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I canti dell’emigrazione lombarda

L’emigrante canta per non morire. I testi, quasi sempre anonimi, racchiudono la storia dell’Italia e della gente. Gente che parte per fame e per disperazione, portando con se poche cose. Il canto, astratto territorio, diventa libertà , famiglia e Patria. Chi canta rivede la terra e torna a casa

Cantare è un’azione complessa, coinvolge tutto il corpo e lo spirito, pochi minuti sono sufficienti per sbalzarci ad anni luce dal presente. Cantare fa compagnia e attutisce i pensieri, i dolori, fa rivivere emozioni ed il tempo si ferma, spesso torna indietro.

 

L’ emigrante canta, canta per non morire, canta per ricordare e non dimenticare, canta per non sentire fatica ed ingoiare le lacrime, canta per essere libero, di nuovo, ancora, canta perchè così la terra di casa si materializza nella melodia e perchè cantare, ti porta sempre a casa.

 

1- Prendi quel sasso, butta quel pan. (Canto mantovano , Lombardia, del 1877)

Parole di: Anonimo . Musica di: Anonimo

 

Prendi quel sasso

butta quel pan

paga la macina,

porco villan.

 

Su bravi, o signorini,

buttate gli ombrellini,

gettate i vostri guanti

lavoratevi i campi,

noi andiamo in America!

 

2 - Io parto per l'America . (Brianza, Lombardia)

Parole di: Anonimo. Musica di: Anonimo

 

Io parto per l'America

parto sul bastimento

io parto e son contento

di non vederti più.

 

Quando sarai partito

ti troverai pentito

ti troverai pentito

d'avermi abbandonà.

 

Quando sarò in America

sposo un'americana

la bella italiana

la lascio in abbandon.

 

L'anel che tu mi hai dato

l'ho messo sotto i piedi

o bello se non credi

te lo farò veder!

 

O donna sei volubile

o donna senza cuore

tu mi giurasti amore

con grande falsità.

 

O dammi le mie lettere

o dammi il mio ritratto

l'amor con te, vigliacco

non lo farò mai più.

 

Io parto per l'America

parto sul bastimento,

arrivederci un giorno

a far l'amor con te.

 

Son maritata giovane (Versione alternativa - Sono rimasta vedova  -)

Parole di: Anonimo.Musica di: Anonimo

 

Son maritata giovane,

son maritata giovane,

son maritata giovane,

l’età di quindici anni,

l’età di quindici anni,

l’età di quindici anni.

 

Mio marito è morto,

è morto militar.

E son rimasta vedova

con due figli al cuor.

Uno lo tengo in braccio

e l’altro per la man.

Uno si chiama Pietro

e l’altro Franceschin.

Tutte le ore che passano

mi sento di morir,

 

 E devo andare in ‘Merica,

‘Merica a lavorar.

‘Merica, ‘Merica, ‘Merìca,

‘Merica a lavorar.

 

3- Cristoforo Colombo per mezzo della Spagna (San Benedetto Po, Mantova, Lombardia)

 

Cristoforo Colombo per mezzo della Spagna

L’è stà quel c’ha scuprì la terra’maricana,

Castel e Castelar, Vilimpenta e Suzzar

i è tanto premurus prà andrà sul ‘mericàn

o per quaranta franc i vendeva i let

ass e paiun e po`anca i cavalèt,

cara la me gent che bela cucagna,

quei che va in America g’ha un toco de campagna,

lur la sua giurnada i la guadagna asè:

quater sinc franc a ricogliere il cafè.

 

Bibliografia e fonti:

1 - La Favilla, giornale mantovano, 1º novembre 1877. R. Leydi: Mamma mia dammi cento lire (op.cit).

2 - G. Bollini: I canti della filanda 1940

3 -  R. Leydi: Mamma mia dammi cento lire, in << Pirelli>> (op.cit).

 

Note

La Favilla:

Giornale politico quotidiano (dal 31 dicembre 1877).Mantova, 20 novembre 1866-17 agosto 1879. Diretto da Paride Suzzara Verdi, una delle più nobili figure del socialismo mantovano, apostolo e guida dell’emancipazione morale, politica, economica del popolo, La Favilla si pone all’avanguardia del giornalismo democratico locale.

 

Cristoforo Colombo per mezzo della Spagna:

Questo brano fu cantato, oltre che nel mantovano, anche nel cremonese e forse altrove nella regione padana. È stato raccolto da R. Leydi (luglio 1962). Informatore: Teodolina Rebuzzi

 

Patrizia Marcheselli

Portale dei Lombardi nel Mondo

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Editoriale

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