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La Voce d'Italia: si apre per Venezuela e Italia un nuovo capitolo

È stanco il sottosegretario agli Esteri, Vincenzo Scotti. Stanco ma soddisfatto per quanto è riuscito a seminare e a raccogliere, nel corso di questa "visita-lampo" in Venezuela". Scotti ne ha parlato con Mauro Bafile, direttore de La Voce d'Italia

Caracas: "Insieme al mio omologo, il viceministro Alejandro Fleming, abbiamo concordato di lavorare, da oggi a maggio, alla preparazione della bilaterale Venezuela-Italia.

 

Il Presidente Chávez ha sottolineato l’importanza degli accordi firmati ed ha chiesto la collaborazione italiana in progetti di sviluppo integrale nelle zone dell’Orinoco. Vuole evitare che gli investimenti nell’ambito petrolifero e petrolchimico costituiscano delle oasi. Insomma, il suo obiettivo è favorire lo sviluppo economico e sociale nelle aree interessate. Il capo dello Stato ha anche ricordato l’esperienza italiana dei "distretti industriali" e ha detto che sono un esempio da seguire". Parole intrise di ottimismo contagioso; progetti che, se trasformati in realtà, potrebbero rafforzare la presenza delle grandi aziende italiane in Venezuela. È stanco il sottosegretario agli Esteri, Vincenzo Scotti. Stanco ma soddisfatto per quanto è riuscito a seminare e anche a raccogliere, nel corso di questa "visita-lampo" in Venezuela". Scotti ne ha parlato con Mauro Bafile, direttore de La Voce d'Italia. Ne è nata un'intervista, in cui il sottosegretario ha illustrato al quotidiano di Caracas le prospettive di collaborazione tra Italia e Venezuela ed ha assicurato il coinvolgimento delle aziende italo-venezolane nei progetti futuri. Riportiamo di seguito il testo integrale dell'articolo.

"Nella riunione con il viceministro Fleming – precisa l’on. Scotti -, abbiamo analizzato come lavorare per ottenere risultati concreti nei prossimi mesi. Abbiamo studiato tutti gli aspetti, da quelli tecnici a quelli finanziari. Ho colto l’occasione per far presente al Presidente Chávez le difficoltà di alcune nostre imprese di costruzione, a causa dei ritardi nei pagamenti. Gliel’ho detto, a nome del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi".

L’Ambasciatore Luigi Maccotta interviene per far presente che "si tratta di grandi imprese italiane".

"Stiamo parlando di Impregilo, Astaldi, Ghella – precisa -. Sono tutte aziende disposte a lavorare, ad impegnarsi, a mettere a disposizione le loro esperienze, le loro tecnologie, i loro uomini".

Il Sottosegretario Scotti evidenzia come il Presidente Chávez, nel corso della cerimonia della firma degli accordi tra Eni e Pdvsa, abbia fatto riferimento alle circostanze che condussero alla nascita della Holding italiana.

Comunque – facciamo notare -, tra Pdvsa ed Eni ci sono stati anche momenti particolarmente delicati.

"Sì, è vero – ammette l’on. Scotti -. Lo ha raccontato lo stesso Presidente Chávez all’Amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni. Ha parlato di contrasti e contrapposizioni. Dopo due anni, è nata la collaborazione che ha portato ai risultati odierni. Molte volte dai contrasti, anche profondi, nascono le migliori amicizie, le grandi opportunità".

Lei ha accennato alla partecipazione italiana in grandi progetti in aree prossime all’Orinoco. Ci è sembrato di capire che non si tratta solo di nuclei industriali ma di veri e propri poli urbani. In quali ambiti interverrebbero le aziende italiane?

"Innanzitutto – illustra -, le nostre imprese sono all’avanguardia come know-how e come tecnologia sia nella programmazione e progettazione che nella realizzazione di progetti di sviluppo locale. Abbiamo fatto esperienze importanti in questo senso. E vantiamo risultati assai positivi dal Friuli alla Lombardia. Poi, abbiamo grandi imprese di costruzione e piccole e medie aziende molto interessanti. Quest’ultime, come già accade in altri paesi dell’America Latina, potrebbero arrivare ad accordi con imprese locali di proporzioni simili; ditte in grado di cogliere l’occasione d’investimento che deriva dalla costruzione di grandi complessi petrolchimici e di raffinazione. Siamo anche pronti a studiare forme di finanziamento internazionale".

Quando si firma questo tipo di accordo si pensa sempre alle grandi aziende ed alle piccole e medie imprese italiane che ne vengono coinvolte. Si dimentica spesso che all’estero esiste un tessuto imprenditoriale costituito da aziende proprietà di connazionali. Nel caso del Venezuela, come verranno coinvolte le nostre imprese? Sarà ancora una volta affidata alla sensibilità di ognuno dei direttori delle multinazionali interessate?

"Le aziende italo-venezolane – ci rassicura il sottosegretario – dovranno essere coinvolte. Bisogna analizzare ogni situazione".

Anche l’Ambasciatore Maccotta interviene per garantire che "si creerà un indotto". E illustra il modello che si applica da anni in Venezuela, nell’ambito del progetto ferroviario.

"È un modello – ha precisato – al quale ha fatto riferimento anche il Direttore dell’Astaldi nella riunione sostenuta con l’on. Scotti. È un modello che ha funzionato".

È vero, e ci consta. Ma ci chiediamo quanti Direttori di grandi aziende italiane hanno la stessa sensibilità umana e, soprattutto, la conoscenza della forza della nostra imprenditorialità, come il dottor Rocco Nenna?

"È un modello a seguire – insiste il sottosegretario -. È una maniera di fare sistema. Si parla di infrastrutture, strade... Possiamo promuovere la collaborazione tra le piccole e medie imprese italiane e venezolane".

E l’Ambasciatore, dopo aver sottolineato che il Presidente Chávez ha avuto parole di apprezzamento nei confronti della nostra Comunità, precisa per concludere: "Tra i vari settori di interesse, il Presidente Chávez ha ricordato la pesca, l’agricoltura, l’edilizia, l’educazione e la sanità. Insomma, i campi di interesse sono tanti, veramente tanti".

Sequestro e blocco dei beni.

Non solo l’aspetto economico, che pure è assai importante. La visita del sottosegretario agli Esteri, Vincenzo Scotti, è stata l’occasione per firmare un accordo in materia di lotta antidroga, per discutere degli espropri e per sollecitare una più stretta collaborazione in materia di sicurezza. È un argomento, quest’ultimo, che preoccupa in particolar modo la nostra collettività, vittima dei sequestri e condannata a vivere in un permanente coprifuoco.

"In materia di sicurezza – afferma il Sottosegretario, sollecitato da una nostra domanda – abbiamo ravvisato disponibilità. C’è apertura. Siamo noi, ora, che dobbiamo colmarla di contenuti. Oggi non si poteva arrivare a conclusioni. È indispensabile fissare un’agenda sulla quale lavorare per poi trarre le conclusioni quando verrà il ministro degli Esteri, Franco Frattini. Abbiamo, comunque, già dato un nostro importante contributo alla Legge Antisequestro".

Già la dottoressa Isabella Belloni, al tempo in cui era Direttrice dell’Unità di Crisi, aveva dato consigli utili. Suggerito, ad esempio, il sequestro dei beni. Un provvedimento, questo, delicato e polemico.

"È vero – interviene l’Ambasciatore Maccotta -. Poi, nel corso del dibattito in Parlamento, è stato richiesto un ulteriore contributo. Ci è stato chiesto di esprimere un parere. Lo stesso On. Scotti, anche in virtù dell’esperienza acquisita come ministro degli Interni, ha inviato alcune riflessioni; riflessioni recepite ed apprezzate".

La collettività, visto anche l’incremento del fenomeno dei sequestri, delle grandi distanze a volte difficili da superare in breve tempo, delle difficoltà nelle comunicazioni e, per contro, dell’importanza di interventi immediati, ha chiesto più volte la presenza di un secondo esperto antisequestro, stabile nelle aree di frontiera. E, cioè, nelle regioni di maggiore criticità. È un tema che avete discusso?

Il ministro, che esperienza sull’argomento ne ha tanta, si mostra sensibile alla richiesta di cui si fa eco la "Voce". Assicura: "Ne parlerò ulteriormente con il responsabile del ministero degli Interni".

Il nostro Ambasciatore, dal canto suo, tiene a sottolineare: "Il Venezuela, in occasione della Commissione Mista che si riunirà a maggio, ha proposto la firma di un accordo quadro nel campo della sicurezza; un accordo che permetta alla nostra polizia di proseguire nella formazione degli agenti delle Forze dell’ordine venezolane. Ciò, a mio avviso, è significativo. Vuol dire che non esiste solamente un rapporto commerciale ed economico ma che esso è globale, completo, politico".

Il Sottosegretario Scotti aggiunge che il fenomeno dei sequestri che oggi preoccupa il Venezuela è già stato vissuto dall’Italia anni addietro. Dopo una breve riflessione, e frugando nei ricordi, sostiene: "Il nostro Paese, che ha avuto un numero importanti di vittime, è riuscito a far fronte al fenomeno e a sconfiggerlo. Quello dei sequestri, a mio avviso, è anche un problema di "intelligence". In un territorio come quello della Calabria, in cui regnava l’omertà, il compito delle nostre Forze dell’ordine era complesso e difficile. Ed allora, bisognava infiltrare; fare un accurato lavoro di "intelligence". È essenziale capire come funzionano le cose. Altrettanto importante, poi, è la cooperazione degli interessati. Comunque è comprensibile che questi, spaventati dalla possibilità di non rivedere il parente sequestrato, possano considerare che forse è meglio pagare. Per noi è stato molto difficile far capire gli errori insiti in questo atteggiamento; far comprendere l’importanza del provvedimento, quando abbiamo introdotto il blocco dei beni".

Il Sottosegretario Scotti, che all’epoca in cui i sequestri erano di moda era ministro degli Interni, sottolinea che "oggi, con il senno di poi, abbiamo dimostrato che avevamo ragione; il blocco dei beni ha dato i risultati sperati".

Espropri, un passo avanti.

Tra gli argomenti di cui il ministro Scotti ha conversato con i rappresentanti del Governo venezolano non è mancato quello degli espriopri, un fenomeno che si è andato allargando a macchia d’olio negli ultimi anni. Sono tanti i connazionali che ne sono rimasti coinvolti. Per la maggior parte di loro quelle proprietà, quelle aziende, quelle tenute agricole rappresentano il risultato di una vita di sacrifici e di lavoro. Erano una speranza.

Sull’argomento parla l’Ambasciatore Maccotta. "Sono stati fatti importanti passi avanti – spiega -. Per quel che riguarda le terre, in particolare, si è riusciti ad ottenere un incontro con i rappresentati dell’Inti. A questo hanno partecipato quasi tutti i proprietari delle aziende agricole invase, espropiate o sequestrate".

Afferma che una funzionaria dell’Inti "ha ricevuto l’incarico di far da ponte, da collegamento per analizzare gli interessi italiani".

"Ha iniziato a dialogare con i proprietari delle aziende, a cui ha chiesto tutti i documenti", illustra per poi ammettere: "Certo, non possiamo ancora dire che sia stato risolto il problema. In questi casi nessuno ha la bacchetta magica ma abbiamo fatto un importante passo avanti. E noi siamo fiduciosi".

 

Fonte: (aise)  

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