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I timori di Mattarella sulla situazione venezuelana

L’ultima denuncia di Amnesty International parla di situazione che si aggrava sempre di più in Venezuela con l’uso dei tribunali militari per processare i civili che mina lo stato di diritto nel paese.

E questo – secondo l’organizzazione per la difesa dei diritti umani – viola sia la costituzione venezuelana, sia le leggi internazionali.
E’ una preoccupazione che cresce un po’ in tutto il mondo e che viene espressa anche dal presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella.

Il Capo dello Stato ne ha parlato on chiarezza incontrando a Buenos Aires – nel corso della recentissima visita in Argentina - alcuni editorialisti dei principali organi d’informazione  locali.  “Sono molto preoccupato – ha detto Mattarella - per la situazione generale in Venezuela. È un paese che avuto periodi felici, che ha delle ricchezze naturali e che non merita di essere in questa condizione di collasso”.

Mattarella ha ben presente anche la folta comunità di italiani (circa 160mila iscritti all’AIRE, secondo quanto riportato dal sito dell’ambasciata a Caracas, ma gli oriundi sono molti di più, non meno di un milione e mezzo), e le gravissime difficoltà quotidiane che si trova ad affrontare. “Siamo preoccupati in questo momento – ha affermato il presidente - anche per i nostri connazionali. Abbiamo anche cercato di intervenire per aiutarli ma non ci è stato consentito”.

I timori del Capo dello Stato coinvolgono anche il braccio di ferro fra il governo e l’opposizione, che ormai manifesta quasi quotidianamente. “Siamo preoccupati – ha spiegato -  perché vediamo, tra l'altro, un'esigenza,  che non può essere disattesa, di rispetto della volontà popolare, di rispetto della separazione dei poteri, di rispetto della democrazia autenticamente, tutte cose che sono messe fortemente in discussione”.

Da parte dell’Italia la disponibilità a dare una mano c’è sempre, ma secondo Mattarella manca in questo momento una reale volontà del regime venezuelano di discutere e dialogare. “Noi ci auguriamo -  è stata la conclusione del suo ragionamento - che vi sia (come si sta realizzando anche in America Latina) una forte pressione internazionale perché si arrivi a una pacificazione. Speriamo che la pressione abbia efficacia. Di tentativi di mediazione ve ne sono stati diversi e non sono riusciti. In questo momento non vediamo segnali incoraggianti e siamo molto preoccupati”.

 

Luciano Ghelfi

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