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Fratelli sempre: storia delle Società di Mutuo Soccorso

Il prof. Robertino Ghiringhelli, Ordinario di Storia delle Dottrine Politiche, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano è intervenuto sull’argomento del Mutuo Soccorso con un’analisi chiara e sintetica : Fratelli sempre: storia delle Società di Mutuo Soccorso “Un sistema vecchio ma nuovo di solidarietà: le Società di Mutuo Soccorso”.

 Soms che cosa è? un nuovo tipo di SMS? questo interrogativo di un cittadino dell’attuale, grigia e sorda società contemporanea ci permette di ripercorrere una storia che ha più di centocinquanta anni e che è fatta di persone non virtuali, non urlanti, ma reali, silenziose se non tocchi il loro credo, ed operative.

Sto parlando delle Società operaie di Mutuo Soccorso la cui “fortuna” ha accompagnato, pari pari, l’affermarsi,la crescita e la storia dell’Italia unita.

Difatti, dopo il 17 Marzo 1861, data che giuridicamente segna la nascita del Regno d’Italia Sabaudo, entrò in vigore in tutte le regioni della Penisola (esclusi ovviamente il Venete il Trentino Alto Adige e la Venezia Giulia) lo Statuto Albertino, promulgato da Carlo Alberto di Savoia-Carignano il 4 Marzo 1848 e rimasto in vigore nel nostro Paese sino al trentun Dicembre 1947 quando fu sostituito dall’attuale Costituzione della Repubblica Italiana.

Lo Statuto con l’articolo 26 (“la libertà individuale è garantita”) e soprattutto l’articolo 32 (“è riconosciuto il diritto di adunarsi pacificamente”) garantiva quella libertà di associazione che in meno di due anni avrebbe favorito il sorgere di più di trecento Società Operaie di Mutuo Soccorso.

Viggiù fu una delle prime località del Varesotto ad approfittare di questa possibilità. Nel 1862, dopo lunghe riunioni tra l’autunno 1861 ed il gennaio seguente, si gettarono le basi per fondare la Società Operaia di Viggiù, che iniziò la sua attività come “Società di Mutuo Soccorso Previdenza ed Istruzione fra gli operai ed artisti di Viggiù” il 25 maggio 1862.

Essa aveva come base “l’unione e la fratellanza e per scopo il Mutuo Soccorso e l’Istruzione, nonché l’appoggio di tutte le Istituzioni che sono di serio vantaggio alla classe operaia e la diffusione della moralità e del benessere fra gli operai” come leggiamo nell’articolo 2 dello Statuto.

Primo presidente fu Giovanni Cocchi al quale si affiancò come “protettore” il nobile Renato Borromeo a suggellare quell’armonia tra l’elite liberale e la classe operaia, caratteristica saliente dell’età della destra nel segno di quella “fraterna concordia” perseguita nei primi anni dell’Unità.

Non è quindi un caso che venne nominato primo socio onorario Giuseppe Garibaldi, simbolo dell’emancipazione degli oppressi e del loro “peso” nella costruzione dell’Italia unita.

Non è questa la sede per ripercorrere i centocinquanta anni della storia di un’associazione viva, che ha superato, sia pure con difficoltà e traversie, il ventennio della dittatura fascista.

Mi limito qui a sottolinearne il ruolo sociale e culturale di autodifesa e di emancipazione del mondo del lavoro nei confronti della nascente società industriale, autodifesa che sopperì prima (e suggerì poi) alla carenza di uno stato sociale introducendo quella assistenza infortunistica, quella solidarietà verso chi aveva perso il lavoro e quella istruzione professionale che indubbiamente abituarono le classi subalterne a gestire il proprio destino.

Questa esperienza che la febbre ideologica generata dal nascere dei partiti politici aveva frettolosamente etichettato come esperienza paternalistica, in realtà, nonostante la crisi conseguente all’affermarsi delle organizzazioni sindacali di categoria e di territorio, fu un punto di riferimento nei progetti e nell’attuazione di tutte quelle forme di previdenza e di tutela del lavoratori delineati dal “welfare state”. E, oggi, in una realtà sempre più generica ed individualistica, fondata sul merito del singolo, sulle mode dell’apparenza e sullo stato più attento ai numeri del bilancio degli eletti che ai bisogni dei singoli, rappresentano, come la SOMS di Viggiù non una nostalgia del passato, ma una soluzione concreta ed efficace nel lenire e risolvere quelle richieste di solidarietà e di mutua assistenza che vengono non solo dal mondo del lavoro, ma anche e con maggior urgenza, da una Società in continuo movimento verso non si sa dove.

Mi piace chiudere questa pennellata storico-sociale ricordando che queste associazioni volontarie, fondate sull’unione delle forze per soddisfare obiettivi di necessità sociali ed economiche superando il mecenatismo individuale e la carità passiva, seppero e sanno dare un senso pratico a quelle idee di progresso, emancipazione e democrazia che troppi demagoghi hanno usato per non cambiare lo status quo tra governanti e governati.

Non è solo il passaggio dal cittadino passivo a quello attivo, con l’offerta di sussidi e prestazioni fondate sulle esigenze individuali ponendo al centro del proprio agire l’uomo concreto le SOMS oggi integrano quelle mutue statali e previdenziali, quel’INPS e quell’ASL che, originate dalle medesime, non riescono più per tanti motivi a soddisfare le richieste ed i bisogni dei meno abbienti. Oggi, quindi, parlare di SOMS non è vezzo culturale o un nostalgico ritorno all’età dei nostri nonni ed avi, ma riconoscere il ruolo ed il peso di un modo di gestire le necessità, ma anche le identità, concreto e verificabile che tocca anche, nell’epoca dello spread, il credito popolare e l’aiuto alla crescita ad alla salvaguardia delle attività e dei posti di lavoro.

SOMS Viggiù ( Parte quinta)

Ernesto R Milani

Ernetso.milani@gmail.com

22 maggio 2012

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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