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Voto italiani all'estero: indagini in corso in Sud America per sospetti brogli

Roma 3 luglio 2018 - Fabio Porta, parlamentare uscente PD, presenta denunce in tutte le sedi competenti. Il voto del 4 marzo sarà ricordato non solo per il lungo iter che ha portato alla recente formazione del governo Conte, ma anche per il fil rouge che collega i risultati a livello nazionale e quelli derivanti dal voto degli italiani all’estero

 

di Massimiliano Nespola

 

In merito a ciò, si segnala la necessità di fare chiarezza rispetto a possibili brogli verificatisi a Buenos Aires: ad affermarlo è Fabio Porta, attualmente Responsabile UIL per il Sud America, parlamentare uscente del PD qui eletto, presidente del Comitato Italiani nel mondo alla Camera dei Deputati.

 

Come commenta l’esito del voto rispetto alle aspettative?

Il voto del 4 marzo all’estero, se da una parte ha visto la conferma, in linea generale, del PD come principale partito degli italiani all’estero, dall’altro in alcune situazioni, specialmente in Sud America, ha visto la recrudescenza di un fenomeno che in passato già si era affacciato sul voto all’estero: mi riferisco ai brogli elettorali che, secondo una denuncia da noi presentata in Corte d’Appello, alla Giunta per le elezioni del Senato e alla Procura di Roma, avrebbero causato addirittura l’alterazione della ripartizione dei seggi.

 

Come?

Tramite 15-20mila schede sospette, concentrate nella circoscrizione consolare di Buenos Aires, l’USEI, Unione Sudamericana emigrati italiani (partito nato in Argentina) ha acquisito, a scapito proprio del PD, un seggio in Senato, favorendo così un senatore italo-argentino e favorendo tra l’altro anche la composizione del governo: se oggi il senatore Merlo è diventato sottosegretario agli Affari esteri è anche grazie ai due senatori acquisiti dal MAIE, Movimento associativo degli italiani all’estero, di cui Merlo stesso è rappresentante.

 

Quali sono le specificità del voto per gli italiani all’estero in Sudamerica?

Una premessa: nella circoscrizione estero competono i candidati residenti in loco e si esprime un voto con preferenza. In Sudamerica, la specificità del voto è data dalla presenza di due forti partiti nati entrambi in Argentina. Durante lo scrutinio, a Castelnuovo di Porto, abbiamo notato che in parecchie sezioni di Buenos Aires migliaia di schede erano state votate con la stessa calligrafia; abbiamo perciò denunciato questo fatto. In una quindicina di sezioni di Buenos Aires ci riscontra il 90% dei voti al suddetto senatore, e ciò, anche solo da un punto di vista statistico, rappresenta un’anomalia. In ogni caso, tali elementi sono oggi al vaglio sia della magistratura ordinaria che di quella del Senato e siamo fiduciosi nel fatto che tali indagini restituiscano il corretto risultato elettorale. Siamo consapevoli che tale denuncia apre gli occhi di tanti su alcune incongruenze del voto all’estero, anche in prospettiva di una nuova elezione; non vogliamo che ciò si ripeta, perché sarebbe la fine del voto all’estero, la fine cioè di un rapporto virtuoso tra gli italiani eletti all’estero e quelli eletti in eletti in Italia. Stiamo anche ragionando su quali modifiche siano opportune sulla legge che attualmente regola voto all’estero.

 

Che tempi si possono prevedere in relazione alle indagini in corso?

Il ricorso è stato presentato presso la Corte d’Appello di Roma e alla Procura di Buenos Aires, nei prossimi giorni sarà presentato anche alla Procura di Roma; inoltre, è stato presentato alla Giunta del Senato per la parte che compete la convalida o meno dell’elezione dei senatori. I tempi della Giunta sono abbastanza lunghi, considerato anche che non si è ancora insediata. Ritengo che il lavoro inizierà dopo l’estate. Per quanto riguarda la Procura, dipende anche dall’interesse e dall’attenzione dell’opinione pubblica, che noi cercheremo di sensibilizzare su questo tema.

 

Qual è il suo augurio? Si deve tornare al voto?

L’augurio è, negli interessi degli italiani all’estero, che si faccia chiarezza su un episodio che è indicativo di altri episodi, soprattutto per evitare la ripetizione di questi fatti nelle prossime tornate elettorali. Non auspichiamo certamente vita lunga ad un governo rispetto al quale siamo all’opposizione. Se il ritorno al voto rappresenterà la fine di questo governo, saremo ben lieti che si torni al voto.

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