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L’emigrazione degli italiani in Colombia, del ricercatore Roberto Violi

Il primo italiano a mettere piede in quella che oggi è la Colombia fu Amerigo Vespucci che nel suo secondo viaggio verso le Americhe, iniziato il 18 maggio del 1499, approdò e sbarcò nella penisola della Guajira

Roma: - Il primo italiano a mettere piede in quella che oggi è la Colombia fu Amerigo Vespucci che nel suo secondo viaggio verso le Americhe, iniziato il 18 maggio del 1499, approdò e sbarcò nella penisola della Guajira.

 

Pochi anni più tardi, nel 1503, arrivò in Colombia il genovese Cristoforo Colombo raggiungendo un posto da lui battezzato "Punta Marmorea", che oggi si chiama Punta Tiburòn, nel Golfo del Darién. Ai due precursori dell’emigrazione italiana nel continenti bisogna aggiungere il navigatore fiorentino Giovanni Da Verrazzano, che negli anni 1524, 1526 e 1527 fecce tre viaggi in America per conto del Re francese Francesco I.

 

Con questi cenni storici, il ricercatore Roberto Violi di Bogotà introduce il suo capitolo di approfondimento sull’emigrazione italiana in Colombia, parte integrante del nuovo volume della Caritas Migrantes "America Latina – Italia. Vecchi e Nuovi Migranti" presentato il 28 settembre scorso a Roma dai coordinatori del progetto Franco Pittau, Luca di Sciullo e Delfina Licata della Redazione Dossier Caritas/Migrantes e da altri esponenti legati al fenomeno migratorio (vedi AISE del 28 settembre h. 18.17).

 

Lo studio del ricercatore Violi, mette in luce come il fenomeno migratorio in Colombia, a differenza degli altri Paesi dell’America Latina, non abbia svolto quel ruolo di "strumento essenziale per la creazione di una società e comunità politica moderna". La Colombia, al contrario, si legge nell’approfondimento, "rimase per molto tempo poco interessata ad accogliere chi arrivava dall'estero. Il Paese si trovava fuori dai percorsi più ambiti e addirittura molti emigranti italiani arrivarono lì per sbaglio, lo scalo al porto di Barranquilla e Santa Marta era infatti confuso per l'approdo finale negli Stati Uniti o in Argentina".

 

Fu grazie allo sviluppo dei trasporti che, prima della fine del XIX secolo, l'immigrazione aumentò ed arrivarono tedeschi, inglesi, francesi e molti italiani. "Essi si stabilirono principalmente nei luoghi dove esisteva attività di sfruttamento di ricchezze agricole e minerarie", osserva Violi. "I momenti importanti per l'emigrazione italiana in questo Paese si hanno nella seconda metà dell'ottocento con la costruzione della ferrovia di Panama (1848-1855) che impone un imponente dispiego di mano d'opera e con lo sfruttamento delle miniere d'oro che favorì l'arrivo di molti ingegneri europei e operai specializzati, tra cui diversi italiani".

Ma da dove venivano gli Italiani emigrati in Colombia? Piemonte, Liguria, Veneto e Lombardia e, più tardi, dalla Calabria. "Questi ultimi si insediarono in prevalenza nelle città della costa caraibica: Barranquilla , Ciénaga, Santa Marta e, in misura minore, Cartagena", spiega Violi che aggiunge: "in particolare quelli giunti dal Vallo di Diano e di Padula formarono una vasta comunità nella zona dove si insediarono. I calabresi emigrati erano soprattutto liberi professionisti, studenti, commercianti e artigiani che con grande intraprendenza costituirono, poco tempo dopo il loro insediamento, la borghesia modernizzante della regione".

 

Ma sono anche oltre le Regioni Italiani che hanno visto partire i propri abitanti verso la Colombia. "In misura minore", precisa Violi, "gli italiani giungevano dalla Basilicata, dalla Campania e dalla Toscana, dove specificamente provenivano da Ghivizzano, un piccolo centro della valle del Serchio, in provincia di Lucca. Questi ultimi iniziarono una delle compagnie itineranti dei celebri "figurinai", artefici e venditori di statuine di gesso".

 

Nell’approfondimento scopriamo che "la colonia italiana fu molto attiva nei commerci e nella piccola industria nel primo Novecento, soprattutto nelle zone del nord del Paese, ed in particolare a Baranquilla, a nordovest della Colombia, dove contribuirono a creare un ricco tessuto multietnico della città".

 

Anche se gli italiani in Colombia non raggiunsero mai le cifre di altri Paesi come l'Argentina, il Brasile o il Venezuela, l’influenza italiana sulla vita politica, sociale e culturale colombiana "fu determinante dal momento dei primi arrivi". Nel suo studio Violi menziona la figura l'ingegnere Agostino Codazzi (1793-1859) arrivato nel gennaio 1849 dal Venezuela. "Egli propose di creare una colonia di immigrati italiani", scrive il ricercatore, "seguendo l'esempio della Colonia Tovar in Venezuela, inoltre fu lui a tracciare le prime e più conosciute mappe geografiche della Colombia che riguardavano i paesaggi, le diverse etnie, i sistemi montuosi ed il sistema idrico e fluviale".

 

Dopo la prima fase della costituzione della repubblica, avvenuta nella seconda metà dell'Ottocento, altri italiani ebbero un ruolo importante nel Paese. Tra questi, cita ancora Violi, "Oreste Sindici, arrivato in Colombia come primo tenore di una compagnia d'opera e che fu l'autore della musica dell'inno nazionale e l'architetto Pietro Cantini che realizzò opere notevoli come il prestigioso Teatro Col6n di Bogotà".

 

Ma ci furono anche eventi negativi come, nel 1870, il coinvolgimento di un cittadino italiano, Ernesto Cerruti (aggregato consolare italiano) in una truffa internazionale che causò, per un breve periodo, l’interruzione delle relazioni diplomatiche fra la Colombia e l'Italia.

 

"Malgrado casi isolati come questi, l'emigrazione italiana in Colombia ebbe una significativa importanza nel ruolo di modernizzazione del Paese", afferma il ricercatore. "I suoi apporti riguardarono molti settori della società come per esempio il cinema: nel 1910 giunse il primo apparecchio, il kinetoscopio, per opera di Francesco e Giovanni Di Domenico. Costoro si dedicarono alla produzione dei primi film e alla costruzione di cinema e teatri a Bogota ed altre parti. Inoltre, fu sempre un italiano, Ferruccio Guicciardi, uno dei pionieri dell'aviazione colombiana, con il suo aereo l"'Ansaldo". A metà del XIX secolo in molte città furono costruite opere come il Campidoglio, il Teatro Municipale e diverse piazze a Bogotà così come il Teatro Mainero a Cartagena e varie opere di infrastruttura nelle altre città. In campo artistico alcune delle statue ancora oggi tra le più rilevanti di Bogotà risalgono ad autori italiani, tra cui Cesare Sighinolfi, Tito Ricci e Pietro Costa".

Al termine del suo studio il ricercatore riporta infine qualche dato demografico sull’ultima fase dell’emigrazione italiana: dagli inizi del novecento fino ai giorni d’oggi. Ad inizio del secolo scorso, secondo il censimento dell'epoca, "su una popolazione complessiva di 8 milioni e mezzo circa, gli stranieri erano intorno a 56mila e tra di essi, il 10% erano italiani. Nel 1951, gli italiani erano 2.500, la metà rispetto all'inizio del secolo perché a seguito di una significativa integrazione molti acquisirono la cittadinanza colombiana dopo il matrimonio con donne autoctone. Attualmente, tra italiani e discendenti di italiani si arriva ad una cifra di almeno 13mila persone che, nella sua stragrande maggioranza dei casi, sono portatori della doppia cittadinanza".

In base agli ultimissimi studi del ricercatore risulta infine che i residenti italiani in Colombia sono quasi 11mila, portando la Colombia al 210 posto nella graduatoria dei paesi d'emigrazione degli italiani. "Tra gli emigranti", conclude Violi, "poco più di 5mila sono donne di età compresa tra i 45 e i 64 anni (27,8%) e tra i 30 e i 44 anni (20,8%). I minorenni sono invece il 19,5% mentre gli over 65 sono il 15,2% e, di essi, il 52,8% è iscritto all’Aire per nascita mentre il 40,9% per espatrio.

 

Fonte: (aise)  

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