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Venezuela, il costo della Libertà

Venezuela 7 luglio 2018 - Il tema dell’immigrazione è uno di quelli più ricorrenti, scottanti e senza tempo. Ogni epoca ha visto le sue guerre, le sue crisi e famiglie che si dividono, che lasciano il proprio paese in cerca di qualcosa di più

 

 

 

di Ash Mc Fine (Cittadina del Mondo)

 

 

Abbiamo parlato del Venezuela, di cosa stia succedendo proprio mentre leggete queste righe. Potete non più solo immaginare la crisi umanitaria che sta atterrando i venezuelani da anni, ma saggiare un anticipo di quanto potrebbe accadere anche a noi se non iniziamo ad aprire gli occhi e prendere parte attiva come cittadini responsabili del Paese in cui conviviamo.

Ma una volta vorremmo focalizzare l’attenzione non su chi se ne va ma anche su chi resta, affrontando quotidianamente lo scotto di trovarsi lì e ora o pagando il fio di aver scelto di voler combattere per rimettere in piedi casa propria, così da vedere un giorno il ricongiungimento con il resto della famiglia.

C’è chi dice BASTA a quanto sta accadendo, lo ribadisce forte.

Sono uomini, donne, ragazzi, studenti, tutti considerati ribelli, di parte politica oppure libertari ma con la colpa comune di non accettare più di vivere nella miseria e assoggettati alla morte a favore di poteri che sempre più pacchianamente cercano di rivestirsi di democrazia.

È un argomento scomodo e ritrito, perché si parla e ci si lamenta sempre di chi scappa e “invade” gli stati confinanti, loro d’altra parte sono per forza sotto gli occhi di tutti, ma poco si discute su quanto accade a chi resta nel territorio colpito e, percependola come realtà “lontana”, non gli si da il dovuto peso.

Yosmaira Barreto, un nome che a molti dirà poco, ma noto alle comunità venezuelane e scomodo per il governo attuale. Una donna che mette in gioco la propria sicurezza per aiutare i prigionieri politici venezuelani, una donna che combatte per dare voce a chi voce non ce l’ha e non perché queste persone non abbiano mai parlato, bensì perché hanno parlato troppo.

«Gente meravigliosa», giovani ragazze, madri, uomini, studenti, persone comuni che hanno chiesto una vera Democrazia e sono stati sequestrati e buttati in prigioni affollate dove la condizione umana è indicibile.

I prigionieri vengono sottoposti a lunghe torture psicofisiche, violenze sessuali, lavorazioni mentali, tutto questo sotto gli occhi consapevoli dei governi.

“La Tomba”, “Tocuyito”, “Santa Ana nel Tachira”, “Ramo Verde”, “Mariche” sono solo alcune delle prigioni di massima sicurezza in cui i prigionieri politici vengono rinchiusi ma molti vengono sequestrati e torturati direttamente anche sul posto.

Quanto accade è ormai risaputo e per un paese che viene percepito come distante vorrei ricordare i tempi in cui questo aveva le sue porte aperte al mondo, di quando l’italiano imprenditore aveva deciso che sarebbe stato un paese allettante per far fortuna e crescere la propria famiglia. L’italiano è sempre stato un popolo viaggiatore e il Venezuela dei tempi d’oro è stato per lui uno dei porti dove potersi giocare la propria impresa.

Vorremmo capire come mai molti sono stati lasciati soli in Venezuela ad affrontare quanto sta avvenendo. Siamo in 60 milioni, pochi se confrontati con altre popolazioni, ma ci troviamo ovunque nel mondo, ci sono ragazzi rinchiusi in prigioni sotterranee proprio ora, nati in Venezuela ma di origini Italiane

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