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Arturo Illia: l’Etica seduta sulla poltrona di Rivadavia

Avevo già scritto sul Portale, su quest’umile uomo che arrivò, dalla località di Cruz del Eje, alla Casa Rosada in un momento difficilissimo dell’Argentina. I suoi genitori erano emigrati lombardi del Comune di Samolaco in provincia di Sondrio. Illia il medico, Illia il politico, Illia e un’Argentina ingrata. Di Jorge Garrappa Albani

Avevo già scritto anteriormente, sul Portale, su quest’umile uomo che arrivò, dalla località di Cruz del Eje, alla Casa Rosada in un momento difficilissimo dell’Argentina.

 

 

 

Bisogna ricordare che i suoi genitori erano emigrati lombardi oriundi del Comune di Samolaco in provincia di Sondrio, giunsero in Argentina per stabilirsi a Pergamino (Buenos Aires) dove il 6 agosto 1900 nacque il noto presidente argentino.

 

 

Il giornalista Alfredo Leuco, dal programma “Bravo Continental”, che trasmette da Radio Continental di Buenos Aires, ha fatto un bel programma sulle condizioni etiche e morali del Presidente Arturo Umberto Illia.

A dire il vero, l’aneddoto era stato raccontato -a teatro- dal notissimo cantautore di Cruz del Eje (Cordoba), Mario Gonzalez, il cui nome d’arte è Jairo.

Il cantante aveva ricordato che, una volta all’alba, la sua sorellina tremava come una foglia mentre il suo volto diventava viola.

I genitori erano proprio disperati. Non sapevano cosa fare e temevano che la bambina morisse per cui decisero di bussare alla porta del medico del paese.

Il dottor Arturo Illia si mise il capotto sul pigiama, montò sulla sua bicicletta e pedalò fino alla casa dei Gonzalez. Appena vide la piccina, disse: <<Ipotermia>>. 

La saggezza del chirurgo gli ordina di fare una cosa molto semplice: dice al padre di togliersi la camicia e con il torso nudo di abbracciare forte la bambina.  << Non gli darà nessuna medicina?>> chiede la mamma.

Illia eisponde che, in quel caso, non c’era miglior medicina che il calore del Corpo.

Dopo un’ora la piccina comincia a riprendersi e a recuperare il colore. Alle 5 del mattino, quando si era ripresa totalmente, Arturo Illia, si rimise il capotto sul pigiama, montò sulla sua bici e si perse nel buio.

Forse quella saggezza popolare, quella solidarietà, quell’austerità francescana, abbiano lasciato in lui una traccia perenne.

Al teatro tutti piangevano e gli applausi fecero notare a Jairo che molti sapevano chi era stato quel medico chirurgo che arrivò ad essere Presidente della Repubblica Argentina. Fuori invece, molti giovani ignoravano la dimensione etica di quell’uomo semplice e patriotta.

Leuco promise di raccontare, nel suo programma radio, la leggenda repubblicana di Illia.

“Arrivò alla presidenza nel 1963, lo stesso anno in cui il mondo era commosso dall’assassinio di John Fitzgerald Kennedy e piangeva la morte del Papa Buono, Giovanni XXIII. Forse non fu per caso.

Lo stesso giorno che morì Giovanni XXIII nacque Illia come il Presidente buono. Oggi, tutti, lo mettono sull’altare della democrazia.

Alcune cifre ci permettono di dimensionare quello che fu il suo governo:

Il PBL nel 1964 era cresciuto del 10,3 % e, nel 1965, del 9,1 %.“ Tasse cinesi”, si direbbe ora. Nei due anni precedenti, comunque, il Paese non era cresciuto, i numeri erano negativi. Quell’anno la disoccupazione era del 6,1 %.

Assunse con 23 milioni di dollari di riserva nel Banco Central e quando fu deposto ce n’erano 363 milioni.

Pero – dice Leuco - voglio essere il più rigoroso possibile con la storia. Argentina non era proprio un paradiso. Il governo aveva una grande debolezza all’origine. Aveva assunto quel 12 ottobre 1963 con solo il 25,2 % dei voti e con il peronismo proscritto. Il “voto bianco” aveva sfiorato il 20 % per cui il radicalismo non aveva la maggioranza in Parlamento.

Non si può neanche dimenticare il piano di lotta che il “Lupo” Vandor, insieme ai sindacati peronisti, piano che fecero per indebolirlo senza nessuna pietà.

Ovviamente il governo aveva commesso errori, come tutti del resto, ma la verità è che Illia fu abbattuto per i suoi successi anziché per i suoi errori. Per la sua onorabilità, per l’autonomia dinnanzi ai potenti di tutti i tipi.

Ebbe il coraggio di mettere il bisturi nei due negozi che, incluso oggi, hanno il fatturato più grande del pianeta: le medicine e il petrolio.

Non gli e mai stata perdonata tanta indipendenza. Perciò gli fecero la croce sopra e puntarono i cannoni verso di lui.

Ecco perchè fu abbattuto dai militari fascisti, come Onganía, che difendevano gli interessi economici dei gruppi monopolistici stranieri – afferma Leuco.

Illia affermò chiaramente: <<Mi hanno cacciato via dai 20 isolati che circondano il Palazzo del Governo>> (NDR: In chiaro riferimento alla City Porteña).

Mai più un presidente andò a prendere la metropolitana o un caffè in un “bar”.

Mai più un presidente ha fatto quello che fece lui con i fondi riservati.

Nacque a Pergamino ma s’innamoro di Cruz del Eje dove esercitò la sua vocazione di guarire le persone con la medicina e guarire la società con la politica.

Lì, conobbe González, il padre di Marito, cioè Jairo. Ascoltò gli umili e lottò per la libertà e la giustizia di tutti.

Arturo Umberto Illia ci mancherà per il resto dei nostri giorni. Perchè faceva, azionava, senza rubare. Perchè se ne andò via più povero di quanto lo era all’arrivo.

La sua casa modesta e il suo ufficio, furono doni dei suoi vicini e negli ultimi giorni della sua vita lavorava presso la panetteria di un amico.

Fu l’etica seduta sulla poltrona di Rivadavia.

E ricorda Leuco:

<< Io avevo 11 anni quando i golpisti, lo strapparono dalla Casa Rosada. Mio padre, che lo aveva votato e lo ammirava profondamente, con le mani in testa mi disse - Poveri noi, argentini. Non sappiamo ancora il dramma che ci aspetta - >>.

Aveva ragione. La tragedia ci aspettava.

Conclude poi il giornalista : << Io avevo 11 anni però ricordo ancora la sua testa bianca, la fronte in alto e la sua coscienza pulita>>.

 

Io, allora avevo 15 anni e ricordo con tristezza e vergogna un Illia invecchiato, stanco e deluso, uscendo dalla Casa Rosada con un uomo che si scagliava su di lui e gli tirava l’orecchio sinistro.  

 

Jorge Garrappa Albani

– Redazione Portale Lombardi nel Mondo–11/12/2010

jgarrappa@hotmail.com
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