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Sulle tracce dell’anarchismo in Argentina

Tra gli anni 2012 e 2013, cellule anarchiche, bruciarono centinaia di macchine di lusso in diversi quartieri della Città di Buenos Aires, Capitale dello Stato. Misero pure bombe caserecce nel Palazzo della Giustizia ed il Servizio Penitenziario Federale. L’anno scorso si aggiudicarono diversi attacchi come quello alla Mutua dei Carabinieri. Anche Santiago Maldonado, il giovane morto affogato quando fuggiva dalla repressione dei carabinieri ai Mapuches nel sud del Paese, è stato rivendicato come anarchico da questi gruppi

di Giorgio Alberto Garrappa Albani

 

 

 

 

Per capire questo fenomeno bisognerebbe fare un po’ di storia.

In primis, Errico Malatesta, nacque il 14 Dicembre 1853 a Santa Maria Maggiore (oggi Santa Maria Capua Vetere), vicino a Napoli. Il padre Federico, con la moglie Lazzarina Rastoin, possedeva una prosperosa conceria. ​

Studiò presso la "Scuola Pia" e poi frequentò l’Università di Napoli durante tre anni, senza laurearsi in medicina.

All’età giovanile abbracciò gli ideali repubblicani di Giuseppe Mazzini. ll 25 marzo 1868 venne ritenuto dalla polizia napoletana a causa di una lettera di carattere sovversivo contro Vittorio Emanuele II. Il 19 marzo 1870, allora diciasettenne, subì la prima di una lunga serie di arresti dopo un ammutinamento organizzato da un circolo studentesco repubblicano dell’Università di Napoli.

Nel 1871, dopo la Comuna di Parigi, abbandonò le idee repubblicane, diventò anarchico e si iscrisse alla federazione napoletana dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori.

Nel 1872 si trasferì in Svizzera per partecipare al Congresso internazionale di Saint-Imier dove conosce Mijaíl Bakunin, il suo maestro.

Dopo il congresso iniziò un periodo di intensa attività sovversiva. Nel 1873 fu arrestato a Bologna e nel 1874 partecipò con un piccolo gruppo ad un fallito tentativo di insurrezione a Castel del Monte, venendo, in seguito a ciò, arrestato poco dopo nei pressi di Pesaro. Il 19 ottobre 1875 Malatesta fu iniziato in massoneria a Napoli e tentò di diffondere tra i suoi membri l'ideale socialista. Il suo rapporto con la massoneria fu piuttosto tormentato, e si interruppe definitivamente il 18 marzo 1876.

Malatesta si coinvolse in agitazioni sociali anche fuori dall’Italia con gruppi anarchici dei vari paesi di Europa: Svizzera, Spagna, Egitto, Romania, Francia, Belgio ed Inghilterra, tra l’altro.

Nel marzo 1885, per evitare la persecuzione, decise esiliarsi all’estero. Di preciso in Argentina.

Si stabilì a Buenos Aires, dove entrò in contatto col Circolo Comunista Anarchico e riprese la pubblicazione - in lingua italiana - de La Questione Sociale. Nel 1886 tentò l'esperienza, rivelatasi poi disastrosa, di cercatore d'oro in Patagonia. Nel 1887 contribuì alla nascita del primo sindacato argentino, quello dei fornai, del quale redasse personalmente lo statuto.

Nel 1888 ricevette l'accusa - rilevatasi poi infondata - di falsificare monete. Decise quindi di partire e, dopo un brevissimo soggiorno a Montevideo, fece ritorno in Europa nel 1889.

Il 1° maggio 1909, Simon Radowitzky – un immigrante ebreo ucraino - partecipò in una delle due grandi manifestazioni sindacali. La FORA (Federazione Operaia della Repubblica Argentina), anarchica, convocò ad un meeting in Piazza Lorea, dove si riunivano gli anarchici dal 1890 per ricordare i Martiri di Chicago.

Agli ordini del colonello Ramon Lorenzo Falcon, la polizia represse con la fanteria e la cavalleria quella manifestazione. Il bilancio non poté essere più drammatico: 8 morti ed 40 feriti.

In seguito, Falcon ordinò la chiusura di tutti i locali di quell’affiliazione e mando arrestare 16 dei loro capi durante la settimana seguente, detta la Settimana Rossa per la durezza della persecuzione.

Il movimento operaio rispose con uno sciopero generale, a cui si aggiunse il Partito Socialista, e chiese la rinuncia di Falcon. Il 4 maggio - benché si mobilitarono oltre 80.000 persone - la repressione e le divisioni interne fermarono lo sciopero.

Il 14 novembre, Simon Radowitzky preparò un ordigno esplosivo casereccio e lo lanciò dentro dell’automobile che trasportava a Falcon. La esplosione feri a morte al colonello ed al suo segretario privato, Alberto Lartigau. Morirebbero entrambi, il primo alle 2 di pomeriggio ed il secondo al tramonto.

Perseguitato e accerchiato dalle forze di sicurezza, Radowitzky tentò di suicidarsi sparandosi al petto con una rivoltella che portava addosso, ma fallì.

Nel 1911, a solo 18 anni d’età, Simon Radowitsky fu condannato alla pena di morte ma –per essere minorenne- gli fu commutata in ergastolo, prima nella Penitenziaria Nazionale e poi nel Presidio della fine del Mondo ad Ushuaia.

Dopo qualche tentativo di fuga fallito e non, tutti seguiti invariabilmente da durissime bastonate e privazioni, il 14 aprile 1930, Irigoyen -che 14 anni prima, aveva promesso agli anarchici indultare Radowitzky- compì la sua parola, gli concesse l’indulto ma lo condannò ad andare in esilio.

Cosi partì per Montevideo e poi visse in diversi paesi europei e americani fino al 14 marzo 1956 che lo sorprese la morte in Città del Messico.

Fino qua la storia dell’anarchismo però, quando si credeva che questo movimento era parte di un passato romantico dicianoventesco, appare con forze rinnovate mettendo in bilico alla società argentina, già di per sé sconvolta da solite mobilitazioni sociali, sindacali e politiche di tutto tipo. Per lo più abbastanza violente.

A pochi giorni del vertice del G-20, l’Argentina si è vista ancora sorpresa dai nuovi attentati anarchici.

Gli ultimi loro bersagli sono stati la residenza del Giudice Federale, Claudio Bonadio, e il mausoleo di Ramon Falcon -nel centenario di quel magnicidio- al Cimitero della Recoleta. Tutti e due per fortuna falliti.

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