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5 Cose che ho imparato in Argentina e chi mi hanno cambiata per sempre

Forse sono più di 5 a dire il vero: in questo meraviglioso paese in cui ho deciso di vivere da 10 anni e che mi ha adottata amorevolmente, sono cresciuta moltissimo e anche se la crescita è un lavoro interiore, non c’è che dire, l’ambiente circostante ha la sua importanza.

Forse scegliamo l’ambiente circostante proprio per poterlo fare il lavoro su noi stessi, chi lo sa…Per me è stato così credo, e a pochi giorni dal 10 anniversario della mia vita in Argentina ho deciso di condividere quali sono le cose più eclatanti, quelle differenze notevoli rispetto al mio paese di origine che ho imparato e che mi hanno cambiata.

Alcune di queste cose inizialmente sono state difficili da comprendere,  come succede sempre quando ci catapultiamo in una realtà completamente diversa: o viviamo lamentandoci perché non si trova la pasta De Cecco e il parmigiano reggiano, e per tutte le cose che non si trovano, o tutte le cose che si fanno in maniera diversa (ovviamente non parlo solo di cucina), oppure ne approfittiamo per imparare qualcosa di diverso, e così crescere.

Tutte le cose nella vita hanno un aspetto positivo e uno negativo, un Yin e un Yang, le due facce della stessa medaglia insomma, e la differenza la facciamo noi: tutto dipende da cosa decidiamo di vedere e da come decidiamo di qualificarlo. Questo vale per le cose che ho imparato in Argentina: agli inizi vedevo il lato negativo, ma poi ne ho tratto grandi insegnamenti.

Ecco allora le 5 cose più importanti che ho imparato in Argentina e che mi hanno cambiato la vita:

Meglio fatto che perfetto

In Italia siamo abituati al perfezionismo. Innanzitutto siamo abituati a un livello di  qualità che, come quella degli altri paesi del cosiddetto primo mondo, è superiore a quella dei paesi in via di sviluppo. Vale per tutte le cose: i vestiti, i mobili, il cibo, la manodopera. In generale qui non c’è molta attenzione al dettaglio e se nella capitale questo si nota meno, ma comunque si nota, quando si decide di andare a vivere in una valle tipo Heidi (o era una montagna?) questo diventa incredibilmente palese.

Di esempi ne avrei a centinaia, me ne viene in mente uno che ha a che fare con cibo. Quando mi sono trasferita nel posto in cui vivo adesso, andavamo a fare colazione in un posto molto carino. I cornetti un giorno erano crudi, un giorno erano bruciati, qualche giorno avevi le due opzioni: crudi e bruciati. Cotti normali no? No, impossibile, era una cosa rara che succedeva sporadicamente. La risposta quando glielo chiesi fu che a qualcuno piacciono più crudi e qualcuno un po’ più bruciati. Io ovviamente inorridii di fronte ai cornetti bruciati: non parlo di bruciacchiati, molto cotti, parlo di bruciati, una cosa che in Italia sarebbe impossibile vendere.

Ok, forse ho preso un esempio estremo, ma sai che c’è? Va bene così: perché alla fine è sempre meglio farli i cornetti e farli bruciati, prima o poi usciranno “perfetti”. Ma è sempre meglio farli piuttosto che aspettare di fare 150 corsi di pasticceria, avere il titolo di pasticcere dell’anno, prima di lanciarsi.

Quanto è meraviglioso fare e rendersi conto che non tutto deve essere perfetto, ed è meraviglioso così!

Meno è più

Ancora una volta si tratta di una differenza da primo mondo versus paesi in via di sviluppo. Tipo “Non so cosa fare oggi da mangiare” e avere il frigo e la dispensa traboccanti. Questo succede spesso nel primo mondo, dove poi inevitabilmente butti qualcosa perché è andato a male o è scaduto.

In Argentina, con le dovute eccezioni, gli sprechi si riducono il più possibile. Penso che le varie crisi economiche abbiano abituato gli argentini a prestare maggiore attenzione a quello che si compra, ad essere meno consumisti. Nel mio caso personale, è una scelta consapevole: avere il minimo indispensabile per stare bene. Che non vuol dire avere due pantaloni, due gonne e 5 magliette. Non sono arrivata ancora a questo livello di austerità, ma vuol dire comprare con consapevolezza e coscienza: mi servono 75 scarpe di colori diversi abbinati alle 75 borse? No, non mi servono, mi serve molto di più un viaggio al Machu Picchu

Se lo puoi sognare lo puoi realizzare

La cosa che ammiro di più di questo popolo è quanto sono in gamba! No, non tutti i 40 milioni sono in gamba, e c’è anche un bell’esercito di “vagos” (gente che non ha molta voglia di lavorare, per così dire) ma quelli che sono in gamba  lo sono più di quanto si possa immaginare.

Tante volte in Italia sento dire o leggo “No, non posso andare a questo evento, è a Milano e io abito a Roma”. Non è il caso di generalizzare, certo, e so che anche in Italia chi vuole trova i mezzi e chi non vuole cerca scuse, questa è una caratteristica umana che non ha nazionalità. Ma è anche vero che in Argentina ci sono persone che fanno migliaia di chilometri anche tutti i mesi per realizzare i propri sogni. Come la mia insegnante di danza del ventre che per 5 anni una volta a mese da Cordoba è andata a Buenos Aires a formarsi con il famoso Amir Thaleb, e ora è una delle più rinomate insegnanti di danza del ventre della zona.

O come la mia insegnante di danze indiane, che attraversa le Ande per andare in Cile a fare un seminario di danza classica indiana con un’insegnante che viene dall’India.

E perché no, come mio marito, che passati i 40 anni si è rimesso a studiare all’università. Davvero pensi che la tua età, la tua location, il tuo titolo, siano un ostacolo?

 

(Quasi) tutto quello che è rotto si può aggiustare

Qui c’è un modo di dire “atado con alambre” che vuol dire letteralmente “legato con fil di ferro” e che si riferisce a un modo un po’ precario e provvisorio di sistemare le cose. Ma anche questa è un’arte, e anche questa è una cosa che ho imparato: se è rotto, prova prima ad aggiustarlo, invece di buttarlo.

E poiché nella valle di Heidi non è che abbondino i tecnici specializzati in aggiustare le cose, qui ognuno impara ad arrangiarsi come può, e il bello è che così impara. Abbiamo imparato ad aggiustare rubinetti, frullatori, a costruire pareti di mattoni a vista, e chi più ne ha più ne metta.

Ovviamente, con un po’ di immaginazione, questa frase è una metafora…

Relax, nothing is under control

Questa da sola vale per 5, perché quando impari a prendere la vita così, tutto il resto diventa facilissimo! Diciamo che sono ancora in fase di apprendistato, ma se ci fosse un metodo per misurare lo stress, potremmo dire che il mio livello 10 anni fa era di qualche miliardo, e ora sono a qualche decina nella scala dello stressometro.

Quando arrivi in Argentina, soprattutto se arrivi da Milano, dove sembra che siano tutti di fretta come se stesse per finire il mondo e dovessero correre chissà dove, ti sembra di essere entrato in un’altra dimensione temporale. Anche a Buenos Aires, che è acceleratissima, la prima volta che vai al supermercato ti viene voglia di metterti alla cassa e fartelo tu il conto, perché la cassiera fa con calma, batte un prezzo e intanto ti mette il prodotto nella busta, e così per 20-30 prodotti, uno alla volta in un tempo che sembra interminabile.

Poi quando lasci Buenos Aires per Cordoba, patria nazionale della siesta, ti saluto! Portati direttamente tavolino e carte da gioco quando vai al supermercato, o l’uncinetto e tranquillamente puoi farti un cappotto!

Ma poi capisci che non serve a niente andare di fretta, perché tanto non abbiamo il controllo su niente, allora tanto vale rilassarsi!

Allora dico: Grazie Argentina!

Mary Tomasso

Assistente virtuale

Fonte: http://cambialavorocambiavita.com

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