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Espropriato il Centro Italiano Venezolano di Ciudad Ojeda

A raggiungere telefonicamente il sindaco e a chiedergli spiegazioni è stata la redazione di La Voce d’Italia, quotidiano italiano di Caracas diretto da Mauro Bafile. Riportiamo a seguire il testo integrale dell’articolo che porta la firma di Monica Vistali

Caracas : "È stato annunciato il decreto di utilità pubblica ed interesse sociale del "Centro Italiano Venezolano" di Ciudad Ojeda che, in poche parole, è stato espropriato. Ma questa volta a compiere il "crimine", come tanti lo definiscono, non sono state le fila rosse del Governo né Pdvsa, la ufficiale proprietaria del terreno che avrebbe potuto rivendicarlo, ma il Sindaco copeiano di Lagunillas, Edwin Pirela".

 

A raggiungere telefonicamente il sindaco e a chiedergli spiegazioni è stata la redazione di La Voce d’Italia, quotidiano italiano di Caracas diretto da Mauro Bafile. Riportiamo a seguire il testo integrale dell’articolo che porta la firma di Monica Vistali.

 

 

"Secondo il primo cittadino alcuni membri dei Consejos Comunales della zona avrebbero avuto intenzione di "assaltare il Club". Con l’espropriazione, pensata il lunedì e messa in atto il martedì, avrebbe di fatto impedito ai "chavisti" di trasformare il centro in "una delle loro sedi di governo che poi falliscono".

"Quelli della Giunta direttiva (del Civ, ndr) sono tutti amici miei! Decretando l’espropriazione ho salvato il Centro Italiano", ha spiegato il Sindaco. Il primo cittadino ha assicurato che il club si trova in totale stato di abbandono (cucina inutilizzabile, aria condizionata ed impianto elettrico malfunzionanti, infiltrazioni di pioggia nelle sale) e che con questa espropriazione verrà recuperato a totale beneficio della comunità, invece che diventare "sede di uffici chavisti". Inoltre, ha voluto sottolineare che solo otto dei 148 soci erano al giorno con il pagamento della propria quota.

"La misura si riferisce ad un terreno di circa 23 mila metri quadrati", ha detto il Sindaco durante una conferenza stampa. "Lo utilizzeremo per gli abitanti di Lagunillas, come complesso sportivo comunale che ospiterà anche attività culturali e sociali".

La parole del primo cittadino di Lagunillas non trovano però riscontro nelle affermazioni del presidente del Civ di Ciudad Ojeda, secondo il quale l’espropriazione del Centro non sarebbe altro che conseguenza di una ‘guerra’ tra chavisti e copeiani per il possesso del terreno, ubicato nella "urbanización" Tamare.

"Con le invasioni le baracche del "barrio" a ridosso della recinzione", spiega Oscar Framiglio, "stavano avanzando sempre di più, era aumentata la criminalità". Dall’altra parte c’era il Comune, che voleva per sé le istallazioni. Così si è inventato l’assalto dei chavisti e che tutto era a pezzi, in stato di degrado, quando in realtà la situazione non è così grave.

Secondo il presidente, i problemi che affliggono gli spazi del Civ sono "dettagli minimi", comunque risolvibili: qualche bagno che non funziona, qualche sala senza aria condizionata. Che comunque non hanno mai impedito ai connazionali di frequentare le istallazioni.

Per i bilanci il discorso cambia. La quota mensile del Centro di Ciudad Ojeda è BsF 25. Però solo per la piscina, venivano spesi BsF 4,000 e per sopravvivere il Club avrebbe bisogno di circa BsF 12,000 ogni mese. Fino all’anno scorso i soci attivi con i pagamenti erano 250, mentre ora sono meno di una quarantina.

"Pensavamo di aumentare la quota per affrontare alcune spese di mantenimento e manutenzione ma i soci hanno smesso di pagare. Possiedono azioni di imprese espropiate della zona e la loro situazione economica è incerta".

Secondo quanto ha però spiegato alla "Voce" il presidente di Federazione delle Associazioni italovenezolane, Mariano Palazzo, il Civ di Ciudad Ojeda "presentava da tre - quattro anni grandi difficoltà economiche", "aveva debiti con Faiv" e non proprio tutti i 170 soci pagavano le quote. Inoltre i membri del Club "non presenziavano alle riunioni", il Centro non aveva partecipato ai Giochi di Maracaibo, non si era iscritto per quelli di Merida e la struttura, in special modo la piscina, era "in disuso". Insomma un Centro in agonia, come ce ne sono altri, anche se Palazzo ricorda che c’era stato un "gruppo che aveva tentato di riattivarlo".

Ieri (ndr. mercoledì scorso) c’è stato un primo incontro tra il Sindaco Pirela e alcuni rappresentanti della collettività italiana – tra cui anche il console reggente di Maracaibo – rimasto però infruttuoso. Dalla bocche di una cinquantina di persone sono nate proposte diverse - regalare al Comune azioni morose del Civ per poi investire insieme nella rimordenizzazione delle strutture; lasciare al Sindaco il possesso del terreno ed in cambio restare con il controllo dell’immobile - ma non si è arrivati ad un accordo finale.

L’unica voce fuori dal coro, piena di speranza, è quella del vicepresidente di Faiv e presidente del Comites di Maracaibo, Cono Siervo. Secondo lui la riunione è stata "positiva" ed il Sindaco "potrebbe cambiare idea riguardo all’espropriazione". "L’Ambasciatore Luigi Maccotta ha mostrato disponibilità e potrà avere un ruolo importante nelle trattative”, insieme alla comunità italiana che è "unita nella lotta contro un’azione che non possiamo permettere".

Domani (ndr. oggi) i soci del Centro Italiano si incontreranno per pianificare un’offerta ed una strategia comuni da presentare lunedì, in un gruppo di sole 4 o 5 persone, al Sindaco Pirela.

Secondo quanto riportato dal quotidiano "Panorama" di Maracaibo, per compiere con il decreto, il 2010-043, il procuratore è stato autorizzato a realizzare in tempi brevi l’iter legale necessario. Inoltre, il Comune avrebbe consegnato alla comunità un lotto di terreno confinante con il Civ da destinare alla costruzione di abitazioni.

 

Fonte: (aise)  

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