Viaggiatori Italiani dell'ottocento in America Latina
Roma: - L'Ottocento è il secolo in cui il viaggio diviene esperienza scientifica compiuta per completare la conoscenza del mondo, per verificare le possibilità di sfruttamento offerte dalle nuove terre alle nascenti esigenze dell'industrializzazione. L'andare lontano diviene per i viaggiatori attività creatrice della propria condizione umana, sia per gli interessi scientifici e ideologici che lo motivano, sia per assaporare l'ansia del diverso e del difficilmente accessibile. Le motivazioni oggettive che spingono gli esploratori ad affrontare rischi e privazioni, non possono nascondere il desiderio di avventura e il piacere di "essere il primo" nel raggiungere la meta prefissata.
La mostra "Viaggiatori italiani dell'Ottocento in America Latina", in programma dal 20 febbraio al 19 aprile presso il Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini di Roma, vuole soffermarsi su alcuni personaggi che, per la loro traiettoria di vita o per l'importanza scientifica della loro opera, hanno lasciato un'impronta considerevole nell'antropologia e nella museografia etnografica. Nello stesso tempo intende offrire un sintetico sguardo su quanti, motivati da differenti istanze, personali e/o culturali, hanno percorso quelle terre lasciandoci importanti testimonianze umane e scientifiche.
Se si eccettuano padre Illuminato Coppi e Guido Boggiani, missionario l'uno e pittore affermato l'altro, spinti nel primo caso da un pugnace integralismo religioso e nel secondo soprattutto da ansie estetiche, i personaggi presentati possono tutti essere considerati viaggiatori-scienziati. Alessandro Malaspina, Enrico Hillyer Giglioli e Giacomo Bove visitano ampie zone dell'America al seguito di spedizioni ufficiali. Storie diverse riguardano invece le ultime tre figure, studiosi che hanno dedicato la loro intera esistenza a visitare e a studiare i multiformi aspetti dei tropici: Gaetano Osculati, che da solo viaggia da Guayaquil, attraversando in senso longitudinale tutto il continente sudamericano, alla foce del Rio delle Amazzoni; Antonio Raimondi, che fa del Perù la sua seconda patria, da lui tutta visitata, descritta e disegnata; Ermanno Stradelli, geografo ed etnologo, che dedica la propria vita alla conoscenza delle etnie del Vaupés, osservate con sorprendente acutezza scientifica.
Alla presentazione di questi viaggiatori si accompagna l'esposizione di vari oggetti archeologici ed etnografici, accuratamente selezionati, provenienti dalle collezioni che alcuni di essi hanno ceduto all'allora Regio Museo Preistorico-Etnografico o che comunque riguardano le aree geografiche ove costoro hanno proficuamente operato.
Fonte: (aise)














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