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Le comunità italiane in Cile ed Ecuador

Le comunità italiane in Cile ed Ecuador sono piccole per numero ma ugualmente importanti per il peso che rivestono nel tessuto sociale dei due Paesi. A spiegare perché sono stati Paolo Castellani e Marina Salvarezza intervenuti ai lavori dell’assemblea plenaria del Cgie, a Torino

Le comunità italiane in Cile ed Ecuador sono piccole per numero ma ugualmente importanti per il peso che rivestono nel tessuto sociale dei due Paesi.

 

 

 

A spiegare perché sono stati Paolo Castellani  e Marina Salvarezza intervenuti ai lavori dell’assemblea plenaria del Cgie, in corso a Torino.

 

“Quella italiana è una grande comunità in un piccolo paese”, ha esordito Castellani, ricordano che il Cile “è il paese meno abitato del Sud America con 16 milioni di abitanti”. Gli italiani che vi risiedono, però, sono “ugualmente importanti perché la nostra è prima, più grande e prestigiosa comunità straniera nel Paese”. Da Capitan Pastene in poi, Castellani ha ricordato come “la storia del Paese sia intrecciata a doppio filo con l’emigrazione italiana”, tanto da fargli dire che in Cile “gli italiani non sono mai stati stranieri”.

 

 “Un grande lavoro, l’umanità e la cultura hanno caratterizzato e caratterizzano tuttora la comunità italiana nel Paese” che se anche “non ha mai accettato l’emigrazione di massa” non ha “mai posto vincoli all’accoglienza”. Oggi gli italiani – tra i 10 gruppi economici più importanti del paese – sono per l’Aire 57mila ma molti “non sono intercettati dalle associazioni. Siamo come tre comunità in una: c’è quella nelle rappresentanze, quella nelle associazioni – alcune in crisi per ché non riescono a captare i giovani per rinnovarsi - e la “massa prestigiosa”,che non ha contatti con l’Italia. La sfida è attrarre questi ultimi”.

 

A dimostrare questo scollamento, anche le percentuali di voto: alle ultime politice, ha riferito il consigliere, ha votato solo il 25 % degli aventi diritto. Il futuro, allora, sta tutto nel “recuperare il terreno perduto attraverso lingua e cultura, formazione professionale verso pmi, senza dimenticare l’ assistenza agli anziani. Nell’ ultimo anno sono stati assistiti 156 indigenti, con una spesa di 24mila euro per le medicine e 10mila per gli interventi in ospedale”.

 

Anche in Ecuador vive una piccola ma attiva comunità italiana: ne ha parlato Marina Salvarezza che ha speigato come molti connazionali – soprattutto liguri – siano arrivati nel Paese “per il clima mite, dopo essere arrivati in Argentina, Cile e Perù. Una forte emigrazione di persone molto istruite che sono diventate motore del processo di sviluppo del Paese”.

 

Era il 1882 quando nacque la prima società di assistenza; questo per dire che “la storia dell’emigrazione italiana è sempre stata collegata alla storia del Paese, come esempio di straordinaria eccellenza”. La comunità che vive in Ecuador è “molto attaccata all’Italia, da cui non ha mai avuto grande aiuto, anche perché non lo ha chiesto. L’emigrazione si èn autofinanziata” con “spirito di grande unità”.

 

Oggi vivono nel Paese 16mila italiani - 40mila gli oriundi – “molti di seconda e terza generazione non parlano la lingua, pur volendola studiare”.

 

Anche si ci sono alcune scuole private in cui si insegna l’italiano, “ci manca una scuola italiana: stiamo cercando di unire le forze per averla: non è solo questione di prestigio – ha chiarito la consigliera – ma anche di sviluppo per la diffusione della nostra lingua e cultura”.

 

Alla rete diplomatico consolare, Dante Alighieri e IIC, si aggiunge da due anni un patronato “che appoggia Comites e Consolato” enll’assistere i molti pensionati italiani”.

 

Quanto ai giovani, “in preparazione alla conferenza del 2008 si sono uniti in due gruppi che ora sono in contatto ma solo via internet, fisicamente non si incontrano mai”. Salvarezza ha pure ricordato che in Ecuador a causa di ritardi nella comunicazione, quasi mai riescono ad usufruire delle borse di studio, i cui bandi arrivano già scaduti o in scadenza. “Gli italiani cercano di venire in Italia a spese proprie o attraverso le università con cui ci sono rapporti molto forti”. Anche in Ecuador i nuovi emigrati non si iscrivono all’Aire, mentre la rappresentanza è “giovane” visto che il Comites è stato eletto per la prima volta nel 2004. Concludendo, Salvarezza ha ricordato che negli ultimi tempi si è registrata una “forte emigrazione ecuatoriana verso l’Italia” anche se oggi il paese ha una “economia emergente molto sana. Auspico – ha concluso – l’approvazione di un accordo bilaterale con l’Italia che finora è mancato”.

 

Fonte: (ma.cip.\ais)

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