Italia era da poco liberata dallo straniero ed il principio di associazione si fece sentire in tutta la Nazione la cui classe operaia, in particolare, sperava in un miglioramento economico ed intellettuale.

Una delle prime associazioni del Varesotto veniva costituita a Viggiù con il titolo di “Società Operaia di Mutuo Soccorso Previdenza ed Istruzione”, adottando come simbolo la stretta di mano che rappresentava “onestà, assistenza e amore”.

Questa terra nascondeva nelle sue viscere la pietra che sposò gli abitanti all’Arte. Molteplici cave di pietra esistenti sul territorio davano lavoro a tutto il paese, non tanto per il diretto impiego nelle cave ma, soprattutto, per la lavorazione nelle botteghe dei picasass situate nei cortili e porticati di parecchie case Viggiutesi.

I 177 soci fondatori, il primo gennaio 1862 scelsero Cocchi Giovanni come “primo” presidente; a loro si affiancarono il Generale Giuseppe Garibaldi ed il Conte Renato Borromeo Arese che donò i terreni su cui verrà edificata la sede della Società.

Alla costruzione prestarono la loro opera ed i materiali occorrenti tutti i soci ognuno secondo le proprie possibilità.

Fu un fiorire di iniziative. Nel 1869 venne fondato il “Teatro Sociale”.

Il salone al piano terra fu completato con l’allestimento di un piccolo ma grazioso palco teatrale. Negli anni a seguire si avvicendarono senza sosta benemeriti dilettanti ed artisti rappresentando drammi, commedie, tragedie, operette farse e concerti sempre con decoro spesso con geniale sfarzo.

Nel 1873 venne istituita la “scuola d’arte industriale” che ricevette il supporto ed i sussidi del Regio Governo, del Comune e della Provinciale Camera di Commercio, raggiungendo un livello di insegnamento particolarmente qualificato sotto la guida del Prof. Giuseppe Ongaro ottenendo diversi riconoscimenti in concorsi nazionali e internazionali. Si pensi che chi completava i corsi della durata di 4 anni poteva accedere direttamente alla Accademia di Belle Arti di Brera.

Nel 1874 venne fondata la “Biblioteca circolante”. Istituita dall’Avvocato Monti Luigi,  in memoria del padre Pietro, con un primo fondo di un migliaio di libri che col tempo diventarono circa 5.000.

Nel 1878 venne istituito del “fondo vecchiaia e malattia” e Nel 1885 il “prestito sull’onore”.

Nel 1886 venne costruito un forno sociale e nel 1895 si istituiva una vendita al minuto di generi di prima necessità.

Per gestire tutto questo si acquistò uno stabile di via Roma (allora via Garibaldi) che ospiterà lo spaccio di generi alimentari ed il circolo per la vendita del vino.

Nel 1893 vengono erogati sussidi a vedove ed orfani nel triste momento della morte del socio.

La Società nel 1895 era composta da 525 soci un quinto dell’intera popolazione.

Nel 1915 arrivò la prima guerra mondiale che costrinse la Società ad una brusca frenata; ma le attività continuarono. Attraversando il periodo fascista la Società non fu indenne da sollecitazioni di parte nell’ambito dell’istruzione ma rimase saldamente ancorata ai valori per cui era nata.

Il momento di massima decadenza per la società avvenne alla chiusura delle cave con il conseguente espatrio delle forze lavorative in cerca di impiego non più garantito dalla vecchia attività di estrazione e lavorazione della pietra. La Scuola d’Arte però riuscì a sopravvivere sino alla fine degli anni ’60 sostituita dalla Scuola Pubblica.

Ciononostante bisogna dare merito a quegli uomini che con sacrificio e costanza sono riusciti a tenere in vita la Società tenendo fede al motto dei soci fondatori: Solidarietà, Onestà, Assistenza ed Amore.

Negli anni Sessanta si apriva l’iscrizione alle donne e nei decenni successivi venivano ceduti gli stabili di via Roma, via Buzzi Leone e la casa di piazza Risorgimento che gli eredi Butti avevano lasciato alla Società.

Il presidente ing. Dario Sanarico ha  quindi sintetizzato le vicende degli ultimi anni.

Nel 1991 iniziò la ristrutturazione dello stabile di via Borromeo con la trasformazione del piano terra (occupato dal “vecchio” teatro)  nei due primi piani attuali. I lavori vennero sospesi per un decennio per problemi economici.

Nel 2001 venne rinnovato e reso agibile il piano che ospitava la scuola d’arte; finalmente lo stabile, oltre ad una nuova forma architettonica, poteva di nuovo essere frequentato dai soci.

Nel 2007 il piano terreno venne completamente sistemato, messo a norma, adibito a sala convegni con possibilità di video conferenze e dotato di un palco per rappresentazioni teatrali e musicali.

Il piano ammezzato, ancora da rifinire, ospita la gipsoteca ricca di oltre 400 gessi; mentre il salone superiore in cui sono tenuti i corsi della “bottega dell’arte” attiva da oltre 20 anni, conserva il patrimonio librario (5.000 volumi), e custodisce i disegni degli alunni che frequentarono dal 1873 al 1967 la Scuola d’Arte Industriale  (12.000 pezzi) ed i documenti che formano l’archivio storico della Società.

La nostra Società oggi opera nel campo dell’assistenza ai soci e della cultura organizzando corsi di  disegno chiaroscuro e carboncino, pittura, scultura e modellato e inoltre organizza, con la propria sezione culturale corsi di teatro, spettacoli teatrali e concerti.

Il nostro obiettivo è di tramandare alle nuove generazioni gli stessi valori che hanno portato alla fondazione della Società e,quindi, la salvaguardia, la conservazione e valorizzazione del suo patrimonio.

SOMS – Parte Prima

Ernesto R Milani  Ernesto.milani@gmail.com    22 maggio 2012

 

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