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La storia dell’immigrazione

Nel contesto dell’emigrazione da Viggiù sia verso l’Europa sia verso il Nordamerica, il prof. Carlo Brusa, Ordinario di Geografia, Università del Piemonte Orientale ha elaborato il tema : La storia dell’immigrazione: dalla Viggiù degli scalpellini alla società multietnica”. (Parte quarta).

Nei decenni postunitari l’emigrazione italiana non è stata soltanto un fenomeno di massa riguardante la manovalanza generica, ma, nelle regioni alpine e  prealpine,  si è collegata soprattutto a tradizioni plurisecolari di offerta di lavoro qualificato lontano da casa.  Dopo l’Unità, non si sono seguiti solo i percorsi consueti all’interno della Penisola o dell’Europa, ma si sono cercati itinerari innovativi, come quelli verso le Americhe, con permanenze sempre più numerose e definitive all’estero e con conseguente formazione di comunità della diaspora. Queste Little Italies, legate soprattutto all’organizzazione del mercato del lavoro, hanno suscitato l’interesse di vari studiosi delle migrazioni. 

Per quanto riguarda gli scalpellini (molti dei quali di origine viggiutese) e la comunità di  Barre Vermont  si segnala la recente ricerca condotta da Randy Croce dell’Università del Minnesota. Tale studio si è tradotto in un DVD frutto di una serie di soggiorni dello studioso italo-americano sia Barre Vermont (“The Granite Capital of the World”), sia a Viggiù,  in particolare alla Soms, oltre che ad Arzo, Baveno, Carrara e in altre località legate alla diaspora di questi lavoratori qualificati.

Croce è stato guidato da un maestro di prestigio internazionale come Rudolph Vecoli (scomparso nel 2008), Fondatore del Migration History Research Center di Minneapolis e  grande studioso dell’emigrazione italiana negli Stati Uniti, in particolare di quella degli scalpellini e del movimento socialista e anarchico.

Barre Vermont, che a causa alle migrazioni ha avuto la maggior crescita demografica negli anni posti a cavallo tra Ottocento e Novecento, ha sviluppato le sue fortune grazie alle maestranze italiane particolarmente abili nella lavorazione del granito. La crescita è  legata al prodigioso allargamento dei mercati di vendita del prodotto consentita dall’imponente espansione della rete  ferroviaria.

Vari studi hanno documentato sia  le difficoltà di vita dei nostri connazionali  a Barre, sia il loro impegno politico in campo socialista e anarchico. Tra fine Ottocento e i primi decenni del Novecento la diffusione delle idee era assicurata da una fitta rete di giornali stampati sia in Italia, sia negli Stati Uniti, ovviamente anche nella stessa Barre (si cita ad esempio  “Cronaca Sovversiva”).

Nei decenni successivi alla prima guerra mondiale i cambiamenti sociali ed economici sono stati notevolissimi, ulteriori modifiche si sono avute successivamente al secondo conflitto subito  dopo il quale (1946) partì da Gazzada per il Vermont l’ultimo scalpellino originario delle nostre zone: Angelo Bardelli, morto a 95 anni nel settembre 2010 a Barre (i suoi discendenti ora vivono in America). La seconda generazione e quelle successive, secondo una schema ormai classico,  hanno cercato di dimenticare le loro “radici”. Rudolph Vecoli ha denunciato questa historical amnesia connessa alla difficoltà di “riconciliare le tradizioni del Vecchio Mondo con le nuove strade dell’America”.

Fortunatamente, però, da un po’ di tempo, tanto in America che in Italia, si cercano di riscoprire questa “storie” e queste “radici”. Lo sforzo viene compiuto sia da persone che hanno vissuto all’interno della loro famiglia le difficoltà dell’emigrazione, sia da studiosi e da ricercatori di fama nazionale e internazionale. Si devono ricordare anche i validi studiosi attivi alla scala locale, non pochi a Viggiù e nei comuni limitrofi. In questa sede si cita per tutti Gianpiero Gattoni scomparso prematuramente all’inizio del 2012.

Si devono inoltre ricordare istituzioni come la Soms di Viggiù che giustamente vuole far rivivere queste memorie in occasione delle celebrazioni del centocinquantenario di attività a servizio della comunità locale e, fin quando c’è stato il processo migratorio, anche dei Viggiutesi costretti alla diaspora.

La comunità insediata ai piedi del monte Sant’Elia oggi include sia numerose persone originarie da altre località italiane, sia provenienti da terre straniere.  Dopo il secondo dopoguerra, infatti, grazie soprattutto al lavoro transfrontaliero Viggiù è diventata terra di immigrazione di connazionali, in particolare dal Sud,  in cerca  di occupazione nel vicino Canton Ticino.

A partire dagli anni Novanta la nostra zona ha cominciato ad ospitare stranieri, divenuti indispensabili per lo svolgimento di lavori dirty, dangerous e demanding (che sporcano molto, che sono particolarmente pericolosi e che richiedono parecchia disponibilità e pazienza) i quali sono sempre meno graditi dai nostri connazionali.

Anche questo ultimo gruppo di migranti,  soggetto a forte vulnerabilità sociale, spesso senza un lavoro regolare e in difficoltà con i problemi dell’alloggio, potrà vedere nella Soms di Viggiù un prezioso punto di partenza per l’integrazione economica,  sociale e culturale con la comunità di arrivo. Lo stesso è avvenuto a Barre Vermont, dove la locale  Società di Mutuo Soccorso, è stata un sicuro  punto di approdo per le ondate di scalpellini che arrivarono per decenni nella capitale mondiale del granito, molti dei quali partendo proprio da Viggiù.

SOMS Viggiù (Parte quarta)  - Barre, Vermont : Monumento a Elia Corti, ucciso nel 1903  da Andrea Garetto durante un disputa tra anarchici e socialisti, scolpito dal fratello Guglielmo e dal cognato Giovanni Comi

Ernesto R Milani

Ernesto.milani@gmail.com

22 maggio 2012

 

 

Nei decenni postunitari l’emigrazione italiana non è stata soltanto un fenomeno di massa riguardante la manovalanza generica, ma, nelle regioni alpine e  prealpine,  si è collegata soprattutto a tradizioni plurisecolari di offerta di lavoro qualificato lontano da casa.  Dopo l’Unità, non si sono seguiti solo i percorsi consueti all’interno della Penisola o dell’Europa, ma si sono cercati itinerari innovativi, come quelli verso le Americhe, con permanenze sempre più numerose e definitive all’estero e con conseguente formazione di comunità della diaspora. Queste Little Italies, legate soprattutto all’organizzazione del mercato del lavoro, hanno suscitato l’interesse di vari studiosi delle migrazioni. 

Per quanto riguarda gli scalpellini (molti dei quali di origine viggiutese) e la comunità di  Barre Vermont  si segnala la recente ricerca condotta da Randy Croce dell’Università del Minnesota. Tale studio si è tradotto in un DVD frutto di una serie di soggiorni dello studioso italo-americano sia Barre Vermont (“The Granite Capital of the World”), sia a Viggiù,  in particolare alla Soms, oltre che ad Arzo, Baveno, Carrara e in altre località legate alla diaspora di questi lavoratori qualificati.

Croce è stato guidato da un maestro di prestigio internazionale come Rudolph Vecoli (scomparso nel 2008), Fondatore del Migration History Research Center di Minneapolis e  grande studioso dell’emigrazione italiana negli Stati Uniti, in particolare di quella degli scalpellini e del movimento socialista e anarchico.

Barre Vermont, che a causa alle migrazioni ha avuto la maggior crescita demografica negli anni posti a cavallo tra Ottocento e Novecento, ha sviluppato le sue fortune grazie alle maestranze italiane particolarmente abili nella lavorazione del granito. La crescita è  legata al prodigioso allargamento dei mercati di vendita del prodotto consentita dall’imponente espansione della rete  ferroviaria.

Vari studi hanno documentato sia  le difficoltà di vita dei nostri connazionali  a Barre, sia il loro impegno politico in campo socialista e anarchico. Tra fine Ottocento e i primi decenni del Novecento la diffusione delle idee era assicurata da una fitta rete di giornali stampati sia in Italia, sia negli Stati Uniti, ovviamente anche nella stessa Barre (si cita ad esempio  “Cronaca Sovversiva”).

Nei decenni successivi alla prima guerra mondiale i cambiamenti sociali ed economici sono stati notevolissimi, ulteriori modifiche si sono avute successivamente al secondo conflitto subito  dopo il quale (1946) partì da Gazzada per il Vermont l’ultimo scalpellino originario delle nostre zone: Angelo Bardelli, morto a 95 anni nel settembre 2010 a Barre (i suoi discendenti ora vivono in America). La seconda generazione e quelle successive, secondo una schema ormai classico,  hanno cercato di dimenticare le loro “radici”. Rudolph Vecoli ha denunciato questa historical amnesia connessa alla difficoltà di “riconciliare le tradizioni del Vecchio Mondo con le nuove strade dell’America”.

Fortunatamente, però, da un po’ di tempo, tanto in America che in Italia, si cercano di riscoprire questa “storie” e queste “radici”. Lo sforzo viene compiuto sia da persone che hanno vissuto all’interno della loro famiglia le difficoltà dell’emigrazione, sia da studiosi e da ricercatori di fama nazionale e internazionale. Si devono ricordare anche i validi studiosi attivi alla scala locale, non pochi a Viggiù e nei comuni limitrofi. In questa sede si cita per tutti Gianpiero Gattoni scomparso prematuramente all’inizio del 2012.

Si devono inoltre ricordare istituzioni come la Soms di Viggiù che giustamente vuole far rivivere queste memorie in occasione delle celebrazioni del centocinquantenario di attività a servizio della comunità locale e, fin quando c’è stato il processo migratorio, anche dei Viggiutesi costretti alla diaspora.

La comunità insediata ai piedi del monte Sant’Elia oggi include sia numerose persone originarie da altre località italiane, sia provenienti da terre straniere.  Dopo il secondo dopoguerra, infatti, grazie soprattutto al lavoro transfrontaliero Viggiù è diventata terra di immigrazione di connazionali, in particolare dal Sud,  in cerca  di occupazione nel vicino Canton Ticino.

A partire dagli anni Novanta la nostra zona ha cominciato ad ospitare stranieri, divenuti indispensabili per lo svolgimento di lavori dirty, dangerous e demanding (che sporcano molto, che sono particolarmente pericolosi e che richiedono parecchia disponibilità e pazienza) i quali sono sempre meno graditi dai nostri connazionali.

Anche questo ultimo gruppo di migranti,  soggetto a forte vulnerabilità sociale, spesso senza un lavoro regolare e in difficoltà con i problemi dell’alloggio, potrà vedere nella Soms di Viggiù un prezioso punto di partenza per l’integrazione economica,  sociale e culturale con la comunità di arrivo. Lo stesso è avvenuto a Barre Vermont, dove la locale  Società di Mutuo Soccorso, è stata un sicuro  punto di approdo per le ondate di scalpellini che arrivarono per decenni nella capitale mondiale del granito, molti dei quali partendo proprio da Viggiù.

SOMS Viggiù (Parte quarta)  - Barre, Vermont : Monumento a Elia Corti, ucciso nel 1903  da Andrea Garetto durante un disputa tra anarchici e socialisti, scolpito dal fratello Guglielmo e dal cognato Giovanni Comi

Ernesto R Milani

Ernesto.milani@gmail.com

22 maggio 2012

 

 

 

 

 

Nei decenni postunitari l’emigrazione italiana non è stata soltanto un fenomeno di massa riguardante la manovalanza generica, ma, nelle regioni alpine e  prealpine,  si è collegata soprattutto a tradizioni plurisecolari di offerta di lavoro qualificato lontano da casa.  Dopo l’Unità, non si sono seguiti solo i percorsi consueti all’interno della Penisola o dell’Europa, ma si sono cercati itinerari innovativi, come quelli verso le Americhe, con permanenze sempre più numerose e definitive all’estero e con conseguente formazione di comunità della diaspora. Queste Little Italies, legate soprattutto all’organizzazione del mercato del lavoro, hanno suscitato l’interesse di vari studiosi delle migrazioni. 

Per quanto riguarda gli scalpellini (molti dei quali di origine viggiutese) e la comunità di  Barre Vermont  si segnala la recente ricerca condotta da Randy Croce dell’Università del Minnesota. Tale studio si è tradotto in un DVD frutto di una serie di soggiorni dello studioso italo-americano sia Barre Vermont (“The Granite Capital of the World”), sia a Viggiù,  in particolare alla Soms, oltre che ad Arzo, Baveno, Carrara e in altre località legate alla diaspora di questi lavoratori qualificati.

Croce è stato guidato da un maestro di prestigio internazionale come Rudolph Vecoli (scomparso nel 2008), Fondatore del Migration History Research Center di Minneapolis e  grande studioso dell’emigrazione italiana negli Stati Uniti, in particolare di quella degli scalpellini e del movimento socialista e anarchico.

Barre Vermont, che a causa alle migrazioni ha avuto la maggior crescita demografica negli anni posti a cavallo tra Ottocento e Novecento, ha sviluppato le sue fortune grazie alle maestranze italiane particolarmente abili nella lavorazione del granito. La crescita è  legata al prodigioso allargamento dei mercati di vendita del prodotto consentita dall’imponente espansione della rete  ferroviaria.

Vari studi hanno documentato sia  le difficoltà di vita dei nostri connazionali  a Barre, sia il loro impegno politico in campo socialista e anarchico. Tra fine Ottocento e i primi decenni del Novecento la diffusione delle idee era assicurata da una fitta rete di giornali stampati sia in Italia, sia negli Stati Uniti, ovviamente anche nella stessa Barre (si cita ad esempio  “Cronaca Sovversiva”).

Nei decenni successivi alla prima guerra mondiale i cambiamenti sociali ed economici sono stati notevolissimi, ulteriori modifiche si sono avute successivamente al secondo conflitto subito  dopo il quale (1946) partì da Gazzada per il Vermont l’ultimo scalpellino originario delle nostre zone: Angelo Bardelli, morto a 95 anni nel settembre 2010 a Barre (i suoi discendenti ora vivono in America). La seconda generazione e quelle successive, secondo una schema ormai classico,  hanno cercato di dimenticare le loro “radici”. Rudolph Vecoli ha denunciato questa historical amnesia connessa alla difficoltà di “riconciliare le tradizioni del Vecchio Mondo con le nuove strade dell’America”.

Fortunatamente, però, da un po’ di tempo, tanto in America che in Italia, si cercano di riscoprire questa “storie” e queste “radici”. Lo sforzo viene compiuto sia da persone che hanno vissuto all’interno della loro famiglia le difficoltà dell’emigrazione, sia da studiosi e da ricercatori di fama nazionale e internazionale. Si devono ricordare anche i validi studiosi attivi alla scala locale, non pochi a Viggiù e nei comuni limitrofi. In questa sede si cita per tutti Gianpiero Gattoni scomparso prematuramente all’inizio del 2012.

Si devono inoltre ricordare istituzioni come la Soms di Viggiù che giustamente vuole far rivivere queste memorie in occasione delle celebrazioni del centocinquantenario di attività a servizio della comunità locale e, fin quando c’è stato il processo migratorio, anche dei Viggiutesi costretti alla diaspora.

La comunità insediata ai piedi del monte Sant’Elia oggi include sia numerose persone originarie da altre località italiane, sia provenienti da terre straniere.  Dopo il secondo dopoguerra, infatti, grazie soprattutto al lavoro transfrontaliero Viggiù è diventata terra di immigrazione di connazionali, in particolare dal Sud,  in cerca  di occupazione nel vicino Canton Ticino.

A partire dagli anni Novanta la nostra zona ha cominciato ad ospitare stranieri, divenuti indispensabili per lo svolgimento di lavori dirty, dangerous e demanding (che sporcano molto, che sono particolarmente pericolosi e che richiedono parecchia disponibilità e pazienza) i quali sono sempre meno graditi dai nostri connazionali.

Anche questo ultimo gruppo di migranti,  soggetto a forte vulnerabilità sociale, spesso senza un lavoro regolare e in difficoltà con i problemi dell’alloggio, potrà vedere nella Soms di Viggiù un prezioso punto di partenza per l’integrazione economica,  sociale e culturale con la comunità di arrivo. Lo stesso è avvenuto a Barre Vermont, dove la locale  Società di Mutuo Soccorso, è stata un sicuro  punto di approdo per le ondate di scalpellini che arrivarono per decenni nella capitale mondiale del granito, molti dei quali partendo proprio da Viggiù.

SOMS Viggiù (Parte quarta)  - Barre, Vermont : Monumento a Elia Corti, ucciso nel 1903  da Andrea Garetto durante un disputa tra anarchici e socialisti, scolpito dal fratello Guglielmo e dal cognato Giovanni Comi

Ernesto R Milani

Ernesto.milani@gmail.com

22 maggio 2012

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Editoriale

Giovani italiani all’estero: rientro, popolamento e solidarietà

Workshop organizzato per mettere a punto le proposte emerse nel seminario organizzato l’11 ottobre u.s., presentato a sua volta dal giornalista Luciano Ghelfi e introdotto dallo storico Emilio Franzina, moderato in entrambe le occasioni da Gianni Lattanzio, ha visto entrambe le volte la partecipazione di consiglieri del CGIE, esponenti politici quali i deputati Fucsia Fritzgerald Nissoli (FI) Gianni Marilotti (5 Stelle) e Massimo Ungaro (PD) e poi Simone Billi, Presidente del Comitato per gli Italiani all’Estero della Camera dei Deputati (Lega) e la Senatrice Laura Garavini (PD), quindi esperti come Toni Ricciardi (Università di GINEVRA), Maddalena Tirabassi (Direttrice Centro Altreitalie sulle Migrazioni Italiane, Globus et Locus) Riccardo Giumelli (Università di Verona), Delfina Licata (Fondazione Migrantes) e Franco Pittau (Centro Studi Idos). Le conclusioni del workshop sono state affidate al Dir. Gen. per gli Italiani all’Estero e Politiche Migratorie del MAECI, Amb. Luigi Maria Vignali, e all’On. Fabio Porta, del coordinamento del Comitato. continua>>
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