You are here: Home Lombardi nel Mondo Nazioni Argentina/Uruguay Articoli Testimonianze Le donne del Risorgimento Italiano: Elena Casati
Accedi a ..
Il portale della Stampa Lombarda
un patrimonio storico e documentale
sull'Emigrazione Lombarda
In Evidenza .....

Accedi alla nuova AREA
verso EXPO 2015 ...

logoVersoExpo2015.jpg

Le donne del Risorgimento Italiano: Elena Casati

Elena Casati nacque a Como nel 1834, morì a Mantova nel 1882 , l’Associazione per la donna, in cui militavano le figlie Ada e Bice, le dedicò la scuola professionale femminile di Mantova. Figlia di Luisa Riva, convinta mazziniana, in famiglia aveva ricevuto un’educazione ispirata agli ideali della stagione rivoluzionaria

Elena Casati nacque a Como nel 1834, morì a Mantova nel 1882 , l’Associazione per la donna, in cui militavano le figlie Ada e Bice, le dedicò la scuola professionale femminile di Mantova. Figlia di Luisa Riva, convinta mazziniana, in famiglia aveva ricevuto un’educazione ispirata agli ideali della stagione rivoluzionaria.

 

Risorgimento femminile e Risorgimento nazionale, le due rivoluzioni di Elena

 

Elena Casati nacque a Como (1834 – 1882) e la sua vita, come quella di molte altre protagoniste della costruzione dello stato unitario, è un chiaro esempio di una doppia rivoluzione, quella del risorgimento nazionale e quella del risorgimento femminile, perché quando una donna, ancora oggi, deve sempre essere rivoluzionaria due volte: nell’impegno che si assume e nella vita.

 

 

 

 

Figlia di Luisa Riva, convinta mazziniana, in famiglia aveva ricevuto un’educazione ispirata agli ideali della stagione rivoluzionaria. Dal ’48 con il ritorno degli austriaci visse in esilio insieme alla madre vedova, passando dal Canton Ticino a Lione, a Zurigo e infine a Bruxelles. Grazie a questo ebbe occasione di conoscere personalmente, ancora giovanissima, i massimi esponenti del partito d’azione, da Aurelio Saffi a Maurizio Quadrio allo stesso Mazzini, che nel giorno del suo ventesimo compleanno le scrisse una lettera che la spronava a spendere la vita, nonostante tutte le difficoltà, per grandi ideali: “L’onda del mare è salsa ed amara; il labbro rifugge dal dissetarsene. Ma quando il vento soffia sovr’essa e la solleva in alto nell’atmosfera, essa ricade dolce e fecondatrice. E la vita è come l’onda del mare: si spoglia dell’amaro che la invade levandosi in alto”.

 

La volontà di autonomia, la fierezza e la militanza politica sono i tratti distintivi della sua vita. Dopo la morte della madre nel 1855, ritornò a Como presso gli zii. La convivenza, però non durò a lungo, i suoi parenti erano decisamente troppo ossequienti al potere religioso e politico per il carattere di Elena. Sebbene ancora giovane, era ormai saldamente orientata verso posizioni repubblicane e per l’indipendenza nazionale, ma era anche ormai lontana dall’adesione iniziale al cattolicesimo, e si opponeva risolutamente alle pressioni dei Riva perché volesse almeno “salvare le apparenze” compiendo le pratiche previste dalla chiesa. Così, nonostante la forte opposizione della famiglia, lasciò la casa degli zii per prendere in affitto una camera nel palazzo dove era nata e dove quindi poteva godere di qualche appoggio. Naturalmente questa scelta le procurò pettegolezzi e vere e proprie calunnie, anche perché Elena, non temendo di contravvenire a tutte le regole del tempo, stava cercando di entrare in contatto con Achille Sacchi, che aveva conosciuto nella sua casa di Zurigo all’epoca dell’esilio e di cui si era innamorata. Elena, oltre a ciò, è attivamente in contatto con Mazzini, di cui sostiene finanziariamente i progetti. Nel ’56 si reca per un periodo a Genova, dove si stava preparando il terreno ad una spedizione nell’Italia borbonica, ed entra in contatto con la rete femminile cui lo stesso Mazzini faceva affidamento: soprattutto Carlotta Benettini, che lo ospitava, e Maria Alimonda Serafini; un anno dopo vi conosce anche Jessie White, cui rimarrà legata da profonda amicizia per tutta la vita. Fallito il tentativo di Pisacane e i moti per sollevare Genova e Livorno, Elena torna a Como, sempre in contatto con la rete mazziniana, ricevendo e divulgando il cifrario in uso per la corrispondenza con il Maestro.

 

Nel ’58 al momento del matrimonio con Achille Sacchi fu necessario un intervento dello stesso Mazzini per convincere Elena ad accettare il rito cattolico, in nome del rispetto per le tradizioni religiose storicamente date. In seguito alla nascita dei figli, non volle battezzarli, poiché si sentiva portatrice di convinzioni che non potevano riconoscersi nelle forme religiose egemoni. Tra i due coniugi si consolidò quell’unione profonda, sul piano sentimentale e politico-ideale, che portava Mazzini a parlare dei Sacchi come ad una sola persona: “Scrivo a voi per Achille, due corpi e un’anima’”. Elena e Achille furono al centro dei preparativi per le azioni garibaldine seguite alla seconda guerra d’indipendenza; Elena dopo l’impresa dei Mille è attiva nel tentativo di conciliare i progetti di Mazzini e di Garibaldi, l’uno rivolto alla liberazione del Veneto, l’altro indirizzato alla “conquista” di Roma; lavora così per la Società Emancipatrice che nasce dall’unione dei comitati di provvedimento sorti a partire dalla spedizione garibaldina.Nell’estate del ’61 nasce a Genova il Comitato femminile per il fondo sacro per Roma e Venezia, un’organizzazione femminile parallela a quella maschile con gli stessi obiettivi politici, dotato quindi di una sua autonomia di funzionamento. Nello spirito della dottrina mazziniana, infatti, la separatezza di genere tra strutture associative era intesa in chiave funzionale, cioè non definitiva: come luogo di esercizio delle capacità femminili, mezzo di sostegno reciproco nell’azione pubblica, simbolo e quindi stimolo alla mobilitazione femminile. Deluse tutte le attese, quando con la terza guerra d’indipendenza il Veneto viene ceduto all’Italia, i Sacchi si trasferiscono definitivamente a Mantova. Già madre di cinque figli, Elena viene allora coinvolta nel nuovo progetto mazziniano dell’Alleanza Repubblicana, sorta dopo la rottura definitiva con la monarchia per un’ azione autonoma dei repubblicani in vista del raggiungimento dell’unità. Ma ormai anche per lei si trattava di riorientare la propria iniziativa, e un suo ritorno sulla scena pubblica si avrà solo con la mobilitazione emancipazionista per l’abolizione della prostituzione di stato.

Morì a Mantova per un’improvvisa polmonite e l’Associazione per la donna, in cui militavano le figlie Ada e Bice, le dedicò la scuola professionale femminile di Mantova.

 

Fonte: veronainblog.it - by Cinzia Inguanta

Document Actions
Share |
Editoriale

Filitalia: al via il tesseramento con la Lombardia in prima fila

In occasione del primo Consiglio Direttivo del distretto italiano della fondazione filantropica statunitense, il Presidente Daniele Marconcini ha aperto la campagna adesioni e la costituzione delle sedi territoriali.continua>>
Tutti gli Editoriali