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Le campane artigianali di Bellini

San Carlos Centro 08 agosto 2018 – Nella località distante 45 chilometri dal capoluogo della Provincia di Santa Fe, si trova l’unica fabbrica artigianale di campane musicali di bronzo del Sudamerica che si vendono in Argentina, Uruguay, Paraguay e Bolivia tra l’altro.

di Giorgio Garrappa Albani

 

Dalla ricerca ho appreso che la fonderia Bellini nacque nell'anno 1892, quasi per caso. Infatti, mentre i contadini di San Carlos Centro facevano l'aratura della terra per la prossima semina, il meccanico Giovanni Battista Bellini ci pensava a mantenere le macchine a vapore nelle migliori condizioni per la raccolta del grano.

Nel frattempo, Don Ferreri -prete del paese- chiese l'aiuto della popolazione per alzare la nuova chiesa di San Carlo Borromeo e sostituire la vecchia cappella, già molto precaria. Certo, non poteva mancare il campanile con le solite campane.

In Italia, i campanili risalgono al V secolo ad uso non solo dalle chiese per richiamare le adunate dei fedeli cristiani ma anche dall'autorità dei diversi paesi per allertare i loro cittadini su qualche pericolo imminente.

Più in avanti, vennero aggiunti a queste torri, degli orologi meccanici che segnavano il passare delle ore con i rintocchi delle campane.

Un italiano, di cognome Strigotti, si offrì per fabbricare quella prima campana che però, quando il battaglio colpì per la prima volta la “gonna”, il metallo scoppiò.

Visto l'insuccesso, venne richiesto all'officina meccanica di Bellini di fare quella campana.

 

Giovanni Battista accettò ben volentieri la sfida ed applicando la tecnica alla “cera persa” fece quella campana che continua a suonare ancora oggi. Ecco come Bellini scoprì il suo vero mestiere.

Dalla ricerca sorge che Giovanni Battista Bellini era nato in Piemonte nel 1855. Dal matrimonio con Vittoria Toselli ebbe a Giovanni (1884) sposato con Lucia Gerbando; Mario (1885) sposato con Agostina Adelaida Serra; e Michele sposato con Teresa Battisti.

Michele e Teresa Battisti ebbero due figli: Giovanni e Michele, mentre dal matrimonio di Giovanni e Lucia Gerbando nascono Luigi Mario (1917) e Giovanni (1924).

Oggi, la fonderia di Giovanni Battista è gestita da Michele e Giovanni, figli di Luigi Bellini, quarta generazione di fonditori che fanno tra 20 e 30 campane l’anno dalla più piccola, di 35 chili, fino a quelle più grossa di circa 2 tonnellate.

La tecnica, fa per prima in creta il “maschio” o “nocciolo” cotto a forno, poi sul “maschio”, si costruisce una finta campana identica a quella definitiva, ma destinata unicamente a fornire lo stampo per il bronzo fuso. Su di essa, in cera, vengono realizzate delle iscrizioni e figure. Il tutto viene racchiuso da una nuova struttura in creta, detta “camicia”, le cui pareti interne saranno determinate dalla “finta campana” contro cui aderisce e recheranno le forme incavate degli ornamenti in cera, che sono a rilievo. Per impedire che le due masse di creta si attacchino, il “maschio” viene cosparso di sego. Si procede quindi alla cottura della creta che provoca anche lo sciogli­mento della cera. Dopodiché gli operai rompono la finta campana e così ottengono la camera d'aria tra il “maschio” e la “camicia”. Dentro di essa verrà colato il bronzo fuso, che riempirà tutti gli interstizi.

Dopo una settimana, lo stampo si rompe e la campana viene lucidata con una miscela di mattoni a terra e acqua. La sfumatura argentata della campana appena finita si deve alla presenza dello stagno. Invece la sfumatura dorata viene fuori con gli anni, lo stagno man mano si rovina, rimane di una tonalità bronzo o rame.

Il diametro delle campane può variare da 30 cm ai 2 metri. La più grande fatta dalla fonderia Bellini si trova a San Justo, provincia di Buenos Aires. Misura 1,43 metri e pesa 1.700 chili.

 

La fonderia è molto ampia e all'interno ha dei trattori e carri, perché il padrone, Michele Bellini, lavora pure la terra come produttore agricola.

In passato erano in tante le fonderie di Argentina, la maggioranza in centro a Buenos Aires, però a metà del XX Secolo scomparirono quasi tutte.

“Credo che la nostra ditta ancora c’è –dice Luigi in un'intervista a sito Region Litoral- perché siamo in un piccolo paese ed è più facile mantenere le tradizioni”.

Il mercato si muove specialmente dentro della collettività cattolica e cristiana anche se ora non c'è tanta domanda. A parte questo teniamo conto che è un prodotto che può durare oltre i 500 anni.

Per Luigi, la campana continua ad essere in quelle zone più isolate, la voce di Dio che chiama al tempio, suono che fu scomparendo nelle mega città per l'inquinamento sonoro.

L'epoca d’oro della fonderia fu quella della decade del ‘50, dopo la morte di Eva Peron. Il Generale Juan Domingo Peron gli chiese una campana di 5 tonnellate per ricordare Evita.

Dovuto all'urgenza della richiesta la Fonderia Bellini solo riuscì a consegnarne una di 1.200 chili. Quella campana oggi si trova in un palazzo vicino al Cabildo alla Capitale dello Stato.

Pure la Chiesa del Sacro Cuore, a San Justo, conta con una campana Bellini di 1.800 chili ma non solo, anche all’estero ci sono. Le chiese di Aregua e La Pietà in Paraguay e la chiesa della Santa Cruz della Sierra, in Bolivia, hanno le campane della fonderia santafesina.

Benché la situazione economica del Paese e in bilico, per la famiglia Bellini si tratta di una tradizione che ama e non c’ha dubbio a continuare avanti e trasferire alle prossime generazioni loro sapere e tecnica che garantisca la permanenza nel tempo.

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